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Uva da tavola: è pugliese l’80% del totale nazionale con 900 milioni di export

Coldiretti Puglia “ora difendere il valore con filiere più solide”

La Puglia è il vero motore dell'uva da tavola italiana, con 23.400 ettari su 41.000 complessivi e l'80% dei volumi nazionali, la regione locomotiva di un settore che, nonostante lo scenario internazionale e l'aumento dei costi di produzione, continua a crescere in valore che ha preso il sopravvento sui volumi. È da qui che si legge il cambiamento di una filiera in evoluzione, tra innovazione varietale e nuove strategie di mercato.

Il dato più evidente è quello dell'export, che ha superato i 900 milioni di euro raggiungendo un livello mai visto prima, sostenuto – spiega Coldiretti Puglia - da una domanda europea solida con Germania, Francia e Polonia come principali sbocchi. A questo si affianca un mercato interno che negli ultimi due anni ha visto crescere i consumi a valore di quasi il 30%, trainati da un aumento dei prezzi che si avvicina al 50%. In sostanza si vende meno prodotto ma a condizioni economiche molto più favorevoli, con un risultato complessivo che porta il fatturato del comparto a crescere di circa il 27%.

Dentro questo scenario si inserisce la trasformazione varietale che sta interessando soprattutto i territori pugliesi, dove si concentra la gran parte degli investimenti. Le uve senza semi hanno ormai superato il 57% delle superfici e arrivano oltre il 78% nei nuovi impianti, diventando il vero motore della crescita. Il loro successo è evidente soprattutto nel segmento del confezionato nella grande distribuzione, dove negli ultimi cinque anni si registra un incremento del 130% a volume e del 230% a valore. È una rivoluzione guidata dal consumatore, che cerca praticità ed è disposto a riconoscere un prezzo più alto.

"Questi numeri confermano il ruolo strategico della Puglia e la capacità delle nostre imprese di adattarsi ai cambiamenti del mercato, puntando su qualità e innovazione", sottolinea Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. Questo spostamento sta ridisegnando anche gli equilibri tra le varietà. Le cultivar tradizionali, come l'Italia, mostrano segnali di difficoltà soprattutto nel confezionato, ma non tutto il patrimonio storico è in crisi. Alcuni prodotti identitari, come la Pizzutella, dimostrano che esiste ancora spazio per una valorizzazione efficace, con crescite importanti sia in volume che in valore quando vengono inseriti in strategie di posizionamento più mirate e di qualità. "Serve però attenzione a non perdere equilibrio tra produzione e mercato, perché la crescita deve restare sostenibile anche nel lungo periodo", evidenzia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Parallelamente cambia anche il modo in cui l'uva arriva al consumatore – aggiunge Coldiretti Puglia – con il confezionato guadagna terreno mentre lo sfuso perde quote a volume, pur mantenendo una buona tenuta economica grazie all'aumento dei prezzi. I canali moderni, in particolare supermercati e discount, guidano questa evoluzione e contribuiscono a sostenere i margini, mentre il dettaglio tradizionale continua a soffrire. La stagionalità resta concentrata tra agosto e ottobre, con settembre come mese decisivo, ma la presenza di prodotto di contro stagione garantisce continuità sugli scaffali e rafforza le logiche commerciali.

"Il futuro del comparto passa dalla capacità di fare sistema, rafforzare l'aggregazione e costruire filiere più solide e organizzate", aggiunge Gianvito Altieri, presidente di Uecoop Puglia. Il punto centrale, guardando soprattutto alla Puglia, è che il settore sta vivendo una fase di crescita trainata più dal valore che dalla quantità, con un equilibrio che oggi funziona ma che richiede attenzione. L'espansione delle seedless e l'aumento dei prezzi stanno sostenendo i conti, ma il rischio di un eccesso di offerta in futuro è reale e potrebbe comprimere i margini. La sfida, quindi, non è solo produrre ma governare questa transizione – insiste Coldiretti Puglia - mantenendo competitività sui mercati esteri e continuando a differenziare l'offerta senza perdere identità. Il comparto dell'uva da tavola è chiamato a una doppia sfida, sostenibilità e innovazione, che devono tradursi in redditività concreta per le imprese.

Sul fronte estero l'export cresce, ma resta il nodo della concorrenza internazionale senza regole paritarie – denuncia Coldiretti Puglia - che comprime i prezzi, con la priorità che deve essere rafforzare l'aggregazione, puntare sul valore e costruire filiere più solide, perché senza condizioni eque sostenibilità e innovazione rischiano di restare solo sulla carta.
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