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Aspiranti medici sotto esame

Intervista ad una specializzanda in Radiodiagnostica a Bari

«Sogno di fare il dottore». Aspiranti medici chiamati dal Signore al sacro uffizio della cura del prossimo si battono ogni anno per ottenere quel posticino tanto desiderato. Ironia a parte, la strada da percorrere non è priva di ostacoli. Superato il primo scoglio del test d'ingresso, soltanto apparentemente meritocratico, si prospettano per la giovane matricola anni di intenso studio e privazioni.

Sei anni di studio, tesi e laurea. Poi l'esame d'accesso alla specialistica. Quale specialistica? Ginecologia, pediatria, neurologia, radiologia, chirurgia... Ulteriori anni di impegno e lavoro prima del fantomatico giuramento di Ippocrate. Che succede, cosa apprende il laureando in Medicina nel frattempo? Lo chiediamo ad una specializzanda in Radiodiagnostica a Bari, che preferisce rimanere nell'anonimato.

«La mia specialistica offre a Bari dieci posti annuali, stabilito dalla Regione in base alle esigenze di personale sul territorio. Eppure, nel nostro caso, questo comincia anche ad essere lievemente eccessivo perché i colleghi neospecialisti stanno incontrando difficoltà a trovare un impiego, talvolta costretti a dover lasciare Bari». A differenza di altri reparti, non è prevista una frequentazione da "medico interno" a causa di problemi di radioprotezione.

Esistono, inoltre, requisiti che agevolano il superamento del concorso anche se, in teoria, chiunque può provarlo dopo la prima laurea. Già durante la magistrale lo studente deve prestare maggiore attenzione agli esami inerenti alla futura specialistica cercando di ottenere delle valutazioni al di sopra del 28. Ma questo non basta, contano anche «voto di laurea, attinenza della tesi, attestati di frequenza di corsi elettivi tenuti dai docenti della scuola durante il corso, attestati di partecipazione a congressi, pubblicazioni».

Una volta dentro, lo specializzando comincia un'attività che include soprattutto la vera pratica medica. «Un impegno totalizzante» dice l'intervistata, «penso che la retribuzione economica a cui hanno diritto tutti gli studenti specializzandi in Medicina sia assolutamente giusta. Oltre alle ore destinate alle lezioni, facciamo pratica al Policlinico. Veniamo suddivisi tra le diverse diagnostiche e frequentiamo ciascuna di queste per un certo numero di mesi, affiancando i medici strutturati nel loro lavoro di esecuzione degli esami e refertazione, inclusi i turni di guardia in pronto soccorso, anche notturni. Raccogliamo tutta la documentazione clinica, visitiamo i pazienti e spesso impostiamo anche esami e referti».

«I criteri d'accesso al concorso per la laurea specialistica sono tutto sommato abbastanza corretti». Nella prima prova scritta lo studente deve vedersela con quiz ministeriali. La seconda prova, invece, consiste in un tema la cui traccia è a discrezione della singola scuola che è «l'unica - dice l'intervistata - su cui si può virtualmente intervenire per favorire un candidato piuttosto che un altro. Da noi fortunatamente le cose si sono sempre svolte in modo corretto, anche negli anni passati, ma non è sempre così».

Un quadro che non deve scoraggiare chiunque abbia una simile vocazione. Una strada in eterna salita, forse una delle più difficili, che non può essere percorsa senza una vera passione. Che Grey's Anatomy e George Clooney stimolino la nostre fantasie romantiche ma poi si facciano da parte.
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