Don Riccardo Agresti ricorda Guglielmo Minervini
Don Riccardo Agresti ricorda Guglielmo Minervini
Attualità

Don Riccardo Agresti ricorda Guglielmo Minervini: "Un uomo che si è nutrito della Parola di Dio"

"Continua a vivere il suo carisma attraverso sua moglie Maria, i figli, gli associati e tante persone che non fanno rumore"

Anche Don Riccardo Agresti, tra i relatori della cerimonia svoltasi in Regione ha voluto ricordare Guglielmo Minervini. Ecco il suo intervento, nel quale ha voluto ringraziare l'aiuto ed il sostegno dell'Associazione "Guglielmo Minervini" al progetto diocesano "Senza Sbarre".


«Amici, ci ritroviamo oggi per ricordare un uomo che ha servito questa terra.
Anch'io desidero portare il mio saluto al Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, Dott. Tony Mattarelli, al Presidente della Regione Puglia, Dott. Antonio De Caro, ai consiglieri regionali e a tutte le Autorità civili, militari e religiose presenti.
È stata per me una vera sorpresa e un onore ricevere l'invito di Maria Turtur, Presidente dell'Associazione "Guglielmo Minervini", a farmi voce che racconta il lavoro compiuto in questi dieci anni di assenza fisica del nostro amato Guglielmo.
Ho vissuto di riflesso gli anni in cui lui ha lasciato un'impronta profonda: prima come Sindaco di Molfetta, poi come Assessore regionale. Con lungimiranza e spirito profetico ha sempre rivolto il suo sguardo ai giovani, alle fragilità e ai poveri. Guglielmo Minervini è morto lasciando la famiglia nella povertà. Non si è arricchito con la politica. Per lui la politica è stata servizio. È stato lo strumento per mettersi dalla parte degli altri.
Oggi non ricordiamo solo una persona che non c'è più. Ricordiamo un uomo che si è nutrito della Parola di Dio e continua a vivere il suo carisma attraverso sua moglie Maria, i figli, gli associati e tante persone che non fanno rumore ma incarnano gli esempi di vita di Guglielmo.
Gli associati e i giovani sono i veri protagonisti di innumerevoli iniziative per stare sempre dalla parte di chi non ha voce.
L'umiltà e la determinazione di Maria hanno permesso anche a noi della Comunità "Senza Sbarre" di cogliere il vento dello Spirito Santo.
In questi anni questo vento ci ha dato coraggio, sostegno, aiuto e condivisione per realizzare un sogno semplice ma rivoluzionario che nessuno dei poveri possa e debba rimanere indietro.
E qui arrivo al cuore del nostro impegno con l'Associazione "Guglielmo Minervini".
In quest'aula si decide il futuro. Io vi parlerò di chi il futuro non ce l'ha: i detenuti.
Il mondo del carcere è complesso e, così come è strutturato oggi, è inefficace.
Guglielmo ha difeso la dignità dell'uomo e soprattutto coloro che vivono dietro le sbarre.
Una società è davvero grande quando si misura da come tratta gli ultimi.
Mi permetto di ricordare in questa sede prestigiosa al servizio dei cittadini, ciò che facciamo in masseria con l'aiuto e il sostegno dell'Associazione "Guglielmo Minervini".
Diciamo con chiarezza: il carcere è ancora oggi un'istituzione prevalentemente punitiva e non rieducativa.
Le carceri, storiche e moderne, non raggiungono l'obiettivo di abbassare il tasso di criminalità. Anzi: aumentano la recidiva. Fabbricano delinquenti, in virtù del tipo di esistenza che i detenuti vi conducono.
Allora mi pongo una domanda: perché giustificare l'esistenza del carcere, quando i risultati sono anticostituzionali? Noi stessi, con il nostro atteggiamento di INDIFFERENZA, incentiviamo questa istituzione.
Purtroppo questa assenza di critica è presente spesso anche tra i cristiani.
Qual è la risposta cristiana? Davanti alla realtà terribile del carcere, noi cristiani dovremmo chiederci: cosa è giusto fare con chi ha sbagliato?
La ricetta che con l'Associazione "Guglielmo Minervini" cerchiamo di mettere in pratica ogni giorno in carcere, è una sola: la GIUSTIZIA RISANATRICE.
La sua funzione non è la punizione del colpevole, ma la salvezza del colpevole. Questa è misericordia, perdono, solidarietà.
Cosa ci dice la Bibbia? Dio non reagisce solo con la punizione, ma protegge il colpevole. Dopo l'assassinio di Abele a Caino, Dio dà un segno di protezione contro la VENDETTA.
Nel Nuovo TESTAMENTO la giustizia ricade tutta sotto il principio dell'AMORE.
Come cristiani ci sentiamo più vicini a questa idea di giustizia: giustizia come PERDONO, MISERICORDIA, SALVEZZA del colpevole, perché è questo che Dio ci propone.
Non sentire la voce di Dio, in questo tempo di confusione, significa invece GIUSTIFICARE l'ISTITUZIONE carceraria così com'è.
Il modello che proponiamo: RICONCILIAZIONE.
L'idea di giustizia promessa da Dio è chiara: Dio non punisce e basta. Educa, cura, parla con amore a chi ha sbagliato. Da lì inizia il DIALOGO.
Pensiamo a San Paolo: gli viene chiesto di riconciliarsi con i fratelli e con le vittime, Dio non ci schiaccia davanti ai nostri errori. CI CHIAMA ALLA CONVERSIONE.
Il modello penale che stiamo portando avanti in Masseria è basato su questo: Rieducazione, riconciliazione, anziché punizione.
Dio sta sempre dalla parte dell'uomo, anche quando cade nel peccato e nell'errore.
Un'istituzione che si fonda solo sulla vendetta è contraria alla misericordia di Cristo.
Stiamo cercando di passare dalla GIUSTIZIA retributiva e vendicativa alla GIUSTIZIA rieducativa e RICONCILIATIVA. Il condannato va corretto e rieducato.
Non dobbiamo aspettare di diventare tutti santi per cambiare il carcere. Lo STATO e la nostra Regione Puglia devono dare il buon esempio. Devono occuparsi davvero della riconciliazione di chi sbaglia.
Questa è la nuova idea di giustizia che noi cristiani siamo chiamati ad annunciare.
MAI PIÙ UNA GIUSTIZIA PUNITIVA - RETRIBUTIVA, ma una giustizia che parli il linguaggio dell'AMORE con chi ha sbagliato.
È importante la GIUSTIZIA RISTORATIVA, non è "NON PUNIRE". È RIPARARE. Mettere al centro: vittima, autore del reato, comunità.
L'obiettivo è abbassare la recidiva e ricucire il tessuto sociale.
L'articolo 27 della Costituzione lo dice: "Le pene devono tendere alla RIEDUCAZIONE".
Grazie a Guglielmo Minervini per averci testimoniato questo: stare dalla parte dei poveri e dei dimenticati, fino ad arrivare a chiedere perdono anche a chi è vittima del reato.
Grazie Maria per averci dato questa occasione di riflessione sul mondo del carcere e dei poveri e per chiamarci a metterci al loro servizio».
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