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Quanto costa l’Università in Italia?

L’OCSE smentisce alcune “verità” propinateci negli anni

In Italia, quella degli studenti universitari è un po' una casta a parte: siamo i paria della società, sbeffeggiati da politici, economisti, additati (nel migliore dei casi) come "bamboccioni attaccati alla gonnella di mammà" o "sfigati" se non laureati prima dei 28 anni. A furia di sentire tutto ciò, siamo quasi arrivati alla conclusione che noi, purtroppo, siamo nati nel peggior paese al mondo nel quale studiare e laurearsi. Ma è davvero così?

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nell'ultimo rapporto annuale del 2013 smentisce alcune fra le "verità" ormai passivamente metabolizzate da chiunque si accinga ad iscriversi all'università nel nostro paese. Vediamo quali:

L'università ha costi troppo elevati per le casse dello stato. Ad affermarlo fu Mariastella Gelmini; in realtà l'Italia è lo stato europeo che spende meno per l'istruzione, dopo Repubblica Slovacca e Ungheria, sottovalutando il guadagno a breve e a lungo termine che l'investimento sull'Istruzione può offrire.

Troppi studenti e troppi professori. Errato. La percentuale di laureati italiani fra i 25 e 34 anni è la più bassa d'Europa (21% contro 39% della media OCSE) e il rapporto docenti/professori è migliore di solo cinque (Indonesia, Repubblica Ceca, Arabia Saudita, Belgio e Slovenia) fra i 26 paesi presi in considerazione dal rapporto.

Siamo annoverati fra i paesi con le rette più basse. «Non possiamo più permetterci un'università quasi gratuita», disse Giavazzi. Falso. L'Italia si trova al decimo posto in classifica sulle 25 nazioni considerate per costo delle tasse, terza considerato l'aumento delle rette dell'ultimo anno, soprattutto nelle private.

Laurearsi non serve a nulla. A dirlo sarebbe stato proprio Oscar Giannino, scovato con le mani nel sacco mentre vantava titoli fantasma e pezzi di carta fasulli. In realtà, i grafici OCSE hanno ampiamente accertato che il possesso di una laurea aumenta la possibilità di guadagno e riduce la probabilità di disoccupazione, anche qui in Italia.

Investire sull'istruzione significa produrre in potenza un patrimonio di ricchezza inestimabile. Tagliare, dimezzare i fondi adesso significherebbe trovare un vuoto di professionalità domani, costringere alla fuga migliaia di eccellenze. E voi, che ne pensate?
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