Foto progetto ENEA Provincia BAT
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Vita di città

Supporto agli immigrati, si è concluso il progetto E.N.E.A.

Lo scopo: fornire servizi per agevolare l'integrazione al livello provinciale

Si è concluso con un bilancio positivo il progetto E.N.E.A., promosso dalla Provincia di Barletta - Andria – Trani, con l'intento di fornire una serie di servizi dedicati all'integrazione socio - economica degli immigrati.

Oltre 150 utenti coinvolti, 20 tirocini lavorativi avviati, 65 inserimenti socio-economici effettuati, 21 contributi di affitto per l'alloggio erogati, 56 consulenze legali ed altrettante visite mediche. Sono solo alcuni dei numeri che descrivono l'intensa attività sviluppata nell'ambito del Progetto E.N.E.A. finanziato attraverso il Fondo Europeo per i Rifugiati 2008 – 2013 Annualità 2012 – Azione 1- Integrazione socio-economica dei richiedenti/titolari di protezione internazionale (non vulnerabili). Un progetto, realizzato in collaborazione con l'APS Mondo Nuovo e la Cooperativa Sociale Iris, nato con l'obiettivo di favorire l'integrazione socio-economica dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale presenti sul territorio provinciale, grazie all'attivazione di una serie di servizi dedicati all'integrazione e all'inclusione dei migranti. Non va dimenticato che dietro ai numeri ci sono delle storie, dei volti, dei nomi. Persone che a causa di guerre, persecuzioni e miserie hanno dovuto lasciare il loro Paese d'origine con il sogno di un futuro migliore da vivere in Italia o in Europa. Da questo concetto si è preso spunto dando al progetto il nome E.N.E.A.: i migranti cercano in Italia una terra promessa, un futuro migliore. «Per questo – ha dichiarato l'assistente sociale della Provincia BAT Pamela Giotta – abbiamo attivato interventi culturali, alloggiativi, occupazionali, di conoscenza della lingua italiana, di consulenza legale, assistenza medica. Del resto, l'obiettivo del progetto – i cui risultati sono stati presentati il 25 giugno a Trani, nella sede di via De Gemmis – era quello di rafforzare la rete pubblico-privata del territorio in materia di immigrazione, avviando per ogni singolo utente un piano individualizzato di inclusione sociale a seconda delle reali esigenze». Nei nove mesi di progettazione, dunque, sono stati avvicinati 155 beneficiari la cui provenienza geografia è rappresentata soprattutto dal continente africano e dall'Asia.

Un ruolo di particolare interesse all'interno del progetto E.N.E.A. è stato messo in campo dai mediatori interculturali, che hanno avvicinato gli operatori in tutti gli ambiti di intervento proprio per facilitare i contatti e migliorare le condizioni di vita dei migranti. «Mettere insieme in un progetto figure professionali così diverse, con i mediatori interculturali che hanno fatto da ponte con i migranti, è un modello progettuale che non va disperso – ha aggiunto Carmine Spagnuolo, presidente della cooperativa sociale Medtraining, che ha condotto l'azione di monitoraggio e valutazione - . La sfida è quella di dare continuità, di inserire questo modello progettuale in un contesto di normalità e di quotidianità».

«A partire dal suo insediamento – ha evidenziato Antonia Spina, assessore provinciale alle Attività Produttive – la Giunta Ventola ha sempre mostrato attenzione alle questioni sociali: dalle vittime sul lavoro ai minori, dall'ambiente all'immigrazione, favorendo quei progetti che creano itinerari di integrazione e lasciano ricadute concrete sul territorio, come il progetto E.N.E.A. che restituire i diritti a chi è fuggito dalla propria terra in cerca di una vita migliore». D'accordo anche Michele Lastella, vice-prefetto della Provincia BAT, che ha ricordato come in «Italia si sta passando da una politica di controllo degli ingressi ad una politica dell'integrazione, snodo fondamentale che ci fa capire come intende muoversi il nostro Paese nel campo dell'immigrazione». Nel corso del convegno sono interventi anche il medico Nicola Di Bari, la psicologa Angela Pia Spagnuolo, l'operatore di inserimento lavorativo Francesco Mansolillo, il responsabile di inclusione sociale, Stefano Catapano, i mediatori interculturali Marsida Leka, e Mugabe Akingo Alex e Giuseppe Morgese, docente di Diritto dell'Unione Europea all'Università degli Studi di Bari; mentre Jabali Atef e Maryana Masoud hanno condiviso la loro esperienza in qualità di beneficiari diretti del progetto.
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