Santa Maria Vetere
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Commento

Santa Maria Vetere: breve storia di una piazza di Andria

Lettera aperta al Sindaco Bruno ed alla Civica Amministrazione da parte di Rosella Fuzio Cicco, figlia dell'indimenticato preside Gerolamo Fuzio

Da essere una landa deserta era diventato simbolo di pace, non possono descriversi in un solo articolo i dettagli di un'opera grandiosa, voluta nell'ottavo centenario della nascita di San Francesco. Un ponte univa le sponde di una vasca sul cui fondo erano scritti i primi versi della Laudatio. Lungo il suo camminamento, erano scandite le opere dell'uomo, attraverso statuette di bronzo. Tutto era un continuo messaggio di vita con i suoi valori.


Gent. mo Sindaco Città di Andria, avv. Giovanna Bruno e per c.a Amministrazione comunale chi le scrive è Rosella Fuzio Cicco, figlia di Gerolamo Fuzio, cittadino di questa città che amò fin dalla sua tenerissima età. Lavorando, in silenzio, senza ostentazione per plausi e benemerenze, fece proprio di quella piazza che, adesso, vi accingete a ristrutturare, un fiore all'occhiello di quel quartiere, della città tutta, della città Andria. Correva l'anno 1986 quando fu inaugurato, ma ideato nel 1982. La vastissima piazza era una landa deserta e abbandonata, era in periferia e come tale era considerata. Ma la sua caparbietà, la sua forte volontà, il suo senso civico e di bellezza comunicativa, lo portarono a voler realizzare una piazza che, nella sua originaria realizzazione, era di forte impatto educativo, simbolicamente rappresentato. Vedeva una collaborazione stretta tra l'Associazione dei Mutilati ed Invalidi di guerra, di cui era presidente, le istituzioni e 24 professionisti di Andria che contribuirono, anche finanziariamente, alla sua attuazione. Ma ahimè! fu stravolta nella sua architettura che si ispirava al grande messaggio di pace di cui propulsore era il poverello di Assisi. Mio padre si adoperò per questa piazza, il cui architetto fu Paolo Pastore. Era grandiosa, era monito ai giovani, ai piccoli, agli anziani che si presero cura di tutto l'impianto. Nella serata di inaugurazione il suo invito ai tantissimi partecipanti fu di non distruggere questa opera unica nella sua strutturazione anche iconografica.
Ma, un bel giorno, (amministrazione 2005-2010), anno 2007, una ruspa demolitrice abbattè quanto costruito con l'impegno e il sacrificio di molti. A nulla servirono i miei colloqui telefonici con chi era addetto all'urbanistica: Suggerii una serie di soluzioni, che avrebbero risolto il problema e lasciata integra e immutata la tipologia della piazza, unica, nel suo genere, nella nostra città. La piazza era diventata centro propulsore di nuove direttrici di sviluppo urbanistico e di nuove attività economiche. Sed, alea iacta est. Irrevocabile fu la posizione adottata. Altro che riqualificazione, fu demolizione.
Per questa opera, così innovativa e simbolica, fu anche definito PAZZO, ma lui non "si curò di lor", continuò imperterrito. Qualcuno nella serata di inaugurazione lo rimproverò, bonariamente, perché non avesse messo il suo nome, ma lui con la modestia che lo caratterizzava disse: "non importa! la cosa importante è contribuire alla bellezza". Pagine intere della Gazzetta furono piene di articoli scritti dal prof. Pasquale Massaro. È giusto ricordare ai giovani, forse, a tutti l'opera degli uomini del silenzio, qui, sono nell'isola dei dimenticati, lì, sono nell'isola dei grandi al cospetto di Dio. Mi si può dire che è l'amore filiale a parlare, ma non è così! Sono le pietre che raccontano la storia fatta di azioni di uomini geniali e lungimiranti. I giovani devono sapere per onestà di cronaca, intellettuale e mentale.
Rosella Fuzio Cicco
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