
Vita di città
Protocollo contro lo sfruttamento lavorativo, Cgil: "Bene ma sia subito operativo"
Flai, Inca e Cgil Bat alla sigla in Prefettura a Barletta
Andria - sabato 7 febbraio 2026
"Bene il Protocollo nei suoi contenuti, tra cui troviamo il richiamo della legge all'avanguardia, la 199 del 29 ottobre 2016, scritta dopo la morte di Paola Clemente nelle campagne di Andria e recante "Disposizione in materia di contrasto al fenomeno del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura". Bene anche le tante figure istituzionali che hanno firmato il Protocollo ma ci sono aspetti che ci lasciano ancora l'amaro in bocca", commenta così Dora Lacerenza, segretaria generale della Flai Cgil Bat la firma del Protocollo Provinciale Multi-agenzia, per il contrasto dello sfruttamento lavorativo, l'emersione e la presa in carico integrata delle persone vittime di sfruttamento.
"Non possiamo non tornare ad evidenziare che siamo ancora in attesa di convocazione da parte dell'Inps della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità programmata nell'ultimo incontro tenutosi presso l'Inps di Andria il 26 settembre 2025 per la fine di ottobre 2025. Siamo ad oltre tre mesi dalla data fissata, e messa a verbale, ma ad oggi ancora nessuna convocazione. Oltre a ciò si aggiunge il rammarico dell'esiguo numero di aziende iscritte alla Rete (appena 31 nella Bat). È necessario, dunque, che tutti facciano la loro parte perché noi, con la nostra attività di sindacato di strada, ogni giorno incontrando lavoratrici e lavoratori ci vengono raccontate tante problematiche ancora esistenti, a partire dal sotto-salario a salute e sicurezza, temi molto importanti che, molto spesso, mettono in concorrenza sleale le aziende sane con quelle che continuano a voler stare nell'illegalità", sostiene Lacerenza.
"Ci stiamo già attivando, per quelle che sono le nostre competenze, perché quella firma non resti sulla carta e quelle azioni decise nel protocollo non siano solo un elenco di tanti buoni proposti. Siamo al lavoro con diverse categorie della Cgil affinché quell'intesa – commenta Michele Valente, segretario generale Cgil Bat - si traduca subito in fatti concreti per rafforzare una cultura della legalità e della responsabilità sociale del territorio, soprattutto, se pensiamo a tutti i settori produttivi che impiegano migranti. Oltre al fatto che, nel nostro DNA è presente la convinzione della necessità di prevenire e contrastare lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Noi continueremo a denunciare, come già facciamo, le situazioni di sfruttamento nel mondo del lavoro ma è necessario che poi si passi alla concreta presa in carico delle vittime di sfruttamento lavorativo e di garantire una presa in carico congiunta, integrata e tempestiva delle persone che ne risultano vittime. Una occasione potevano essere i fondi del PNNR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza per il superamento dei ghetti per cui possiamo parlare di un quasi totale fallimento perché del finanziamento di 200 milioni saranno spesi appena 24,8 milioni e solo in 11 Comuni dei 37 inizialmente individuati, uno solo nella Bat a Bisceglie da cui attendiamo convocazione".
"Non possiamo non tornare ad evidenziare che siamo ancora in attesa di convocazione da parte dell'Inps della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità programmata nell'ultimo incontro tenutosi presso l'Inps di Andria il 26 settembre 2025 per la fine di ottobre 2025. Siamo ad oltre tre mesi dalla data fissata, e messa a verbale, ma ad oggi ancora nessuna convocazione. Oltre a ciò si aggiunge il rammarico dell'esiguo numero di aziende iscritte alla Rete (appena 31 nella Bat). È necessario, dunque, che tutti facciano la loro parte perché noi, con la nostra attività di sindacato di strada, ogni giorno incontrando lavoratrici e lavoratori ci vengono raccontate tante problematiche ancora esistenti, a partire dal sotto-salario a salute e sicurezza, temi molto importanti che, molto spesso, mettono in concorrenza sleale le aziende sane con quelle che continuano a voler stare nell'illegalità", sostiene Lacerenza.
"Ci stiamo già attivando, per quelle che sono le nostre competenze, perché quella firma non resti sulla carta e quelle azioni decise nel protocollo non siano solo un elenco di tanti buoni proposti. Siamo al lavoro con diverse categorie della Cgil affinché quell'intesa – commenta Michele Valente, segretario generale Cgil Bat - si traduca subito in fatti concreti per rafforzare una cultura della legalità e della responsabilità sociale del territorio, soprattutto, se pensiamo a tutti i settori produttivi che impiegano migranti. Oltre al fatto che, nel nostro DNA è presente la convinzione della necessità di prevenire e contrastare lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Noi continueremo a denunciare, come già facciamo, le situazioni di sfruttamento nel mondo del lavoro ma è necessario che poi si passi alla concreta presa in carico delle vittime di sfruttamento lavorativo e di garantire una presa in carico congiunta, integrata e tempestiva delle persone che ne risultano vittime. Una occasione potevano essere i fondi del PNNR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza per il superamento dei ghetti per cui possiamo parlare di un quasi totale fallimento perché del finanziamento di 200 milioni saranno spesi appena 24,8 milioni e solo in 11 Comuni dei 37 inizialmente individuati, uno solo nella Bat a Bisceglie da cui attendiamo convocazione".


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