Storie di (anti)mafia
Storie di (anti)mafia
Eventi e cultura

Lo spettacolo "Storie di (anti)mafia" in scena per gli studenti del "C. Troya" e del "Carafa"

Seconda e terza tappa il 21 e 22 febbraio

Lo spettacolo itinerante "Storie di (anti)mafia", tratto dal testo "L'Invettiva" di Michele Palumbo, dopo la rappresentazione del 5 febbraio presso l'auditorium del Liceo Scientifico "R. Nuzzi", registrerà, come seconda e terza tappa, il 21 e 22 febbraio p. v., il Liceo "C. Troya" e L'ITES-LES "E. Carafa". Anche agli studenti di queste scuole sarà offerta la possibilità di conoscere e seguire la storia della mafia: le origini, che affondano le radici in epoche remote fino a sfumare nella leggenda; le trasformazioni che essa subisce nel corso degli anni; le implicazioni di carattere socio-economico; gli addentellati con il potere politico; le collusioni con i servizi segreti e con le forze dell'ordine; la catena di stragi che falcidiano la vita di persone innocenti e di magistrati impegnati nel contrasto all'organizzazione malavitosa; l'imperante mentalità mafiosa che induce chi sa a tacere.

I contenuti dell'opera vengono veicolati e filtrati attraverso la focalizzazione di tre figure-chiave. La prima è quella di Pippo Fava, il coraggioso e carismatico giornalista fondatore della rivista mensile "I Siciliani", che nell'articolo I quattro cavalieri dell'apocalisse mafiosa conduce l'inchiesta-denuncia sulle attività illecite di quattro imprenditori catanesi e di altri discutibili personaggi, come Michele Sindona, da lui collegati, senza giri di parole, al clan del boss Nitto Santapaolo. Il secondo personaggio si identifica con la diciassettenne Rita Atria, nata e cresciuta in una famiglia mafiosa di Partanna, che, dopo la tragica morte del padre, capo della locale cosca, e del fratello, uccisi in un agguato da esponenti del clan nemico, decide di affidarsi alla magistratura, nello specifico a Paolo Borsellino, diventato suo confidente e quasi padre, per ottenere giustizia compiendo un radicale percorso di auto-esame di coscienza. Nel trittico si colloca anche Peppino Impastato, il quale porta avanti un'attività politico-culturale imperniata sulla lotta alle operazioni criminali di stampo mafioso. Utilizzando il canale di Radio Aut, radio libera e autofinanziata, denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, (definito sarcasticamente «Tano Seduto»), che svolge un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga grazie al controllo dell'aeroporto di Punta Raisi.

Rispetto a L'Invettiva, la sceneggiatura di Storie di (Anti)mafia si connota per alcune specificità teatrali, attribuibili all'intervento del regista Antonio Memeo e di Raffaella Ardito, quali l'aggiunta della colonna sonora; la sintesi di alcune parti dedicate all'analisi del fenomeno mafioso; l'inserimento del personaggio di Peppino Impastato; l'esaltazione degli effetti scenici e dell'abilità recitativa del duo Antonio Memeo/Domenico Tacchio e dell'attrice Agata Paradiso. L'iter dello spettacolo, promosso dal Centro don Bosco, i Serionimi e Libera, non si è concluso: l'esperienza di teatro itinerante continua, consentendo ad un pubblico vasto di preadolescenti ed adolescenti non solo di individuare le cellule cancerogene del tessuto sociale nel nostro Paese per combatterle, ma anche di conoscere la personalità sfaccettata di un concittadino andriese, la cui azione è stata costantemente e profondamente ispirata all'impegno sociale e al consolidamento, nella pratica quotidiana, dei principi di libertà, democrazia e giustizia, dovunque abbia operato.

Il ringraziamento degli organizzatori va ai dirigenti F. Attimonelli e V. Amatulli, nonché ai docenti Soricelli, don Francesco Di Corato e Mezzina.
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