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Commento

Sicurezza: il SIAP Puglia al fianco dei colleghi impegnati nell'ordine pubblico in Val Susa

"Trasformare un poliziotto in un bersaglio significa colpire una persona che non esprime una posizione politica, ma garantisce sicurezza dell’intera collettività"

La Segreteria Regionale S.I.A.P. Puglia condivide e sostiene la ferma presa di posizione assunta dal S.I.A.P. Torino in seguito ai gravi episodi di violenza verificatisi in Val di Susa. Il nostro primo pensiero è rivolto alle colleghe e ai colleghi impiegati nei servizi di ordine pubblico, nuovamente esposti ad aggressioni, lanci di pietre, ordigni e oggetti contundenti mentre assolvevano il proprio dovere.
Quanto accaduto non può essere descritto come una semplice degenerazione della protesta. Il dissenso, anche quando è profondo e radicale, appartiene alla vita democratica e merita ascolto. La violenza organizzata, indirizzata consapevolmente contro le Forze dell'ordine, rappresenta invece il superamento di un limite che nessuna ragione politica o sociale può giustificare. Trasformare un poliziotto in un bersaglio significa colpire una persona che, in quel momento, non esprime una posizione politica, ma garantisce la sicurezza dell'intera collettività.
Dietro ogni casco, ogni scudo e ogni uniforme vi sono donne e uomini con le loro storie, le loro famiglie e le loro fragilità. Prima di iniziare il servizio hanno salutato i propri cari, sapendo di dover affrontare una giornata difficile, ma confidando di poter fare ritorno a casa senza ferite. Durante quelle ore hanno avvertito stanchezza, tensione e paura, continuando tuttavia a operare con disciplina, equilibrio e senso di responsabilità. Questa dimensione umana non può scomparire ogni volta che le immagini degli scontri scorrono rapidamente davanti agli occhi dell'opinione pubblica.
I colleghi schierati in Val di Susa non decidono le opere pubbliche, non determinano le scelte dei governi e non rappresentano la controparte di chi manifesta. A loro viene affidato il compito complesso di impedire che la protesta si trasformi in pericolo per le persone, per il territorio e per le stesse comunità coinvolte. Addossare agli operatori di polizia il peso di decisioni assunte altrove significa confondere deliberatamente i ruoli e scaricare la rabbia su chi non può sottrarsi alle responsabilità del servizio.
La ripetitività di tali episodi desta una preoccupazione che non può più essere affidata soltanto alle dichiarazioni successive agli scontri. Da troppo tempo assistiamo a manifestazioni nelle quali gruppi organizzati utilizzano la presenza del corteo per cercare il confronto fisico con le Forze dell'ordine. Questa realtà richiede una risposta chiara da parte della politica e delle istituzioni. Non servono parole di circostanza, ma una condanna netta, priva di ambiguità e libera da qualsiasi calcolo di convenienza.
Condannare queste aggressioni non significa limitare il diritto di manifestare. Significa, al contrario, proteggerlo da quanti tentano di sostituire il confronto con la sopraffazione. Chi esprime pacificamente le proprie ragioni non deve essere confuso con chi si presenta preparato allo scontro. Isolare le frange violente rappresenta quindi un dovere verso gli operatori e verso tutti i cittadini che intendono partecipare democraticamente alla vita pubblica. Il S.I.A.P. Puglia esprime sincera vicinanza ai colleghi rimasti feriti, ai quali rivolge l'augurio di una pronta guarigione, e a tutto il personale che continua a operare in Val di Susa con professionalità e senso dello Stato. Un pensiero particolare è rivolto alle loro famiglie, che vivono queste ore con comprensibile apprensione e attendono di poter riabbracciare i propri cari.

Al S.I.A.P. Torino, presente accanto ai colleghi e interprete delle loro legittime preoccupazioni, giunga il sostegno convinto della comunità sindacale pugliese. La distanza geografica non divide donne e uomini uniti dalla medesima uniforme, dalle stesse responsabilità e dalla comune volontà di difendere la dignità di chi serve il Paese.
A tutte le colleghe e a tutti i colleghi impegnati in Val di Susa diciamo con semplicità che non sono soli. La loro dignità, il loro sacrificio e il servizio reso alla collettività non saranno lasciati nell'indifferenza.
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