Circolo della Sanità di Andria
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«Dietro le porte chiuse» per dire “no” alla violenza di genere e analizzare la rete di intervento

Evento organizzato dal Circolo della Sanità di Andria con il coinvolgimento di CAV, medici e legali

Sono ancora tante le porte chiuse e c'è ancora poca conoscenza di quello che accade dietro quelle porte chiuse. E la cronaca giornaliera purtroppo lo testimonia. La violenza di genere ed in particolare contro le donne resta un tema di cui è necessario parlare. Da questo assunto è partita l'iniziativa del Circolo della Sanità di Andria che ha coinvolto diversi esperti in un dialogo aperto e multidisciplinare per parlare proprio di violenza di genere. «Come circolo della sanità abbiamo sentito il dovere di promuovere questo momento di riflessione su un tema ancora molto attuale e ne registriamo anche oggi l'attualità, quello della violenza di genere – ha spiegato la dott.ssa Giuliana Campanile Presidente del Circolo della Sanità di Andria - che non è un problema privato o familiare ma è un problema che coinvolge l'intera comunità da un punto di vista sociale, culturale, medico, sanitario e legale. La conclusione di questa giornata è quanto sia importante il lavoro di rete svolto dai professionisti ognuno nel proprio campo per riuscire a creare una protezione forte e coordinata».

Nella serata andriese arricchita anche da un contributo musicale di Emanuela Abbattista e dal sassofono di Antonio Muggeo si è partiti però nell'analisi del problema da chi interviene tutti i giorni per accompagnare le donne vittime di violenza. Una violenza che ormai si muove in diverse tipologie di abusi ma per cui le donne continuano ad esser spesso succubi. Ed allora ecco la necessaria rete informativa e di azione che tuttavia spesso si scontra comunque con la paura. «Purtroppo molte donne hanno ancora paura di chiedere aiuto – ha detto nel suo intervento Patrizia Lomuscio del CAV RiscoprirSi di Andria - paura di rivolgersi ai servizi, hanno anche poca consapevolezza sicuramente più rispetto agli anni passati perché adesso di questo tema se ne parla molto di più, però c'è ancora molta resistenza, c'è ancora molta paura, paura del giudizio, paura delle ritorsioni, paura di essere lasciate sole».

Nella serata spazio anche alle questione legali con l'avv. Stefania Campanile. Ma tra i primi punti di contatto con le donne che hanno subito violenza c'è senza dubbio il Pronto Soccorso che ha poi il compito di avviare dei percorsi definiti. «Il pronto soccorso è il front office, è quello che intercetta – ha detto il dott. Ernesto La Salvia Responsabile del Pronto Soccorso dell'Ospedale "Bonomo" di Andria - che raccoglie la prima deposizione della donna che ha subito questa onta relazionale, chiamiamola così, ed è il primo che avvia un percorso, mette la persona su un percorso, su una strada, un percorso obbligato come un tram, lo deve seguire su quel binario perché è l'unica maniera per garantire a quella persona, non dico un ritorno alla serenità, ma perlomeno la certezza che queste cose non si dovranno più ripetere, almeno per quanto la riguarda».

In tema di prevenzione o intervento preventivo ci sono senza dubbio anche i medici di medicina generale che hanno una conoscenza decisamente approfondita del territorio e delle famiglie. «La prima sentinella sul territorio dal punto di vista medico è il medico di famiglia – ha detto il Dott. Donato Raimondi, ginecologo e medico di medicina generale - che per la sua peculiarità di vicinanza alla donna o alla famiglia di quella donna dovrebbe o potrebbe avere sentore che ci può essere qualche cosa che non va. C'è attenzione a questo tema ma sicuramente si può fare ancora tanto. I medici di medicina generale si muovono e su questo ambito a livello di territorio c'è bisogno di creare ancor più una rete di collaborazione anche con i centri antiviolenza».

Il ruolo importante di salvaguardia anche del reparto di Ginecologia in questo caso dell'Ospedale "Bonomo" di Andria, lo ha spiegato il direttore dell'unità operativa andriese il dott. Beniamino Casalino: «Salvaguardare la vittima di violenza, distinguere le tipologie di violenza e capire anche gli accertamenti spesso non ripetibili e compito del ginecologo e compito dell'ospedale in una prima fase».

In parallelo all'evento è stato promosso anche un concorso artistico dalla poesia alla pittura, dalla scultura alla fotografia fino alle arti digitali con il coinvolgimento di diversi istituti tra cui l'Ettore Carafa, il "Lotti-Umberto I" ed il "Colasanto", tutti premiati nelle tre diverse categorie per i bellissimi elaborati realizzati sul tema della violenza di genere.
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