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Olio, Coldiretti Puglia: UE spalanca porte a import da Tunisia ma chiude gli occhi sui controlli
L'olio extra vergine d'oliva made in italy sotto attacco
Puglia - giovedì 15 gennaio 2026
15.48 Comunicato Stampa
Mentre l'Unione Europea discute in maniera suicida di aumentare le importazioni di olio d'oliva tunisino a dazio zero, alle frontiere europee i controlli su ciò che entra sono, di fatto, un miraggio, e nessuno verifica cosa arrivi davvero sul mercato. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, dopo la drammatica conferma della Corte dei conti europea che smonta qualsiasi narrazione rassicurante, stigmatizzando in un rapporto ufficiale verifiche inesistenti o sporadiche sulla presenza di pesticidi e contaminanti nell'olio importato, in particolare dalla Tunisia. Un corto circuito evidente se si considera che oltre il 90% dell'olio prodotto all'interno dell'Ue è sottoposto a controlli rigorosi, mentre il restante 9% proveniente dall'estero entra nel mercato europeo spesso senza filtri, tutele e garanzie per produttori e consumatori. In Italia, nel biennio 2023-2024, secondo il rapporto della Corte dei conti europea nessun carico di olio d'oliva è stato sottoposto a controllo nei principali punti di ingresso.
È in questo contesto che l'ipotesi di raddoppiare le importazioni di olio d'oliva tunisino a dazio zero viene duramente contestata da Coldiretti e Unaprol, che parlano di un'ennesima scelta autolesionista da parte dell'Unione Europea. Secondo le organizzazioni, si continua a sacrificare una delle produzioni agricole più identitarie, l'olio d'oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l'industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spesso rivenduto all'estero come made in Italy, invece di garantire una giusta remunerazione all'olio nazionale. La presa di posizione arriva dopo l'annuncio del Governo tunisino dell'avvio di negoziati con l'Ue per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare il contingente agevolato di esportazione fino a 100mila tonnellate annue.
I dati confermano l'allarme. Nei primi nove mesi del 2025 le importazioni di olio tunisino in Italia sono aumentate del 38%, mentre i prezzi dell'extravergine italiano hanno registrato un crollo superiore al 20%, secondo un'analisi Coldiretti su dati Ismea. Oggi l'olio tunisino viene commercializzato a meno di 4 euro al litro, esercitando una forte pressione al ribasso sulle quotazioni dell'olio nazionale e costringendo molti olivicoltori a vendere al di sotto dei costi di produzione. Alla base di questa dinamica c'è l'attuale normativa europea che consente l'ingresso annuale di 56.700 tonnellate di oli vergini d'oliva a dazio zero, una soglia che ora si vorrebbe ulteriormente ampliare. A questo si aggiunge il regime del perfezionamento attivo, che permette di importare olio, "nazionalizzarlo" e riesportarlo, un meccanismo che penalizza il vero made in Italy, come segnalato anche dal Financial Times.
"Con una produzione di circa 300mila tonnellate di olio, un consumo interno di 400mila tonnellate e un export di altre 300mila, come è possibile che il prezzo dell'olio italiano pagato agli agricoltori sia crollato del 30%?" si chiede David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. "È evidente che qualcosa non torna. Come abbiamo più volte denunciato, si tratta di una speculazione da parte di alcuni trafficanti di olio che devono essere fermati. Serve un rafforzamento immediato dei controlli per proteggere i produttori onesti e tutelare la qualità del nostro olio extravergine."
"Ipotizzare l'aumento di importazioni a dazio zero significa aprire ancora di più le porte a olio extravergine d'oliva a basso costo e spesso di qualità discutibile, con un grave impatto sul patrimonio agroalimentare italiano", afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. "Questo modello spinge l'industria a privilegiare il prezzo più basso invece della qualità, mettendo a rischio la sostenibilità economica dei nostri produttori. Non possiamo accettare una concorrenza sleale che mette in pericolo il mercato dell'olio d'oliva e le nostre produzioni di eccellenza."
Sulla stessa linea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, che denuncia come "si consenta di dichiarare italiano al 100% un olio che non lo è", definendo la pratica una truffa che colpisce l'intera filiera e mina la fiducia dei cittadini. "È evidente che siamo di fronte a una speculazione che va fermata. Alcuni industriali senza scrupoli – conclude Piccioni - approfittano delle falle del sistema per immettere sul mercato prodotto che di extravergine ha solo il nome, danneggiando i produttori onesti e ingannando i consumatori". Per questo Coldiretti e Unaprol chiedono alle autorità competenti di rafforzare i controlli nelle industrie olearie, verificando gli acquisti di olio extravergine provenienti da presunti frantoi italiani, come dimostrano anche i numerosi sequestri effettuati nel 2025 in Puglia dalle forze dell'ordine.
