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Diritto allo studio e meritocrazia

A proposito del numero chiuso

La scorsa settimana, la Corte Europea dei Diritti Umani ha emesso una sentenza secondo la quale il numero chiuso, previsto in Italia per molti corsi di laurea, non lede in alcun modo il Diritto allo Studio. Il ricorso era stato presentato da otto studenti italiani, stanchi di dover ripetere ogni anno il test d'ingresso per l'accesso alle lauree a numero programmato.

La sentenza arriva a seguito di un'altra spiacevole notizia: quest'anno i test di ingresso saranno anticipati al mese di luglio, il 23 per gli aspiranti medici e il 25 per i futuri architetti. In altre parole, i neodiplomati, reduci dagli esami di Maturità, avranno pressappoco un mese per prepararsi prima dei test. L'afa estiva e lo stress, accumulato nei mesi precedenti, non saranno certamente i migliori alleati dell'impegno e della perseveranza. L'anticipo delle prove d'ingresso molto probabilmente favorirà i candidati che hanno già provato il test negli anni passati a discapito delle "nuove leve" che dovranno fare i conti anche con l'inesperienza.

La ragione di questa decisione impopolare sta nella volontà da parte del Ministro dell'Istruzione di voler allineare le date italiane con quelle degli altri paesi membri dell'Unione Europea. Il ministro Profumo ha annunciato che il provvedimento prevederà un "bonus" del 10% rispetto al voto di Maturità, una percentuale minima se messa in rapporto alla mole di studio sostenuta dagli studenti durante i cinque anni di scuola superiore.

Come se la spassano i nostri coetanei europei? Restringiamo il nostro campo d'indagine a Germania, Francia e Spagna, stati che posseggono un sistema scolastico e welfare più simili al nostro. Gli studenti tedeschi possono iscriversi all'università solo se hanno mantenuto alta la loro media durante le scuole secondarie. I più discoli, invece, potranno rivolgersi ad un ufficio governativo che indirizzerò loro nella scelta universitaria. Il numero chiuso è previsto per legge in tutte le federazioni per le facoltà di Medicina, Biologia, Farmacia, Psicologia, Veterinaria e Odontoiatria. I nostri cugini francesi, invece, possono vantare un sistema piuttosto meritocratico: ogni ragazzo può iscriversi liberamente a qualsiasi facoltà. Soltanto per Medicina, Odontoiatria, Farmacia e Ostetricia sono previste ulteriori scremature: dopo il primo anno di studi viene effettuata una selezione in base ai posti disponibili e alla valutazione ottenuta dopo un esame di fine anno. In Spagna, infine, dopo l'esame conclusivo del "bachillerato", i due anni di studio che precedono l'iscrizione all'università, lo studente deve effettuare un'ulteriore prova che verte sulla conoscenza della lingua madre, alcune lingue straniere e materie generali.

Le grandi polemiche degli ultimi giorni a seguito della sentenza della Corte Europea sono, in realtà, il grido d'accusa di tutti quei ragazzi ormai stanchi: il test d'ingresso, legale o meno, non è il punto debole del sistema educativo italiano che pecca di eccessivo tradizionalismo, di mancanza di meritocrazia e non manca neppure di una piaga sociale che purtroppo pare essere il marchio evidente del nostro paese, la corruzione.


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