Palazzo ducale
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Eventi e cultura

La siccità, la peschiera del palazzo Ducale e il miracolo della duchessa

"Un anno alla fine del cinquecento", lo storico Antonio Di Gioia ci porta alla lettura "Della vita di suor Maria Maddalena Carrafa", libro II, pp. 114 -119, Anonimo, 1625

Dallo storico locale, dottor Antonio DI Gioia, riceviamo e volentieri pubblichiamo:
"" Accadde che per una gran secca venissero a mancare in Andria, e fuori tutte le conserve, e cisterne e si ridusse la cosa a tal estremo che l'acqua si comprava a caro costo. Onde i poveri che non avevano da comprarla non restava modo che il procurarsi di quell'acqua che rimaneva dei bucati e di questa bevanda così schifa e sozza avidamente beveva la misera plebe. Era nel palazzo Ducale una peschiera assai grande, la quale in quel tempo con somma diligenza era guardata da gli ufficiali della Duchessa. Acciò in due o tre giorni non la seccassero i Cittadini assetati, con danno estremo non solo della famiglia, ma della medesima città. Perché , essendo giunte le mulina del pubblico, di la si dava bere alle bestie, così da soma come da fatica, necessarie per la panatica della città. E li pratichi auguravano che tal bisogno crescerebbe sempre più col crescer dell'estate, che allora incominciava, essendo nella metà di Maggio. Il che poi avvenne, perché non cadde goccia d'acqua dal Cielo fino a Ottobre …"".
La Duchessa Maria Carrafa (1566 – 1615), donna molto religiosa e dedita alla famiglia, era la vedova di Fabrizio II Carafa, duca di Andria e conte di Ruvo, dalle abitudini di vita piuttosto licenziose. I coniugi alternavano il loro soggiorno tra Andria e Napoli, dove vi era un palazzo di famiglia. Nella Napoli dell'alta nobiltà del tempo Don Fabrizio conobbe la bella Maria D'Avalos, sposata con Carlo Gesualdo, principe di Venosa, musicista e madrigalista. Tra i due nacque un amore travolgente, che presto fu sulla bocca di tutta Napoli e che scatenò la furia omicida di Carlo Gesualdo; il 17 ottobre 1590, sorpresi nella camera da letto della donna, i due amanti furono massacrati a colpi di archibugio e di alabarda da Don Gesualdo ed il suo factotum. Fu considerato un delitto d'onore che scosse il mondo della nobiltà del Regno.
Dopo l'omicidio del suo focoso marito, la duchessa Maria rientrò in Andria, per accudire al governo del suo Ducato e la sua vita quotidiana fu sempre più ispirata a principi religiosi e caritativi, tanto da andare in odore di santità. In questo contesto avvenne la "Maravigliosa moltiplicazione d'acqua nella sua peschiera".
Dunque, la Duchessa venuta a conoscenza che la popolazione era assetata, dopo essersi consultata con il suo padre confessore, Padre Costanzo della Compagnia di Gesù, fece gittare un bando per la Città, affinché la popolazione tutta potesse andare ad attingere acqua alla peschiera del palazzo. Prima però due persone esperte del mestiere misurarono la profondità del fondo della cisterna trovandola di 13 palmi napoletani, cioè una profondità dell'acqua di circa tre metri e mezzo.
La gente accorse in moltitudine e si prelevava acqua di giorno e anche di notte, sicché il responsabile delle molina pubbliche, paventò che di quel passo, sarebbe mancata l'acqua anche per la panificazione ""con manifesto pericolo di morirsi poi tutti non sol di sete, ma di fame, non si potendo macinare il grano"".
Prima di protestare per lo spreco di acqua, i responsabili della panificazione, all'insaputa della Duchessa, misurarono la profondità dell'acqua che era sempre di 13 palmi, il che li fece ammutolire. Si continuò pertanto ad attingere acqua dalla cisterna sempre di più: ""Non solo il rimanente di maggio, ma i seguenti mesi di Giugno, Luglio, Agosto e Settembre sempre con maggiore e maggiore calca si cavò acqua, perché in tutto quel tempo non piovve mai in quel distretto, infino a che il terzo giorno d'Ottobre essendo il cielo coperto di nuvole disse la Duchessa … oggi pioverà "". Prima che piovesse, il padre Confessore fece misurare di nuovo la profondità dell'acqua della cisterna, che era ancora di 13 palmi e tutti gridarono al miracolo.
Gli ultimi anni della vita della duchessa: dopo aver aspettato che suo figlio Antonio avesse raggiunto la maggiore età e preso moglie in modo da assicurare il governo del Ducato, la duchessa madre si ritirò in Napoli, nel Monastero della Sapienza di quella città con il nome di suor Maria Maddalena, dove morì nel 1615 in odore di santità.
Nota: la sete della Puglia è antica. Speriamo che il cambiamento climatico non peggiori la situazione e speriamo soprattutto che piova prima del tre Ottobre di quest'anno. La peschiera esiste ancora.
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