Umori di festa o rumori di guerra?
Umori di festa o rumori di guerra?
Attualità

Umori di festa o rumori di guerra?

Riflessione di don Ettore Lestingi, presidente della Commissione Liturgica diocesana

Finalmente siamo in ripresa e in Città c'è aria di festa. E' bello rivedere piazze addobbate per l'accoglienza di manifestazioni ludiche: biciclettate, sagre, complessi musicali. Una Amministrazione che si impegna a realizzare iniziative perché l'estate diventi occasione di incontri restando in Città, evitando la fuga di massa verso altri lidi. Facciate di Chiese addobbate con luminarie, segno di comunità in festa in onore del proprio Santo Patrono, Processioni, spettacoli e eventi che fanno famiglia. Finalmente insieme per vivere momenti di leggera spensieratezza dopo una pandemia che ha curvato le nostre schiene e ci ha rubato il sorriso sulle labbra.

E ancora storditi da notizie di guerra con conseguenze sociali ed economiche che coinvolgono anche paesi non direttamente coinvolti. Ancora c'è incertezza e paura. Ma nonostante tutto dobbiamo fare festa. E festa sia! Gli elementi che da sempre fanno di un evento una festa sono musica, luci e fuochi pirotecnici. La musica è carezza dell'anima, eleva lo spirito e coinvolge in abbracci danzanti! Le luci sono speranza che illumina le tante notti della sofferenza umana. I fuochi pirotecnici nella tradizione pagana servivano a cacciare le potenze del male, perché niente e nessuno deve poter rovinare la festa.

Ma a proposito dei fuochi pirotecnici mi permetto di fare una riflessione tenendo presente la situazione di guerra che ha coinvolto molte realtà, come la Caritas diocesana e altre associazioni, nell'accoglienza di bambi e donne che fuggono dalla tragedia bellica in Ucraina. Da che cosa fuggono? Dalla paura di bombardamenti e dal loro assordante e tremendo rumore. Ora essi sono con noi, al sicuro, ma non pensate che solo il rumore di un fuoco pirotecnico diventa per loro memoria e quindi causa di rinnovata paura? Se per noi i fuochi pirotecnici sono umori di festa per loro sono rumori di guerra, memoria di lutti strazianti, di case distrutte e di futuro negato. Di qui una proposta: almeno in questo periodo evitiamo i fuochi pirotecnici e, in nome della fratellanza umana che supera steccati e abbatte muri culturali, sociali e religiosi, devolviamo le corrispettive spese alla Caritas e Associazioni che, a nome e per conto di tutti, hanno preso in cura le vittime, ferite nel corpo e nello spirito, da quella che Papa Francesco chiama "una pazzia".

Trasformiamo allora i fuochi pirotecnici da rumori di guerra i umori di festa. E la festa sarà più vera!
  • don Ettore Lestingi
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