I ‘Paladini del territorio’ di Federcaccia
I ‘Paladini del territorio’ di Federcaccia
Attualità

I ‘Paladini del territorio’ di Federcaccia ripuliscono il boschetto di Sant'Agostino e la zona di Montevitolo

Quintali e quintali di rifiuti di ogni tipo: "una ignobile inciviltà contro l'ambiente e la salute di tutti noi"

Una azione imponente, sia dal punto di vista logistico che per le risorse umane impiegate, intraprese con un unico fine: quello di ripulire l'ambiente dall'inciviltà e dalla bruttura umana.
Ieri, domenica 29 maggio si è svolta l'ultima giornata di pulizia di molte aree a verde, il cui intervento è stato inserito nell'operazione nazionale "Paladini del Territorio", una manifestazione organizzata e sostenuta da Fondazione UNA – Uomo, Natura e Ambiente - in collaborazione con le associazioni venatorie del territorio nazionale, in primis Federcaccia, insieme a EcoCaccia e Museo d'Arte Venatoria.

Decine e decine di volontari, con mezzi ed attrezzature proprie, purtroppo anche nel silenzio e nell'indifferenza di molte delle istituzioni che sarebbero dovute intervenire, si sono sobbarcate l'onere di ripulire numerose aree boscate ed agricole, raccogliendo quintali e quintali di rifiuti di ogni genere, come accaduto ad Andria anche con il ritrovamento di scocche di auto rubate, carcasse di animali, insieme al reperimento di fusti e contenitori di liquido di non meglio specificata natura. Una ignobile condizione di inciviltà compiuta nei confronti del nostro habitat, con tutte le conseguenze di ordine igienico e sanitario che ne conseguono, al pari degli incontrollabili e continui incendi di rifiuti e plastica.

Il primo intervento ha riguardato lo storico boschetto di Sant'Agostino, in particolare l'area che si trova in contrada Cocevola. Furgoni e trattori hanno dato una mano agli oltre venti volontari, guidati da Riccardo Sgaramella, presidente della sezione Federcaccia Andria "Riccardo Marchio", coadiuvato da tanti soci veterani come Salvatore Cannone, Pietro Zagaria, Sabino Sinisi, Natale Zagaria, Savino Lorusso e Vincenzo Caldarola, d'intesa con il Presidente provinciale di Federcaccia Rossano Daleno. Circa una ventina di quintali di rifiuti di ogni genere, tra queste interi bustoni di rifiuti casalinghi, di masserizie varie, scarti di lavori edili e chi più ne ha ne metta. Uno spettacolo desolante nel vedere il boschetto pieno di queste schifezze. Tutto il materiale raccolto è stato posto lungo i lati di via Vecchia Spinazzola, pronto per essere raccolto dalla Società Sangalli, avvertita dell'intervento di pulizia, ma è bene sottolineare che all'interno del boschetto di Sant'Agostino vi sono ancora molte aree che necessitano di interventi di pulizia, aree dove si trovano fusti di ferro contenenti liquido sospetto.

E ci sono voluti oltre 10 sacchi per recuperare svariati chili di rifiuti abbandonati nell'atra area di intervento, in questo caso di Montevitolo: adesso il bosco è stato ripulito, almeno dai rifiuti meno ingombranti. Si tratta del solito ma pur sempre sconfortante risultato ottenuto dai volontari dell'Associazione Federcaccia- questa volta della sezione di Bisceglie- presieduta da Franco Acquaviva di Andria- che hanno aderito senza indugi all'iniziativa nazionale promossa dalla Fondazione Una e coordinata dalla F.I.D.C. Provinciale.

Hanno partecipato alle operazioni di ripristino ambientale con Franco Acquaviva, Edoardo Ceci Ginistrelli, Nicola Pizzolorusso, Giulio Campanale, Mario Marmo, Giuseppe D'Azzeo e Giuseppe Piccolo. Tutti cacciatori volontari, ai quali va riconosciuto un particolare encomio per l'impegno profuso a salvaguardia di un giovane bosco di pini e roverelle piantato agli inizi degli anni '80 in contrada Montevitolo, nel Comune di Andria, sulla via Vecchia di Spinazzola.

