
Territorio
Salute e vivere sano: il "Bonomo" di Andria in prima linea nell'illustrare i modelli alimentari sbagliati
Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti freschi sostiene la biodiversità del microbiota intestinale
Puglia - venerdì 10 luglio 2026
12.25 Comunicato Stampa
Dalla microbiota intestinale alla fertilità, dalle malattie cardiovascolari al diabete e all'obesità: il cibo che ammala sta compromettendo il futuro del Paese. Una pandemia silenziosa che colpisce tutte le generazioni e che impone un cambio di passo nelle politiche alimentari, riportando sulle tavole delle famiglie, nelle scuole e nelle mense i prodotti genuini della Dieta Mediterranea. Una mobilitazione nazionale, quella messa in campo da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia con la presenza dei mercati contadini in oltre 70 ospedali in contemporanea, che vede protagonista anche la Puglia con cinque strutture sanitarie coinvolte: dal Policlinico di Bari, dove prende il via l'iniziativa regionale, all'Ospedale "Lorenzo Bonomo" di Andria, all'Ospedale "Perrino" di Brindisi, all'Ospedale "Vito Fazzi" di Lecce e a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Un percorso che porta nei luoghi della cura i prodotti agricoli freschi, locali, stagionali e tracciabili di Campagna Amica, anche per contrastare quegli alimenti di cui non si conosce l'origine o che subiscono manipolazioni — come nel caso dell'olio miscelato e commercializzato come extravergine senza averne i requisiti, o del grano importato da Paesi che consentono il trattamento con glifosato in pre-raccolta, pratica vietata in Italia — fino ad arrivare ai cibi ultraformulati.
Il ruolo del microbiota intestinale nella salute umana. Secondo un'analisi della Fondazione Aletheia, il microbiota è una delle più importanti acquisizioni della ricerca degli ultimi anni: i circa 38 trilioni di microrganismi che popolano l'intestino contribuiscono alla regolazione del sistema immunitario, del metabolismo, dell'infiammazione e perfino della comunicazione tra intestino e cervello. Quando questo ecosistema viene alterato, si sviluppa una condizione di disbiosi che favorisce un'infiammazione cronica di basso grado — la cosiddetta metainfiammazione — riconosciuta come uno dei principali meccanismi biologici che precedono l'insorgenza delle malattie cardiovascolari, del diabete di tipo 2, di numerose forme tumorali e delle patologie neurodegenerative.
La scienza dimostra che l'alimentazione rappresenta il principale fattore in grado di proteggere o compromettere questo equilibrio. Secondo le ricerche della Fondazione Aletheia, infatti, una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti freschi sostiene la biodiversità del microbiota intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta, sostanze fondamentali per il corretto funzionamento della barriera intestinale e del sistema immunitario. Al contrario, il consumo abituale di alimenti ultraformulati — ricchi di additivi, emulsionanti, conservanti e dolcificanti artificiali — altera profondamente il microbiota. Una meta-analisi pubblicata sul BMJ nel 2024, condotta su quasi 10 milioni di partecipanti, ha associato l'elevato consumo di ultraprocessati a un aumento del 50% della mortalità cardiovascolare e del 40% del rischio di diabete di tipo 2, con effetti indipendenti dalla composizione nutrizionale: sono in particolare gli additivi in sé a fare danno, non solo le calorie o i macronutrienti.
Alimentazione e salute riproduttiva. I pericoli per la salute non si limitano alle malattie croniche dell'adulto. Le evidenze scientifiche confermano con crescente solidità il legame tra alimentazione e salute riproduttiva. Tre ricerche indipendenti — una meta-analisi internazionale pubblicata su Human Reproduction Update, uno studio pubblicato nel 2024 su Nutrients e una ricerca europea pubblicata su Human Reproduction Open — hanno documentato che un consumo elevato di alimenti ultraformulati è associato a una riduzione della qualità del liquido seminale nei giovani uomini, con effetti negativi sulla concentrazione e sulla motilità degli spermatozoi. Uno studio pubblicato su Human Reproduction nel 2026 ha inoltre evidenziato come il consumo abituale di junk food sia correlato a una crescita embrionale più lenta e a un minore volume del sacco vitellino nel primo trimestre di gravidanza. Anche in questi casi, l'alterazione del microbiota intestinale rappresenta uno dei principali meccanismi biologici attraverso cui una cattiva alimentazione può compromettere le possibilità di concepimento e il corretto sviluppo del nascituro.
