Il commosso addio del Sindaco di Andria ad Antonio, Sandro e Vincenzo
Il commosso addio del Sindaco di Andria ad Antonio, Sandro e Vincenzo
Attualità

Il commosso addio del Sindaco di Andria ad Antonio, Sandro e Vincenzo

Le parole di Giovanna Bruno in occasione del funerale dei tre ciclisti

Si riportano di seguito le parole del Sindaco pronunciate in occasione del funerale di Antonio, Sandro e Vincenzo, un momento di profonda commozione per tutta la comunità


Carissimi tutti,
il momento del commiato è sempre intriso di tristezza, di sospensione emotiva. Mai come in questa circostanza, sembrerebbe che il filo conduttore di questa assurda vicenda sia la rabbia. Proviamo tanta rabbia, ciascuno in maniera differente; ma è pur sempre rabbia.

Eppure, in questi giorni trascorsi dopo quel terribile 3 agosto, la rabbia sì è rimasta e ci accompagnerà nel tempo; ma è stata soppiantata da sentimenti nuovi, quasi inaspettati. Dai racconti, dalle storie e dalle descrizioni di chi Antonio, Sandro e Vincenzo li ha vissuti, emerge, potente, il vero fil rouge di questo nostro essere qui oggi: l'umanità.

I nostri tre concittadini l'hanno incarnata, cercata. L'umanità. Quella che troppo spesso smarriamo sulle strade dell'indifferenza e della superficialità, dei rancori e dei giudizi. Ebbene, loro l'umanità l'hanno dispensata. Cioè quell'essere persone e parti di un insieme: la famiglia, l'associazione Avis, la loro Città.

Ho pensato in queste ore alla ricchezza di persone come loro per una Comunità: li ho definiti 'la parte bella', quella che non fa rumore ma opera quotidianamente; quella che entra nelle pieghe dei bisogni umani senza farsi notare; quella che fa del servizio una missione, dello sport una sana passione.
Ho pensato a parole per descrivere questi nostri cari e tante si incrociano, si sovrappongono, perché li assimilano in una osmosi senza confini.
La cura: Antonio, uomo di cura, di premure. Per gli altri e per sé. Uomo di attenzioni e delicatezze, di scelte convinte e azioni determinate, molto rivolto agli altri. Indistintamente. Spalla, riferimento. Sicurezza.

La semplicità: Sandro, mite e generoso, silenzioso e prezioso, profondo e sincero. "Non siamo proprietari delle nostre vite, ma ne siamo i custodi": avrebbe detto così ad un amico, nella conversazione serale poche ore prima della tragedia. Aveva ragione. Ha ragione. Siamo custodi del bene supremo della vita e come tali impegnati a qualificarla, ad arricchirla non di cose, ma di contenuti.

La compagnia: Vincenzo, uomo di spirito, gioviale e sereno, forte e ottimista. Socievole, pieno di passioni, pronto a fare un passo indietro per agevolare le dinamiche di gruppo, innamorato della sua famiglia, della sua serenità domestica, per lui ricchezza.

Ecco: cura, semplicità, compagnia. Parole interscambiabili, che accomunano Antonio, Sandro e Vincenzo e ci portano a dire: Grazie! Siete stati preziosi. Siete preziosi. È prezioso per noi tutti il vostro esempio di dedizione, di fedeltà. È prezioso il bagaglio di amore che torna a noi in queste ore in cui ci sentiamo smarriti, confusi. In cui la rabbia vorremmo fosse abitata da tenerezza. Quella di avervi incontrati, conosciuti per poco o tanto, visto e rivisto indossare quella maglia oggi posata sulle vostre spoglie, la maglia dell'Avis che è stata per voi non una associazione ma un programma e una scelta di vita.

Grazie a voi, famigliari tutti. La disperazione e l'incredulità non hanno tolto lo spazio alla vostra grande dignità in questo immane dolore, che è diventato un po' dolore collettivo. Di questa Città, di quelle oggi qui rappresentate, dello Stato attraverso la Prefettura, delle Forze dell'Ordine, delle rappresentanze di tante associazioni di volontariato e protezione civile, di tanti amici, conoscenti e non. Insomma, di tutti coloro con cui ogni giorno, per diverse ragioni e in varie circostanze, Antonio, Sandro e Vincenzo si sono relazionati.
Che cosa ci rimane, dopo la rabbia e il pianto? Cosa, di fronte alla morte che mette un punto alla vita, ma solo a quella terrena?

Ecco, ci rimane l'umanità.
Quella che Antonio, Sandro e Vincenzo ci consegnano, quasi fosse un passaggio di testimone: quella che non può essere spazzata via o sbalzata in aria da nessun'auto, su alcuna strada mai. Quella che viaggia su biciclette il cui manubrio è la speranza, le cui ruote sono affetto, le cui pedalate sono cammino, senza soluzione di continuità.

A noi resta l'umanità. Quella stessa che Sandro, Vincenzo e Antonio hanno rappresentato nel loro breve o medio o più o meno lungo viaggio terreno, testimoni di bellezza e positività. In un silenzio operoso che non può essere macchiato dalla rabbia.

L'umanità che unisce, che fortifica. Che vuole consolare, nel tempo, chi piange e geme. Perché nulla di quanto accaduto ha un senso nelle loro e nelle nostre menti. E al dolore, chiediamo di far spazio, in punta di piedi, alla nostra umana e sincera vicinanza.

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