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Grow box per agricoltura idroponica: come sceglierla

Soluzioni anche per principianti

L'agricoltura idroponica è una tecnica sempre più apprezzata per via sia della semplicità, sia del carattere sostenibile. Quando si decide di iniziare a praticarla in casa, è bene soffermarsi sulla strumentazione necessaria. Nell'ambito dei prodotti utili al proposito, rientrano senza dubbio le box per piante. Quali sono i consigli per scegliere al meglio la grow box? Scopriamone assieme alcuni nelle prossime righe di questo articolo.

Grow box per idroponica: perché acquistarne una professionale?

Molti coltivatori che si approcciano da zero all'idroponica si lasciano come si suol dire prendere la mano e scelgono di realizzare delle grow box fai da te. Ecco, meglio evitare. Il rischio è quello di fare errori in grado poi di compromettere il risultato del raccolto.

Il consiglio è quello di orientarsi verso prodotti professionali, considerando alcuni criteri tecnici. Il principale è senza dubbio la capienza. Se si ha intenzione di approcciarsi al meglio alla coltivazione idroponica, la cosa migliore da fare è controllare bene l'ampiezza dell'area che si ha intenzione di destinare, nell'ambito della propria abitazione, alle coltivazioni a cui stiamo dedicando queste righe.

Altri criteri di scelta

La capienza della grow box per la procedura di coltivazione idroponica è solo il primo criterio da considerare in fase di scelta. L'acquisto di questo ambiente controllato, la soluzione ideale per chi vuole coltivare indoor e non ha la possibilità di avere una serra, deve essere effettuato tenendo conto anche del materiale con cui la struttura è realizzata.

Il non plus ultra è senza dubbio l'alluminio. In questo caso, abbiamo a che fare con un materiale che si distingue sia per l'oggettiva resistenza, sia per la semplicità nelle operazioni di pulizia.

Da non trascurare è poi l'oggettiva facilità nelle operazioni riguardanti il montaggio. In pochi minuti, la box è pronta ed è possibile iniziare a coltivare.

Non c'è che dire: sono diversi i criteri da prendere in considerazione quando si parla dei consigli per acquistare senza sbagliare una grow box per le proprie coltivazioni idroponiche casalinghe. Oltre agli aspetti appena citati, è bene tenere in considerazione anche il materiale che viene utilizzato per il rivestimento.

Entrando nel vivo di questo tema, facciamo presente che, in molti casi, si ricorre alla carta argentata. Questa opzione ha l'indiscusso pro di essere resistente, ma anche il contro di non essere il massimo per alcune tipologie di piante, cannabis in primis.

Ci sono oggettivamente alternative migliori e tra queste spicca il Mylar (PET), che ha il vantaggio di essere flessibile e, soprattutto, di non far passare troppa luce. Non a caso, si tratta di un materiale considerato il gold standard a livello mondiale.

Mini grow box: a chi sono adatte?

Chi si approccia al mondo dell'idroponica sente almeno una volta parlare delle mini grow box. Cosa sono? A chi sono adatte? Si tratta, come è chiaro dal nome, di grow box di dimensioni ridotte. Sono consigliate più che ai principianti a colori i quali, pur avendo già una grow box, hanno intenzione di divertirsi con piccole sperimentazioni botaniche.

Il nodo della forma

Un aspetto sul quale non ci siamo ancora soffermati è quello della forma. In commercio si possono trovare sia grow box quadrate, sia soluzioni rettangolari. Negli ultimi tempi, gli esperti di coltivazione idroponica consigliano di orientarsi verso gli impianti parallelepipedali. Come mai? I motivi sono diversi. Da un lato, si ha a che fare con una soluzione oggettivamente meno ingombrante di quella cubica. Dall'altro, invece, si può apprezzare un'oggettiva amplificazione della riflessione della luce, a sua volta dovuta alla vicinanza tra le pareti che costituiscono le facce lunghe del sopra citato solido.

I costi

Quanto si spende per la coltivazione idroponica? L'ideale è orientarsi non sulla singola box ma, se possibile, sui kit completi. Questi ultimi sono costituiti anche da fertilizzanti, temporizzatori e correttori di pH. In linea di massima, costano tra i 500 e i 600 euro.
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