Incontro con il Maestro Lotoro
Incontro con il Maestro Lotoro
Eventi e cultura

La musica concentrazionaria protagonista di “Storia e memoria. Per un nuovo Umanesimo musicale” con il Maestro Lotoro

Alla Biblioteca “Giuseppe Ceci” un viaggio tra note, testimonianze e memoria viva

La musica come testimonianza, la memoria come responsabilità collettiva: è stato questo il filo conduttore dell'incontro "Storia e memoria. Per un nuovo Umanesimo musicale", tenutosi ieri, giovedì 5 febbraio, presso la Biblioteca comunale "Giuseppe Ceci" di Andria, ultimo appuntamento del calendario cittadino dedicato alla Giornata della Memoria.

Ospite della serata il M° Francesco Lotoro, pianista e compositore che da oltre trent'anni recupera la musica scritta nei campi di concentramento e nei luoghi di prigionia tra il 1933 e il 1953. Un lavoro monumentale che ha portato alla costruzione di un archivio di migliaia di opere e documenti, restituendo voce ai musicisti internati durante i periodi più bui del Novecento.

Ad aprire l'incontro i saluti istituzionali dell'assessora alla Bellezza Daniela Di Bari, che ha ricordato come la memoria non debba essere solo commemorazione, ma esercizio costante di responsabilità: «La musica diventa strumento di speranza e di pace, capace di unire e di far riflettere sull'importanza di ricordare».

Un messaggio ripreso anche dal sindaco Giovanna Bruno, che ha sottolineato il valore educativo della memoria, soprattutto per le nuove generazioni, ricordando l'incontro con la senatrice Liliana Segre e la necessità di riconoscere l'odio e l'intolleranza anche nelle nuove forme: «Se non capiamo cosa è stato quell'orrore, difficilmente potremo riconoscere la violenza quando si ripresenta».

Il cuore della serata è stato l'intervento del Maestro Lotoro, che ha raccontato la sua ricerca iniziata negli anni Ottanta attraverso l'incontro diretto con i sopravvissuti. «La musica concentrazionaria non è una curiosità storica, ma una vera letteratura musicale.
Racconta la storia degli uomini, non solo quella degli eventi»
.

Lotoro ha spiegato quanto la testimonianza diretta sia fondamentale e quanto il lavoro sia stato possibile grazie ai fondi ricevuti: «La Regione Puglia ha finanziato i miei spostamenti per due anni. È diventato un po' come avere una casa, grazie alla possibilità di viaggiare 10-15 giorni di fila per incontrare i sopravvissuti. Solo così puoi capire che la storia degli uomini non è quella che ci hanno raccontato».

Raccontando le difficoltà dei primi incontri negli anni '88-'89, Lotoro ha ricordato quanto fosse complesso raccogliere testimonianze senza strumenti tecnologici moderni: «Allora dovevi intuire tutto, leggere negli sguardi e nelle parole. Oggi sarebbe più facile con uno smartphone, ma allora ogni colloquio era un atto di empatia diretta».

Secondo il Maestro, la musica rappresenta una delle testimonianze più autentiche della vita nei campi: «La musica non si può falsificare. Quando un deportato ricorda una melodia o un testo, quel ricordo non può essere inventato. È un codice che sblocca la memoria».

Ha sottolineato come le orchestre nei lager offrissero ai musicisti una fragile possibilità di sopravvivenza, pur restando all'interno di un sistema di violenza: «La musica non salvava la vita, ma poteva offrire una protezione temporanea, creando anche tensioni tra i prigionieri».

Il Maestro ha poi raccontato l'importanza della raccolta diretta delle testimonianze: «Ho incontrato i sopravvissuti nelle loro case, diventando parte delle loro famiglie. Non era solo una ricerca musicale, ma una ricerca umana». La precisione della memoria musicale, diversamente dai ricordi degli eventi, permette di ricostruire fedelmente la vita nei campi: «Una melodia o un testo sono processi infrangibili, che non si possono alterare. La musica è il codice che resta».

La serata si è conclusa con l'esposizione di spartiti originali e l'ascolto di brani composti nei campi di prigionia, trasformando la musica in un momento di riflessione collettiva. Un incontro intenso e partecipato, che ha confermato il valore della memoria come impegno civile quotidiano e non come semplice ricorrenza.
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