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Sbocchi occupazionali post-laurea

Bene la sanità, soffre il Sud

Buon Primo Maggio colleghi studenti! Oggi è festa anche per tutti quelli che, come noi, il lavoro se lo stanno costruendo giornalmente, passo dopo passo, esame dopo esame, affrontando ansie, paure, prove. Il significato di questa giornata assume per noi futuri professionisti una duplice valenza: la prima, compartita tra tutti, è quella incentrata sulla speranza, affinché il nostro investimento culturale non rimanga vano. Il secondo significato, invece, punta dritto al cuore degli studenti lavoratori part-time: camerieri, barman, baby sitter o impegnati in ripetizioni, perché non per tutti i costi universitari sono coperti dalla cassa familiare. Non sempre, però, l'impegno e la costanza sono una sicura garanzia per il successo. Alcuni corsi di laurea, molto spesso fra i più gettonati, sono quelli che offrono meno sbocchi lavorativi futuri.

Secondo gli ultimi dati Istat, risalenti a giugno 2012, le facoltà che prospettano un futuro lavorativo più certo sono quelle afferenti alle classi delle professioni sanitarie, infermieristiche e ostetriche, con una percentuale pari al 95% degli occupati. Non soltanto medici o infermieri, le corsie ospedaliere richiedono anche nuove figure professionali, come dirigenti ospedalieri, che si occupano della gestione dell'apparato tecnico e amministrativo delle strutture afferenti alla sanità. Le lauree specialistiche, quelle maggiormente richieste, sono in Ingegneria meccanica, gestionale ed elettronica, Architettura, Ingegneria edile, Scienze economico-aziendali, con livelli di occupazione superiori al 90%.

Una buona prospettiva lavorativa viene offerta dai cosiddetti «white jobs», impiegati del settore sociale, per i quali non sempre è richiesta una formazione prettamente universitaria come nel caso dell'Operatore Socio Assistenziale (OSA). Spiccano nuove figure nell'ambito terziario: Manager del Turismo, Visual merchandising, Interior Design senza dimenticare quelle ascrivibili al contesto delle energie rinnovabili.

Ma veniamo alle dolenti note. Quali sono le situazioni più critiche nel vasto caleidoscopio dei corsi di laurea qui in Italia? Tassi di disoccupazioni superiori al 40% si registrano nei laureati di Scienze Biologiche, Scienze della Terra, Lettere e Filosofia. I casi più preoccupanti in fatto di occupazione si riscontrano nel Mezzogiorno: quattro anni dopo la laurea il 27% dei giovani sta ancora cercando lavoro e, fra quelli che finalmente ne hanno trovato uno, ben il 30% risiede al Nord. E non mancano neppure differenze di genere: il tasso di disoccupazione femminile è del 23%, contro il 14,8% maschile per le lauree triennali, e del 18%, contro il 10,2% maschile per le altre.

Non resta allora che rimboccarci le maniche, buttarci a capofitto nello studio più intensivo e produttivo… il tutto però a partire da domani!
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