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Da grande farò...

Quando anche la preparazione al test diventa un lusso per pochi

Non più liceali, non ancora universitari. Le aspiranti matricole delle facoltà a numero programmato come Medicina, Professioni Sanitarie o Biotecnologie hanno trascorso l'estate in balia dell'incertezza, meno abbronzati dei coetanei più fortunati. Alfa test, simulazioni, ripetizioni last minute: il solito iter della speranza.

Ma quanto costa una buona preparazione a quello che sarà il test fatale? Viviana, neoiscritta a Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche, ci spiega: «Ho pagato venti euro il libro Alfatest, ed ho speso altri trenta euro per frequentare i precorsi a Bari. Non ho potuto spendere altri soldi per acquistare un libro di teoria e prendere lezioni private. Questo è il paradosso del test: non privilegia i migliori, ma quelli che hanno più soldi. I corsi Alfatest, impartiti da professori universitari, costano intorno ai 2000 euro. Io ho dovuto studiare da autodidatta su libri incompleti».

Superato lo scoglio della preparazione last-minute, ecco arrivato il gran giorno: accaldati, nervosi e sudati, giovani provenienti da tutta Italia si contendono la promozione. Qualche numero? Quest'anno l'Università di Bari ha messo a disposizione 296 posti per Medicina su 3162 domande presentate e 736 per Professioni Sanitarie su un totale di 5189 iscritti alla prova.

«I test d'ingresso violano il diritto allo studio» ribadisce Katia, idonea a quello per Professioni Sanitarie. «Non si può pensare di giudicare se uno studente sia in grado o meno di poter svolgere in futuro quella professione solo attraverso un test. Il fallimento alla prova d'ingresso può dipendere da una mediocre preparazione di base, da domande di cultura generale che richiedono conoscenze eterogene o al contrario molto specifiche».

Non a caso, hanno maggiori possibilità di rispondere correttamente ai quesiti i ragazzi che hanno già uno o più anni di università alle spalle, come conferma Katia che quest'anno ha affrontato i «test con più sicurezza e serenità perché avevo una preparazione di base buona dopo aver frequentato due anni in una facoltà affine con le materie proposte nel test».

Ma cosa spinge un numero così grande ad iscriversi a Medicina e Chirurgia, il corso di laurea più lungo tra i tanti? Filantropia o la prospettiva di un futuro più assicurato rispetto a quello offerto dagli altri insegnamenti? Forse un giusto compromesso fra le due.

«Quali sono le tue paure?» chiedo a Viviana. «Quella di non riuscire ad andare avanti con gli studi: è vero, il corso che frequento non è molto dissimile da Medicina, ma comunque non è la cosa che volevo. L'altra paura è quella di non riuscire a passare il test neanche l'anno prossimo e, se fosse così, dovrei continuare con Biotecnologie mediche e Farmaceutiche, ritrovandomi quasi sicuramente con un bel diploma attaccato al muro e senza lavoro, almeno qui in Italia».
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