Gli alimenti sotto osservazione. Tra i prodotti che destano maggiore preoccupazione scientifica figurano gli energy drink. L'elevato contenuto di caffeina, zuccheri e taurina può favorire dipendenza, alterazioni del sonno, tachicardia e aumento della pressione arteriosa. Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature da ricercatori della University of Rochester ha evidenziato, in modelli sperimentali animali, che la taurina può promuovere la proliferazione di alcune forme di cellule leucemiche — un dato preclinico che, pur richiedendo ulteriori studi nell'uomo, rafforza la necessità di un consumo prudente di queste bevande, soprattutto tra bambini e adolescenti. Le merendine industriali, ricche di zuccheri semplici, grassi raffinati, sale e additivi, favoriscono sovrappeso, obesità, resistenza all'insulina e alterazioni metaboliche, mentre gli snack salati aumentano il rischio di ipertensione e di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Particolare attenzione meritano le barrette energetiche industriali che, pur presentate come alimenti salutari o adatti alla pratica sportiva, possono contenere quantità elevate di zuccheri aggiunti, sciroppi e ingredienti ultraformulati — con formulazioni che comprendono spesso decine di componenti distinti, molti dei quali estranei alla tradizione della Dieta Mediterranea. Lo stesso vale per piatti pronti e prodotti precotti, spesso ricchi di conservanti, grassi di scarsa qualità, sodio e additivi, il cui consumo abituale è associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, obesità e malattie cardiovascolari.
Trasparenza, origine e frodi alimentari. A preoccupare è anche la diffusione di prodotti realizzati con materie prime di origine opaca o provenienti da sistemi produttivi che adottano pratiche non consentite in Italia. Il grano importato da Paesi che autorizzano il trattamento con glifosato in pre-raccolta — pratica vietata dalla normativa italiana — pone un problema concreto di trasparenza e di equità competitiva per gli agricoltori italiani, oltre che un problema di sicurezza e salubrità alimentare. I residui nei prodotti finali sono in genere al di sotto delle soglie regolamentari, ma il consumatore ha il diritto di sapere come è stato prodotto il cibo che acquista e soprattutto che sta mangiando prodotti con residui di glifosate. Lo stesso vale per le sofisticazioni nel settore dell'olio d'oliva, dove prodotti non conformi agli standard dell'extravergine vengono commercializzati come tali, a danno del consumatore e della filiera agricola italiana di qualità. Difendere la salute dei cittadini significa anche garantire piena trasparenza sull'origine degli alimenti, contrastare i meccanismi elusivi e sostenere il lavoro degli agricoltori italiani che producono nel rispetto delle norme più stringenti al mondo.
Il ruolo del microbiota intestinale nella salute umana. Secondo un'analisi della Fondazione Aletheia, il microbiota è una delle più importanti acquisizioni della ricerca degli ultimi anni: i circa 38 trilioni di microrganismi che popolano l'intestino contribuiscono alla regolazione del sistema immunitario, del metabolismo, dell'infiammazione e perfino della comunicazione tra intestino e cervello. Quando questo ecosistema viene alterato, si sviluppa una condizione di disbiosi che favorisce un'infiammazione cronica di basso grado — la cosiddetta metainfiammazione — riconosciuta come uno dei principali meccanismi biologici che precedono l'insorgenza delle malattie cardiovascolari, del diabete di tipo 2, di numerose forme tumorali e delle patologie neurodegenerative.
La scienza dimostra che l'alimentazione rappresenta il principale fattore in grado di proteggere o compromettere questo equilibrio. Secondo le ricerche della Fondazione Aletheia, infatti, una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti freschi sostiene la biodiversità del microbiota intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta, sostanze fondamentali per il corretto funzionamento della barriera intestinale e del sistema immunitario. Al contrario, il consumo abituale di alimenti ultraformulati — ricchi di additivi, emulsionanti, conservanti e dolcificanti artificiali — altera profondamente il microbiota. Una meta-analisi pubblicata sul BMJ nel 2024, condotta su quasi 10 milioni di partecipanti, ha associato l'elevato consumo di ultraprocessati a un aumento del 50% della mortalità cardiovascolare e del 40% del rischio di diabete di tipo 2, con effetti indipendenti dalla composizione nutrizionale: sono in particolare gli additivi in sé a fare danno, non solo le calorie o i macronutrienti.
