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Studenti in fuga

Italiani e stranieri via dalle nostre università

Nelle ultime settimane la questione del diritto alla cittadinanza dei bambini nati in Italia da genitori stranieri è stata al centro delle cronache. La multiculturalità crea spavento in molti: «chi sono questi?», «cosa vogliono da noi?», «che si adeguino!». Gli stessi "stranieri", da molti demonizzati quasi fossero i devastatori della loro secolare e costante immobilità, in realtà apporterebbero un inestimabile patrimonio culturale promuovendo una crescita sociale sempre più eterogenea e, di conseguenza, moderna.

Stando agli ultimi dati della recente indagine European migration network (Emn), nel 2012 l'Italia ha accolto appena 79.731 stranieri tra iscrizioni all'università e a corsi post-lauream. Un numero molto ridotto, soprattutto se comparato agli standard europei, dove il numero degli universitari internazionali è pari a 1,7 milioni. Il dato è in costante riduzione: nel 2012 solo uno studente ogni 22 immatricolati è straniero e soltanto un ragazzo ogni 37 laureati non è italiano. Questa decrescita si ripercuote anche sulla qualità del servizio offerto dalle università, sempre meno luogo di scambio e di cultura e sempre più opificio di lauree e CFU.

Ma quali sono le università più multietniche? Al primo posto troviamo Bologna, seguita da Roma, Pisa e Firenze. Il maggior numero degli studenti stranieri proviene da Albania, Cina, Camerun e Iran e si iscrive ai corsi di Medicina, Economia ed Ingegneria. Eppure, una volta laureati, abbandonano il bel Paese per cercare fortuna altrove: ben il 59,3 per cento degli immatricolati in Italia provenienti dall'estero non ha intenzione di esercitare una professione qui. Le ragioni? Prima fra tutti le difficoltà burocratiche che si incontrano lungo il percorso di acquisizione e prolungamento del permesso di soggiorno. Senza dimenticare, inoltre, i problemi riscontrati nell'inserimento nel mondo del lavoro, la carenza di sbocchi occupazionali concreti ed il basso numero di borse di studio a disposizione, cosa che spinge molti stranieri ad optare per lavori occupazionali quasi sempre a nero.

Si decanta l'Italia, la Patria della cultura, la culla del Rinascimento, sede di innumerevoli monumenti riconosciuti dall'UNESCO. Eppure i dati appaiono chiari e beffardi, soprattutto se si pensa che nel 2012 ben 25 mila studenti italiani erano fuori in Erasmus. Un'inversione di rotta, insomma. L'Italia universitaria spaventa, spinge verso la fuga migliaia di ipotetiche future eccellenze non incentivando neppure una crescita multiculturale al suo interno.
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