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Vita da fuorisede: un andriese a Milano

Ritorni natalizi, nostalgia e sapori di casa

Feste natalizie. Si stappano prosecchi, si mangiano pandori, ritornano all'ovile fuorisede da tutt'Italia. «Studentessa universitaria, triste e solitaria nella sua stanzetta umida» canta Simone Cristicchi in una famosa canzone. Ma è davvero così? Chiediamolo ad uno fra i diretti interessati.

Savino, quasi vent'anni, ci racconta la sua vita da fuorisede a Milano. «I miei primi giorni sono stati molto noiosi, avevo trovato un letto in un ostello, non conoscevo né la città né delle persone, e trascorrevo le mie giornate rimanendo chiuso in quelle quattro mura della stanza dell'ostello in cui vivevo, le amicizie erano solo di passaggio». La grande città, la metropoli moderna, la capitale della moda, del design, delle nuove tendenze…impossibile rimanere impassibili.

«In seguito mi sono trasferito al collegio degli studenti, qui mi son trovato bene ed ho conosciuto molta gente» dice il nostro compaesano. Molta gente: milanesi d.o.c. immagino io. Non propriamente conferma Savino: «Nel mio collegio la maggior parte dei ragazzi proviene dal sud, prevalentemente dalla Puglia e dalla Sicilia. Non mancano studenti Erasmus, quasi tutti spagnoli».

E milanesi, i milanesi veri, intendo, dove sono finiti? «Si sono estinti» dice Savino «e anche quei pochi superstiti non sanno parlare il loro dialetto perché si è perso negli anni, in seguito al miscuglio di vernacoli e tradizioni». Perché c'è anche una «Little Terronia» a Milano, come dice Savino, una rete di conoscenze, amicizie dal sapore nostrano, una città nella città, insomma.

Ed Andria? Ti manca? «Sì» mi risponde il 10 di dicembre, pochi giorni prima di scendere «voglio tornare, voglio rivedere la mia famiglia, i miei vecchi amici, salutare mia nonna, voglio mangiare di nuovo i manicaretti preparati da mia madre e stuzzicare mia sorella anche se ho da preparare due esami…». Rose di Natale, dolcetti di pasta reale, baci di dama, biscottini al burro: le mamme italiane sanno come viziare i loro figliuoli di ritorno in Patria.

Il ritorno ad Itaca per uno «studente errante» ha il sapore dei tempi passati: «Andria è il luogo dove sono cresciuto, dove conservo i miei ricordi di infanzia e le rimarrò legato per sempre, ma appartiene al mio passato: è sempre la stessa monotona città, mille volte meglio Milano».
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