"Nella nostra moderna civiltà- commenta il Presidente F.I.D.C. Franco Acquaviva- la qualità della vita dipende essenzialmente dall'ambiente che la circonda. Ogni anno l'eccessivo inquinamento dei boschi, ma anche dei terreni circostanti, trasforma le nostre poche aree verdi in pericolosi depositi di rifiuti nocivi e tossici con gravissimi danni per la salute dell'uomo e dell'eco-sistema. E ancora: questa ultima giornata ecologica evidenzia una sorta di rassegnazione dell'uomo all'ineluttabilità del suo destino e alla grottesca inciviltà di coloro che continuano a creare disastri nell'agro andriese. Ma anche l'inerzia di chi non ha saputo prevenire un simile disastro con un'accurata analisi del territorio, un'azione di ripulitura delle aree a rischio, di comunicazione alla cittadinanza e di prevenzione attiva sfruttando appieno la tecnologia e trasformando gli illeciti in una risorsa pecuniaria in danno dei trasgressori.
Dinanzi agli occhi dei volontari, invece del rigoglioso bosco di querce, si è presentato il solito degrado ambientale che caratterizza tutto l'agro: copertoni, frigoriferi, fustoni di olio, buste, vetri, plastica, sacchetti ricolmi di immondizia e perfino una cyclette. Altro che raccolta differenziata, energia alternativa e transizione ecologica: l'ignobile abbandono dei rifiuti in campagna, sotto i ponti, nei campi e nei boschi sembra essere un serio problema culturale per anni trascurato da chi ne aveva in capo la responsabilità".

E' facile intuire come l'inquinamento dei boschi si traduce in un pericoloso degrado della qualità dell'aria e dell'ambiente circostante ma il problema presenta un ulteriore terribile aspetto: i rifiuti vengono sistematicamente bruciati da persone irresponsabili e le particelle inquinanti provenienti dalla combustione di plastica, polistirolo e copertoni si trasformano in diossina allo stato puro che, una volta immessa nell'atmosfera, ricade al suolo ed entra a far parte della catena alimentare. In altre parole: tutto ciò che di nocivo viene bruciato finisce nei nostri polmoni e sulle nostre tavole!"

"Vi è peraltro da dire che le diossine, nel loro insieme, sono molecole molto varie a cui appartengono composti cancerogeni estremamente pericolosi per l'uomo e per gli animali, arrivando a livelli di tossicità valutabili tra i più potenti veleni mai conosciuti i quali, per effetto della combustione, entrano direttamente a far parte della catena alimentare inquinando l'ambiente per un raggio di oltre 5 chilometri. Per dirla in parole povere, la diossina è portatrice di tumori di varie specie che mortificano inesorabilmente la specie umana, talvolta in maniera letale.
Tutto questo inquinamento avviene in spregio alle migliori conquiste di civiltà e soprattutto alle norme ambientali che integrano una fattispecie di reato abbastanza grave. In buona sostanza, chi brucia pneumatici e altre sostanze tossiche e nocive, deve rispondere di inquinamento ambientale davanti alla Procura della Repubblica.
Forse sarà il caso che i cittadini più avvezzi a tale ignobile comportamento comincino a pagare le prime sanzioni penali previste dal Codice dell'ambiente, oltre all'obbligo del ripristino dello stato di quei luoghi che oggi versano in condizioni di assoluta emergenza.
I volontari della Federcaccia, come sempre, saranno disposti a fare la loro parte ma la gestione dell'ambiente deve assolutamente cambiare: non c'è più tempo per rimediare e per le promesse, ma soprattutto non c'è più spazio per la comune inciviltà!", conclude Acquaviva.
17 fotoI ‘Paladini del territorio’ di Federcaccia
I ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di FedercacciaI ‘Paladini del territorio’ di Federcaccia
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