
Sport
Strutture indoor di Andria, Lamorte: «Gestione scellerata, dove sono finiti i principi dello sport?»
Il Direttore Generale della Manzoni Pallavolo Andria interviene sui recenti atti amministrativi
Andria - domenica 1 febbraio 2026
Riceviamo e pubblichiamo una nota di Pietro Lamorte, Direttore Generale della Manzoni Pallavolo Andria.
«La mia presa di posizione è quella di un cittadino andriese sbigottito e disorientato, prima ancora che del direttore generale della Manzoni Pallavolo Andria, e mi riferisco all'analisi delle azioni politiche scelleratissime che l'attuale amministrazione comunale sta attuando nella gestione delle strutture sportive di proprietà del Comune. Ho parlato di azioni politiche ma potrei definirle atti vandalici istituzionali, con decisioni unilaterali che entrano a gamba tesa nel mondo dello sport, e qui fanno ancora più male, visto che parliamo di sport, un mondo dove i principi di lealtà, correttezza e partecipazione sono elementi imprescindibili o onnipresenti.
Non mi dilungo per non distogliere l'attenzione dagli ultimi atti amministrativi, che rappresentano tristemente la prova provata delle considerazioni in premessa. Accade tutto nel mese di gennaio.
Dapprima si indice una unica gara per la gestione di tre strutture comunali indoor, due Polivalenti, uno in via delle Querce l'altro in via Specchia, e un Palasport in via Germania; mettono insieme i due Polivalenti fatiscenti dove non si potranno mai organizzare eventi redditizi di pubblico spettacolo, e un Palasport dove i ricavi potrebbero beneficiare anche di spettacoli o concerti a pagamento. Senza alcuna logica virtuosa, si lascia la libertà di partecipare solo per una struttura, anzi vi è persino il limite di aggiudicarsi la gestione di una sola struttura, con la facilissima previsione che, visti i numeri che espongo a seguire, nessuno parteciperà per i Polivalenti e potrebbe essere assegnata la gestione del Palasport a soggetti che ne farebbero occasione di arricchimento più che legittimo, senza alcun obbligo di tenere al centro delle loro attività la sopravvivenza di tutti gli sport indoor.
Per i Polivalenti, dove si praticano notoriamente gli sport "poveri" e le uniche entrate derivano dalle tariffe (imposte dall'ente) che le associazioni sportive pagano e già faticano a quadrare i conti, si pretende dal soggetto interessato alla gestione, la presa in carico di costì annuali assurdi, un canone annuo minimo di € 25.000,00 e il peso finanziario di tutte le utenze e manutenzioni, ma anche di migliorie ad attrezzature e impianti, e un programma di attività che includano e garantiscano l'uso delle stesse strutture per la pubblica utilità, a favore della inclusione e delle scuole. Per il Palasport, seppure la prospettiva dei ricavi, per i motivi sopra rappresentati potrebbe essere 10 e più volte superiore, viene chiesto un canone annuo minimo di soli € 35.000,00.
E così nascono i miei perché, tutti in attesa di risposte.
Perché non "costringere" il soggetto interessato al Palasport, facendo un lotto unico, anzi mettendo dentro il dimenticato Polivalente San Valentino, a farsi carico della gestione dei 3 polivalenti comunali, e prendersi finalmente la responsabilità di garantire la pratica di tutti gli sport "minori" indoor, con una condivisione vera tra le tante associazioni sportive dilettantistiche, come mai è stato fatto in passato dall'ufficio sport, da sempre luogo di liti irrisolte, tra dirigenti incompetenti e assessori inconcludenti?
E perché, con altro bando, per la gestione dell'impianto sportivo comunale da adibire a padel, denominato "ex pista" sito in via Barletta, viene chiesto un canone annuo minimo di soli € 15.000,00?
E perché, con una determina dirigenziale, di alcuni giorni addietro, si procede con un affidamento diretto, e postumo, concedendo l'uso (di fatto in essere da settembre scorso) dello stadio comunale alla società di calcio Fidelis Andria, senza indizione di alcun bando ma anche senza sottoscrizione di alcuna convenzione, che avrebbe potuto imporre impegni o oneri alla società sportiva, al fine di giustificare un affidamento diretto e gratuito, pur essendoci una rilevanza economica evidentissima come per il Palasport?
E perché, e qui gli atti da verificare sono più d'uno, con contratto pubblico n°7876 di Rep. del 05.06.2007 e, successivamente, con Determinazioni Dirigenziali n°4474 del 19/12/2013 e n°62 del 16/01/2017, il Servizio Sport affidava in favore dell'Associazione Circolo Tennis di Andria, la gestione dell'impianto tennistico comunale, sito in Via A. Grandi, con canone annuale pari a soli € 5.100,00, seppure siano presenti rilevanti attività redditizie, tra lezioni private di tennis e libera ristorazione?
Qualche giorno fa la maggioranza politica, per giustificare i bandi così esosi per l'affidamento della gestione dei fatiscenti polivalenti, ha sottolineato, senza vergogna, il loro obbligo a rispettare le deliberazioni della Corte dei Conti n. 192 del 3 dicembre 2025, laddove si rimarca "il progressivo minor incasso dal 2021 al 2025 rispetto agli impegni assunti con il Piano di Riequilibrio rimodulato. Incassi pari alla metà prevista", e si rammenta che "la gestione degli impianti sportivi integra un servizio pubblico locale di rilevanza economica e, come tale, l'affidamento della relativa gestione deve avvenire mediante procedure a evidenza pubblica".