Alimentazione e salute riproduttiva. I pericoli per la salute non si limitano alle malattie croniche dell'adulto. Le evidenze scientifiche confermano con crescente solidità il legame tra alimentazione e salute riproduttiva. Tre ricerche indipendenti — una meta-analisi internazionale pubblicata su Human Reproduction Update, uno studio pubblicato nel 2024 su Nutrients e una ricerca europea pubblicata su Human Reproduction Open — hanno documentato che un consumo elevato di alimenti ultraformulati è associato a una riduzione della qualità del liquido seminale nei giovani uomini, con effetti negativi sulla concentrazione e sulla motilità degli spermatozoi. Uno studio pubblicato su Human Reproduction nel 2026 ha inoltre evidenziato come il consumo abituale di junk food sia correlato a una crescita embrionale più lenta e a un minore volume del sacco vitellino nel primo trimestre di gravidanza. Anche in questi casi, l'alterazione del microbiota intestinale rappresenta uno dei principali meccanismi biologici attraverso cui una cattiva alimentazione può compromettere le possibilità di concepimento e il corretto sviluppo del nascituro.
Gli alimenti sotto osservazione. Tra i prodotti che destano maggiore preoccupazione scientifica figurano gli energy drink. L'elevato contenuto di caffeina, zuccheri e taurina può favorire dipendenza, alterazioni del sonno, tachicardia e aumento della pressione arteriosa. Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature da ricercatori della University of Rochester ha evidenziato, in modelli sperimentali animali, che la taurina può promuovere la proliferazione di alcune forme di cellule leucemiche — un dato preclinico che, pur richiedendo ulteriori studi nell'uomo, rafforza la necessità di un consumo prudente di queste bevande, soprattutto tra bambini e adolescenti. Le merendine industriali, ricche di zuccheri semplici, grassi raffinati, sale e additivi, favoriscono sovrappeso, obesità, resistenza all'insulina e alterazioni metaboliche, mentre gli snack salati aumentano il rischio di ipertensione e di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Particolare attenzione meritano le barrette energetiche industriali che, pur presentate come alimenti salutari o adatti alla pratica sportiva, possono contenere quantità elevate di zuccheri aggiunti, sciroppi e ingredienti ultraformulati — con formulazioni che comprendono spesso decine di componenti distinti, molti dei quali estranei alla tradizione della Dieta Mediterranea. Lo stesso vale per piatti pronti e prodotti precotti, spesso ricchi di conservanti, grassi di scarsa qualità, sodio e additivi, il cui consumo abituale è associato a un aumento del rischio di diabete di tipo 2, ipercolesterolemia, obesità e malattie cardiovascolari.
Trasparenza, origine e frodi alimentari. A preoccupare è anche la diffusione di prodotti realizzati con materie prime di origine opaca o provenienti da sistemi produttivi che adottano pratiche non consentite in Italia. Il grano importato da Paesi che autorizzano il trattamento con glifosato in pre-raccolta — pratica vietata dalla normativa italiana — pone un problema concreto di trasparenza e di equità competitiva per gli agricoltori italiani, oltre che un problema di sicurezza e salubrità alimentare. I residui nei prodotti finali sono in genere al di sotto delle soglie regolamentari, ma il consumatore ha il diritto di sapere come è stato prodotto il cibo che acquista e soprattutto che sta mangiando prodotti con residui di glifosate. Lo stesso vale per le sofisticazioni nel settore dell'olio d'oliva, dove prodotti non conformi agli standard dell'extravergine vengono commercializzati come tali, a danno del consumatore e della filiera agricola italiana di qualità. Difendere la salute dei cittadini significa anche garantire piena trasparenza sull'origine degli alimenti, contrastare i meccanismi elusivi e sostenere il lavoro degli agricoltori italiani che producono nel rispetto delle norme più stringenti al mondo.


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