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La diaspora dei laureati italiani

La ricerca italiana vola all’estero

Italia, fine del XIX secolo: fiotti di emigranti abbandonano il Bel Paese alla ricerca di lavoro e fortuna. Italia, primo decennio del XXI secolo: è sempre in progressivo aumento il numero di laureati e ricercatori in fuga all'estero. Gli ultimi dati Istat parlano chiaro: la percentuale è passata dall'11,9% del 2002 al 27,6% del 2011, cioè più del doppio in appena dieci anni. Quali sono le nuove terre promesse in cui approdano i giovani laureati italiani?

Al primo posto troviamo il Regno Unito (11,9%) seguita dalle più vicine Svizzera (11,8%), Germania (11%) e Francia (9,5%). Il dato dei ricercatori in fuga risulta, se possibile, ancor più allarmante: il 16,2% di essi si dirige all'estero motivato da una maggiore soddisfazione professionale. Solo il 3% dei ricercatori stranieri, invece, intraprende lavori di ricerca nelle Università o negli Istituti privati italiani. La ragione di questo enorme scarto è sempre la stessa: l'Italia non investe nella ricerca, basti pensare che solo l'1,26% del PIL italiano viene destinato a quella scientifica.
Chi torna, il più delle volte, non lo fa per accrescere il proprio prestigio lavorativo o per trovare guadagni maggiori: si torna per prendersi una rivincita personale, oppure per sfida, per mettere in pratica qualcosa che solo all'estero si è avuta l'opportunità di sperimentare. I rientri più copiosi sono quelli degli esuli in terra tedesca: la percentuale ammonta al 12,8%.

La diaspora delle eccellenze italiane fuori confine contribuisce alla nascita di innovazioni e brevetti che vanno poi ad arricchire altre realtà. Basti pensare che sono 243 i brevetti realizzati grazie all'apporto dei cinquanta ricercatori italiani all'estero. Proprio per fronteggiare il fenomeno del brain drain è attiva in tutta Italia la campagna Io voglio restare il cui fine è quello di dare voce ad «una generazione che non si arrende» organizzando workshop e comitati territoriali, i più vicini a Barletta, Bari e Taranto. Tutto ciò per vincere una battaglia le cui vittime non sono soltanto i laureati costretti ad emigrare ma anche l'intera nazione che si vedrà sottratta le eccellenze capaci di farci splendere all'estero e avanzare nel progresso.
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