Le ricadute sarebbero particolarmente pesanti per la Puglia, cuore dell'olivicoltura nazionale. In regione l'ulivo è presente su oltre 370mila ettari, pari al 64% della superficie agricola utilizzata, coinvolgendo 148.127 aziende, il 43% del totale. Qui si producono cinque oli extravergine DOP e un'IGP Olio di Puglia. L'olivicoltura pugliese rappresenta la più grande fabbrica green del Mezzogiorno, con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie olivicola del Sud, quasi il 32% di quella nazionale e l'8% di quella comunitaria, per un valore di circa un miliardo di euro di Produzione Lorda Vendibile di olio extravergine.
È in questo contesto che l'ipotesi di raddoppiare le importazioni di olio d'oliva tunisino a dazio zero viene duramente contestata da Coldiretti e Unaprol, che parlano di un'ennesima scelta autolesionista da parte dell'Unione Europea. Secondo le organizzazioni, si continua a sacrificare una delle produzioni agricole più identitarie, l'olio d'oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l'industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spesso rivenduto all'estero come made in Italy, invece di garantire una giusta remunerazione all'olio nazionale. La presa di posizione arriva dopo l'annuncio del Governo tunisino dell'avvio di negoziati con l'Ue per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare il contingente agevolato di esportazione fino a 100mila tonnellate annue.
I dati confermano l'allarme. Nei primi nove mesi del 2025 le importazioni di olio tunisino in Italia sono aumentate del 38%, mentre i prezzi dell'extravergine italiano hanno registrato un crollo superiore al 20%, secondo un'analisi Coldiretti su dati Ismea. Oggi l'olio tunisino viene commercializzato a meno di 4 euro al litro, esercitando una forte pressione al ribasso sulle quotazioni dell'olio nazionale e costringendo molti olivicoltori a vendere al di sotto dei costi di produzione. Alla base di questa dinamica c'è l'attuale normativa europea che consente l'ingresso annuale di 56.700 tonnellate di oli vergini d'oliva a dazio zero, una soglia che ora si vorrebbe ulteriormente ampliare. A questo si aggiunge il regime del perfezionamento attivo, che permette di importare olio, "nazionalizzarlo" e riesportarlo, un meccanismo che penalizza il vero made in Italy, come segnalato anche dal Financial Times.
"Con una produzione di circa 300mila tonnellate di olio, un consumo interno di 400mila tonnellate e un export di altre 300mila, come è possibile che il prezzo dell'olio italiano pagato agli agricoltori sia crollato del 30%?" si chiede David Granieri, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol. "È evidente che qualcosa non torna. Come abbiamo più volte denunciato, si tratta di una speculazione da parte di alcuni trafficanti di olio che devono essere fermati. Serve un rafforzamento immediato dei controlli per proteggere i produttori onesti e tutelare la qualità del nostro olio extravergine."
"Ipotizzare l'aumento di importazioni a dazio zero significa aprire ancora di più le porte a olio extravergine d'oliva a basso costo e spesso di qualità discutibile, con un grave impatto sul patrimonio agroalimentare italiano", afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. "Questo modello spinge l'industria a privilegiare il prezzo più basso invece della qualità, mettendo a rischio la sostenibilità economica dei nostri produttori. Non possiamo accettare una concorrenza sleale che mette in pericolo il mercato dell'olio d'oliva e le nostre produzioni di eccellenza."
Sulla stessa linea Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, che denuncia come "si consenta di dichiarare italiano al 100% un olio che non lo è", definendo la pratica una truffa che colpisce l'intera filiera e mina la fiducia dei cittadini. "È evidente che siamo di fronte a una speculazione che va fermata. Alcuni industriali senza scrupoli – conclude Piccioni - approfittano delle falle del sistema per immettere sul mercato prodotto che di extravergine ha solo il nome, danneggiando i produttori onesti e ingannando i consumatori". Per questo Coldiretti e Unaprol chiedono alle autorità competenti di rafforzare i controlli nelle industrie olearie, verificando gli acquisti di olio extravergine provenienti da presunti frantoi italiani, come dimostrano anche i numerosi sequestri effettuati nel 2025 in Puglia dalle forze dell'ordine.
Le ricadute sarebbero particolarmente pesanti per la Puglia, cuore dell'olivicoltura nazionale. In regione l'ulivo è presente su oltre 370mila ettari, pari al 64% della superficie agricola utilizzata, coinvolgendo 148.127 aziende, il 43% del totale. Qui si producono cinque oli extravergine DOP e un'IGP Olio di Puglia. L'olivicoltura pugliese rappresenta la più grande fabbrica green del Mezzogiorno, con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie olivicola del Sud, quasi il 32% di quella nazionale e l'8% di quella comunitaria, per un valore di circa un miliardo di euro di Produzione Lorda Vendibile di olio extravergine.
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