Salta per manca del numero legale la seduta di consiglio regionale
Salta per manca del numero legale la seduta di consiglio regionale
Commento

Salta la seduta di consiglio regionale per mancanza del numero legale

Il commento di Peppino Pirro: "Mancata integrazione delibera di promozione del referendum abrogativo dell'autonomia differenziata"

"Dopo la manifesta sciatteria nell'approvazione incompleta, e quindi non valida, della legge di promozione del referendum sulla autonomia differenziata consumatasi nella scorsa seduta di consiglio regionale, oggi è andata in scena una analoga tragicommedia. Stesso il luogo, il consiglio regionale di Puglia, stessi gli attori, i componenti dell'assemblea regionale, stesse le inconsapevoli vittime, i cittadini pugliesi. La legge finanziaria regionale non è stata approvata per mancanza della maggioranza qualificata necessaria, ovvero la metà più uno dei componenti. Dopo una sospensione, l'assemblea è stata sciolta per mancanza di numero legale. Non si è potuto pertanto procedere alla integrazione della delibera di promozione del referendum abrogativo dell'autonomia differenziata, che nella seduta precedente era stata sciattamente approvata in maniera incompleta. Questo provoca il blocco del referendum promosso dalle regioni che, secondo la Costituzione, debbono essere cinque: Campania, Emilia Romagna, Toscana, Sardegna hanno già deliberato. Manca la Puglia che in tal senso si era accordata. Tutto rimane al palo ma…poco importa. Vi sopperiscono le centinaia di migliaia di italiani, e fra essi le migliaia di pugliesi, che stanno firmando la richiesta di referendum popolare. Alla sciatteria si aggiunge il disdoro: sta man mano venendo via la patina di oro che che dava brillantezza alla istituzione e affiora il vil metallo del quale è in realtà composto. Le Istituzioni meritano rispetto, e con esse i cittadini che da esse dipendono. Non ci sono giustificazioni che tengano. E' un obbligo morale, prima che politico, garantire la presenza negli Organi. E mi è tornato, a tal proposito, in mente un episodio del lontano 1991. Ero segretario della DC di Andria. Si celebrava un Consiglio Comunale, nel cui o.d.g. Vi erano dei punti importanti per la Comunità cittadina. Sindaco era il compianto Riccardo Terzulli. Era consigliere comunale, fra gli altri, Peppino Colasanto che aveva pochi mesi prima terminato il suo mandato di Presidente della Regione Puglia. Era gravemente malato. C'era il rischio che la sua assenza potesse determinare la bocciatura dei provvedimenti o il mancato raggiungimento del numero legale. Mi chiamò poco prima dell'inizio e mi chiese di andarlo a prendere: non era nelle condizioni di poterci arrivare da solo a Palazzo di Città. Sapendo in che condizioni versava, gli dissi che non c'era bisogno della sua presenza. Capì che la mia era una pietosa bugia e mi intimò di andarlo a prendere. Lo accompagnai in aula, diede la sua presenza, dopodiché lo accompagnai nella sala della giunta, ove si sdraiò su di un divano: i dolori che avvertiva erano lancinanti. Stette lì fino alla fine, entrando in aula al momento del voto. Dopo pochi mesi, nell'agosto del '91, morì.
Mi direte, altri tempi: certo altri tempi. Altra Politica: certo altra politica. Altri Uomini: certo altri Uomini. Ciò che non è cambiato il rigore con il quale l'altissima funzione di rappresentanza democratica deve essere esercitata. Quello no, non è cambiato. VERGOGNA!
P.S. Avvilisce il silenzio di quanti, rappresentati politici ed istituzionali ad ogni livello, assistono alla tragicommedia. Evidentemente temono, parlando, di compromettere il proprio posto al sole! Mbe'…un po' vergognatevi anche voi per i vostri silenzi!"
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