Emergenza rifiuti nella BAT
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Territorio

Emergenza rifiuti nella BAT, l’allarme del Procuratore Nitti: «Situazione preoccupante»

Problema discariche irrisolto, rifiuti illeciti e scarsa risposta istituzionale mettono a rischio ambiente e salute

La gestione dei rifiuti nella provincia BAT torna sotto i riflettori con parole che pesano come macigni. «La fascia tra Andria, Canosa di Puglia e Minervino Murge è una delle aree più colpite della regione per l'abbandono dei rifiuti». A dirlo è il Procuratore della Repubblica di Trani, Renato Nitti, intervenuto a Minervino Murge durante un incontro sull'ambiente svoltosi nella Chiesa Madre, alla presenza del Vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi.

Un allarme che riguarda da vicino il territorio della Bassa Murgia, segnato da anni da criticità irrisolte: dalla gestione delle discariche, come il caso emblematico di Contrada Tufarelle, fino all'abbandono illecito di rifiuti, in particolare ecoballe provenienti dalla Campania, spesso incendiate nelle campagne della BAT.

Secondo Nitti, il rischio maggiore è l'assenza di una risposta rapida e coordinata da parte delle istituzioni. Se enti e autorità non comunicano in modo efficace, l'emergenza ambientale è destinata ad aggravarsi, con conseguenze pesanti sul territorio e sulla salute dei cittadini.

Parole che chiamano in causa tutti. Come ha ricordato anche la consigliera regionale Grazia Di Bari, in un suo intervento affidato ai social, quando i rifiuti contaminano suolo e falde, il danno non resta confinato alle campagne, ma entra nel ciclo alimentare. Un territorio che produce cibo non può essere trattato come una discarica.

«In questi giorni il Procuratore Renato Nitti ha lanciato un allarme, ha detto che la situazione ambientale nella nostra provincia è preoccupante.
Ha indicato una zona precisa tra Andria, Canosa e Minervino come una delle più colpite dall'abbandono dei rifiuti.
Ha richiamato il tema delle discariche e di Contrada Tufarelle, ancora irrisolta. Ha parlato di traffici illeciti, rifiuti lasciati nelle campagne, ecoballe che arrivano da fuori e spesso finiscono incendiate nella nostra terra!

Davanti a parole così forti, la domanda è, dove sono le istituzioni? Perché su questi temi, troppo spesso, si fa finta di niente. Si rimanda e si mette tutto sotto il tappeto.

Quella dei rifiuti non è una questione per addetti ai lavori. Quando i rifiuti finiscono nelle campagne, nel suolo e nelle falde, non restano lì. Entrano nel ciclo che ci nutre.
Passano dall'acqua alla terra, dalla terra dei campi agli animali o nella frutta e nella verdura e alla fine arrivano sulle nostre tavole.
Il nostro territorio produce cibo e non può essere trattato come una discarica.

Nitti ha detto anche un'altra cosa che pesa. Se non c'è prontezza, se enti e autorità non si parlano, se ognuno va per conto suo, il problema cresce. Con ricadute disastrose.

Oggi non voglio fare un discorso contro qualcuno ma per qualcosa. Su un tema così importante le istituzioni devono esserci, non possono restare immobili e silenziose.
Devono metterci la faccia e dire con chiarezza cosa stanno facendo. Devono agire davvero, con controlli, prevenzione, interventi sanitari insomma devono fare scelte concrete.

Ma c'è un punto che riguarda anche noi cittadini. Perché spesso ci tirano dentro la guerra tra guelfi e ghibellini. Ci vogliono tifosi, non persone lucide. Ci vogliono divisi, perché quando siamo divisi non capiamo e non pretendiamo. Soprattutto in prossimità di nuove elezioni.

Noi dobbiamo smettere di farci usare. Dobbiamo essere capaci di guardare i fatti, fare domande, pretendere risposte. Pretendere da chi si propone di rappresentarci, che si occupi di queste cose in modo serio, ogni giorno, senza scuse e senza silenzi. A prescindere dai colori politici. Lo ribadisco, a prescindere dalle bandiere perché qui c'entra la salute.

Se un Procuratore dice che la situazione è preoccupante, nessuno può voltarsi dall'altra parte. Le istituzioni devono rispondere con presenza e azione. Noi cittadini dobbiamo rispondere con più attenzione e coraggio, tenendo alta la pressione, finché non si capisca che questa battaglia deve essere di tutti.

Gli slogan passano, i problemi restano se non capiamo che dobbiamo pretendere una terra sana, un luogo sano in cui vivere e rappresentanti istituzionali all'altezza di un compito così importante».

L'allarme è lanciato. Ora servono azioni concrete, controlli e responsabilità, senza silenzi e senza rinvii. Perché la tutela dell'ambiente non è una bandiera politica, ma una questione di salute e futuro per l'intera provincia.
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