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Abitudini alimentari: più di quattro pugliesi su dieci (42%) scelgono di impastare e cuocere la pizza tra le mura domestiche

Lo rivela un’indagine di Coldiretti Puglia

Più di quattro pugliesi su dieci (42%) scelgono di impastare e cuocere la pizza tra le mura domestiche, dove alla base di questa tendenza ci sono la crescente passione per il fai-da-te in cucina e il desiderio di selezionare personalmente ingredienti di qualità, creando così un prodotto gourmet interamente Made in Italy. Lo rivela un'indagine di Coldiretti Puglia, condotta nei mercati di Campagna Amica, dove farina e lievito madre registrano un vero boom di vendite in occasione della Giornata internazionale della pizza, celebrata ieri, sabato 17 gennaio.

Secondo Coldiretti, questa moda, nata durante il periodo del lockdown per il Covid, è ormai diventata un'abitudine diffusa. in molte case si preparano pizze su misura, con ingredienti italiani al 100%, dalla mozzarella alla burrata, dalle farine di grano tricolore — spesso ricavate da varietà antiche — fino alle passate di pomodoro, all'olio extravergine d'oliva, alle verdure e ai salumi tipici. Sulle tavole pugliesi non mancano così né le versioni classiche, come margherita e capricciosa, né quelle più ricercate, arricchite da prodotti di origine certificata.

La pizza fatta in casa, sottolinea Coldiretti, rappresenta anche una risposta al problema dell'autenticità degli ingredienti. In Italia, infatti, quasi due pizze su tre servite nei locali sono realizzate con materie prime provenienti da migliaia di chilometri di distanza e spesso senza alcuna indicazione sull'origine: mozzarella lituana, concentrato di pomodoro cinese, olio tunisino o grano ungherese sono solo alcuni esempi.

In Puglia si contano circa 6.000 pizzerie, un vero e proprio comparto economico che, come evidenzia Coldiretti, alimenta intere filiere produttive. Ogni anno, a pieno regime, si stimano consumi pari a 38 milioni di chili di farina, 21 milioni di chili di mozzarella, 3 milioni di chili di olio d'oliva e 25 milioni di chili di salsa di pomodoro.

La pizza casalinga cavalca l'onda delle preferenze per versioni artigianali e gourmet, con consumatori attenti a gusti ricercati e materie prime di qualità. Tipiche sono le farine da grani antichi, unite all'utilizzo di prodotti di qualità, magari a Denominazione di origine o a km zero, a partire da pomodoro e mozzarella rigorosamente tricolori. La pizza italiana – ricorda Coldiretti - ha ricevuto il riconoscimento Unesco dedicato all'arte dei pizzaiuoli napoletani ma è anche uno dei simboli della cucina italiana, anch'essa iscritta tra i Patrimoni dell'Umanità. Icona del Made in Italy nota in tutto il mondo, genera un fatturato globale record di oltre 160 miliardi di euro secondo dati Vpa Research.

Nata a Napoli, la passione per questo prodotto si è diffusa a livello planetario, con gli Stati Uniti in testa ai consumi pro capite (13 kg annui), seguiti in Europa dagli italiani che guidano con 7,8 kg all'anno. Dietro di loro spagnoli (4,3 kg), francesi e tedeschi (4,2 kg), britannici (4 kg), belgi (3,8 kg), portoghesi (3,6 kg) e austriaci (3,3 kg) che chiudono la graduatoria.

A testimonianza del valore culturale di questa tradizione, nel dicembre 2017 l'"Arte dei Pizzaiuoli Napoletani" è stata ufficialmente inserita nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dell'UNESCO, riconoscendo così il profondo legame tra la pizza e la cultura italiana.
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