Uno strabismo politico che guarda nella solita direzione clientelare, un occhio di facciata al bene comune, un occhiolino sfacciato all'amico di turno».
«La mia presa di posizione è quella di un cittadino andriese sbigottito e disorientato, prima ancora che del direttore generale della Manzoni Pallavolo Andria, e mi riferisco all'analisi delle azioni politiche scelleratissime che l'attuale amministrazione comunale sta attuando nella gestione delle strutture sportive di proprietà del Comune. Ho parlato di azioni politiche ma potrei definirle atti vandalici istituzionali, con decisioni unilaterali che entrano a gamba tesa nel mondo dello sport, e qui fanno ancora più male, visto che parliamo di sport, un mondo dove i principi di lealtà, correttezza e partecipazione sono elementi imprescindibili o onnipresenti.
Non mi dilungo per non distogliere l'attenzione dagli ultimi atti amministrativi, che rappresentano tristemente la prova provata delle considerazioni in premessa. Accade tutto nel mese di gennaio.
Dapprima si indice una unica gara per la gestione di tre strutture comunali indoor, due Polivalenti, uno in via delle Querce l'altro in via Specchia, e un Palasport in via Germania; mettono insieme i due Polivalenti fatiscenti dove non si potranno mai organizzare eventi redditizi di pubblico spettacolo, e un Palasport dove i ricavi potrebbero beneficiare anche di spettacoli o concerti a pagamento. Senza alcuna logica virtuosa, si lascia la libertà di partecipare solo per una struttura, anzi vi è persino il limite di aggiudicarsi la gestione di una sola struttura, con la facilissima previsione che, visti i numeri che espongo a seguire, nessuno parteciperà per i Polivalenti e potrebbe essere assegnata la gestione del Palasport a soggetti che ne farebbero occasione di arricchimento più che legittimo, senza alcun obbligo di tenere al centro delle loro attività la sopravvivenza di tutti gli sport indoor.
Per i Polivalenti, dove si praticano notoriamente gli sport "poveri" e le uniche entrate derivano dalle tariffe (imposte dall'ente) che le associazioni sportive pagano e già faticano a quadrare i conti, si pretende dal soggetto interessato alla gestione, la presa in carico di costì annuali assurdi, un canone annuo minimo di € 25.000,00 e il peso finanziario di tutte le utenze e manutenzioni, ma anche di migliorie ad attrezzature e impianti, e un programma di attività che includano e garantiscano l'uso delle stesse strutture per la pubblica utilità, a favore della inclusione e delle scuole. Per il Palasport, seppure la prospettiva dei ricavi, per i motivi sopra rappresentati potrebbe essere 10 e più volte superiore, viene chiesto un canone annuo minimo di soli € 35.000,00.
E così nascono i miei perché, tutti in attesa di risposte.
Perché non "costringere" il soggetto interessato al Palasport, facendo un lotto unico, anzi mettendo dentro il dimenticato Polivalente San Valentino, a farsi carico della gestione dei 3 polivalenti comunali, e prendersi finalmente la responsabilità di garantire la pratica di tutti gli sport "minori" indoor, con una condivisione vera tra le tante associazioni sportive dilettantistiche, come mai è stato fatto in passato dall'ufficio sport, da sempre luogo di liti irrisolte, tra dirigenti incompetenti e assessori inconcludenti?
E perché, con altro bando, per la gestione dell'impianto sportivo comunale da adibire a padel, denominato "ex pista" sito in via Barletta, viene chiesto un canone annuo minimo di soli € 15.000,00?
E perché, con una determina dirigenziale, di alcuni giorni addietro, si procede con un affidamento diretto, e postumo, concedendo l'uso (di fatto in essere da settembre scorso) dello stadio comunale alla società di calcio Fidelis Andria, senza indizione di alcun bando ma anche senza sottoscrizione di alcuna convenzione, che avrebbe potuto imporre impegni o oneri alla società sportiva, al fine di giustificare un affidamento diretto e gratuito, pur essendoci una rilevanza economica evidentissima come per il Palasport?
E perché, e qui gli atti da verificare sono più d'uno, con contratto pubblico n°7876 di Rep. del 05.06.2007 e, successivamente, con Determinazioni Dirigenziali n°4474 del 19/12/2013 e n°62 del 16/01/2017, il Servizio Sport affidava in favore dell'Associazione Circolo Tennis di Andria, la gestione dell'impianto tennistico comunale, sito in Via A. Grandi, con canone annuale pari a soli € 5.100,00, seppure siano presenti rilevanti attività redditizie, tra lezioni private di tennis e libera ristorazione?
Qualche giorno fa la maggioranza politica, per giustificare i bandi così esosi per l'affidamento della gestione dei fatiscenti polivalenti, ha sottolineato, senza vergogna, il loro obbligo a rispettare le deliberazioni della Corte dei Conti n. 192 del 3 dicembre 2025, laddove si rimarca "il progressivo minor incasso dal 2021 al 2025 rispetto agli impegni assunti con il Piano di Riequilibrio rimodulato. Incassi pari alla metà prevista", e si rammenta che "la gestione degli impianti sportivi integra un servizio pubblico locale di rilevanza economica e, come tale, l'affidamento della relativa gestione deve avvenire mediante procedure a evidenza pubblica".
Uno strabismo politico che guarda nella solita direzione clientelare, un occhio di facciata al bene comune, un occhiolino sfacciato all'amico di turno».
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