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Chi è lo Re? Attila, flagello di dio

L'incoronazione di re Giorgio

Nonostante le nostre privatissime "Spiaquinarie" avessero indicato prepotentemente nei risultati finali una nuova svolta, una voglia di cambiamento degli elettori, propendendo su alti profili istituzionali e super partes (come al solito il Direttore, il più suffragato, seguito dall'onorevole Bidello), la settimana politica nazionale, contrariamente ad ogni ragionevole aspettativa, ha riservato delle sorprese imprevedibili.

Nessuno lo avrebbe mai pronosticato, né gli osservatori più arguti né i politologi nostrani, né gli indovini né i tuttologi di Andriaspia, eppure, senza aver scommesso un solo euro, "la Nazione e non la fazione" (? cit. urlata dal Grande Elettore Nino Marmo) dopo giorni di tensione, amarezza, tradimenti, timori, spauracchi, insaccati, conferenze stampa, occupazioni di piazze, marce su Roma, golpe, golpetto, golpe bianco, briscola, tressette e matta, ha scelto re Giorgio Napolitano.

Una biografia di tutto rispetto, una carriera sempre in crescendo che si conclude con la carica più prestigiosa che uno Stato può riservare al suo primo cittadino. Dopo il settennato, la meritata pensione, il riposo tanto auspicato ed invece? Il dito non ha ancora toccato il cielo, un nuovo primato di re Giorgio, la presidenza bis, un record da eguagliare, prossimo termine di paragone per tutti quelli che in futuro vorranno misurarsi con i franchi tiratori di turno. Gli aggettivi, nel bene o nel male, si sono sprecati: sinistri che rinfacciavano il suo ignobile passato comunista di lungo corso, destrorsi emozionati che applaudivano la persona, il profilo morale ed istituzionale, la storia che il compagno Giorgio rappresentava. Un mondo carnascialesco alla rovescia nobilitato da quel sano principio che si traduce e sintetizza tutto su quell'unità di intenti: il paese è in difficoltà, non essendoci una maggioranza netta è opportuno un governo di grande coalizione. Chiamatelo come volete, governo di unità nazionale, inciucio, governo del Presidente, Governissimo, governo dei Saggi, ma nella sostanza siamo allo stesso punto di partenza di qualche mese fa con il governo tecnico.

Elezioni subito, sì, no, adesso vinciamo noi, prima riforme, nuova legge elettorale, proporzionale, maggioritaria, elezione diretta, indiretta, si vota in estate, anzi no a Natale, macché alla prossima Primavera... Manca, purtroppo, al paese un uomo forte, un dispotico, un tiranno, un barbaro nel cui acronimo del suo nome è racchiusa tutta la virilità italica necessaria per superare questo momento di confusione. Quell'eroe è Attila: A come atrocità, doppia T come terremoto e tragedia, I come ira di dio, L come «laco ti sangue» e A come adesso vengo e ti sfascio le corna!

To be continued...
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