Carciofi egiziani
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Carciofi egiziani invadono i mercati pugliesi. La protesta degli agricoltori

Nuova protesta per cambiare le politiche europee che minacciano la sopravvivenza del settore

Invasione di carciofi egiziani sul mercato all'ingrosso, una concorrenza sleale che si ripercuote sui prezzi del pregiato violetto di Brindisi crollati a 20 centesimi a capolino per lo stop dei consumi di ortaggi che non riescono a coprire gli aumentati costi di produzione. E' quanto denuncia Coldiretti Puglia che denuncia l'invasione di carciofi egiziani sul mercato all'ingrosso, mentre i prezzi del carciofo violetto di Brindisi nei campi non riescono a coprire neppure i costi di produzione, per cui gli agricoltori pugliesi manifesteranno a Bruxelles quest'oggi, lunedì 26 febbraio, con il corteo di protesta per cambiare le politiche europee che minacciano la sopravvivenza del settore, affinché l'UE garantisca il principio di reciprocità e venga messo uno stop alle importazioni che non rispettano gli standard europei, alle frodi sull'origine e l'italian sounding anche in Italia.

Inaccettabile il crollo dei prezzi di quasi il 70% per il carciofo violetto di Brindisi, il francesino, un prodotto pregiato che oggi vede le quotazioni a picco fino a 0,20 euro a capolino, anche per la concorrenza spietata delle importazioni selvagge dall'estero di prodotto di dubbia qualità da Tunisia ed Egitto. Una situazione inaccettabile in uno scenario di crisi che andrebbe affrontata con maggiore serietà senza speculare sugli anelli più deboli della filiera, gli agricoltori e i consumatori.

Va riposta una particolare attenzione – aggiunge Coldiretti Puglia – alla provenienza dei prodotti acquistati con un deciso orientamento a sostenere gli acquisti di prodotti Made in Puglia per aiutare lavoro ed economia. In Puglia si producono 1.245.400 quintali di carciofi – ricorda Coldiretti Puglia – di cui 475mila solo nella provincia di Brindisi, una delle aree vocate soprattutto per i carciofi di pregio, tanto da essersi assicurata il riconoscimento comunitario della IGP (indicazione Geografica Protetta) al carciofo brindisino.

Sugli accordi commerciali occorre garantire il principio di reciprocità e in tale ottica è positivo l'annuncio della Commissione Ue sul fatto che "non sono soddisfatte le condizioni" per raggiungere un accordo commerciale con i Paesi del Mercosur, il mercato comune dell'America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Una scelta che segue la denuncia della Coldiretti in Italia sulla concorrenza sleale provocata dalle gravi inadempienze di molti Paesi sudamericani sul piano della sostenibilità delle produzioni agroalimentari con rischi per l'ambiente, la sicurezza alimentare e lo sfruttamento del lavoro minorile evidenziato dallo stesso dipartimento del lavoro statunitense. Vanno fermate le importazioni sleali ed introdurre con decisione il principio di reciprocità per fare in modo che tutti i prodotti che entrano nell'Unione rispettino gli stessi standard dal punto di vista ambientale, sanitario e del rispetto delle norme sul lavoro previsti nel mercato interno.

Occorre al contempo lavorare – precisa la Coldiretti – per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni. In questo contesto è importante l'opportunità del Pnrr con richieste di investimenti per i contratti di filiera superiori alla dotazione – conclude la Coldiretti – e l'incremento dei fondi va nella direzione auspicata di aumentare la produzione in settori cardine, dalla pasta alla carne, dal latte all'olio, dalla frutta alla verdura e "raffreddare" il carovita che pesa sulle tasche degli italiani e sui costi delle imprese.
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