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Scuola e Lavoro

La scuola "Vaccina" di Andria incontra gli autori del libro "Il velo di Gila"

Appuntamento online con gli autori Nicolò Santovito e Raffaele Ferrante

Nella giornata di ieri, martedì 20 aprile 2021, la classe 3^B della scuola "Vaccina" di Andria ha incontrato gli autori del libro scelto come testo della biblioteca di classe "Il velo di Gila". L'incontro è avvenuto sul canale Meet ed è stato presieduto dalla Dirigente dott.ssa Francesca Attimonelli, che ha accolto gli autori Nicolò Santovito e Raffaele Ferrante con un caloroso saluto di benvenuto. La Dirigente che opera da anni su questa linea, sulla crescita emotiva e culturale dei suoi studenti, ha infatti elogiato il lavoro degli autori soffermandosi sull'importanza della lettura e sull'iniziativa intrapresa che arricchisce di qualità il momento formativo che ha coinvolto i ragazzi della scuola. La scuola sta vivendo un periodo difficile e gli studenti e i docenti tutti affiancano motivando con attività accattivanti guidando i loro studenti verso la ricerca continua del sapere e la lettura di un buon libro ne è la dimostrazione. All'incontro sono intervenuti la docente di Italiano della classe 3^B Prof.ssa De Nicolo, la vicepreside della Vaccina Prof.ssa Addolorata Guglielmi, il prof. Bartoli forte sostenitore della lettura e di iniziative formative, il Prof. Pellecchia e la Prof.ssa Di Ruvo responsabili del giornalino scolastico e di Alboscuole.

Dopo l'iniziale introduzione hanno preso la parola gli autori spiegando ai ragazzi e a noi docenti come è nata l'idea del romanzo, quale è stato l'incipit e ancora più interessante come arrivare alla stesura di una storia. «Gila ha indissolubilmente unito le nostre vite, si è intrufolata negli anfratti più dormienti della nostra esistenza risvegliandoli, grazie alla sua forza evocativa, in una vera e propria commistione di opposti, ed in effetti, in virtù di quest'ultima intende "svegliare" il protagonista grazie al sogno (concettualmente legato al dormire).

Gila parte da lontano come suggestione, vuoi per gioco o evasione, inizialmente non strutturata e definita come possiamo vederla ora; forse per questo motivo riusciamo a volgerle uno sguardo e riconoscerla. Questo è forse l'equivoco maggiore: riusciamo davvero a vedere Gila? Qualcuno di noi riuscirebbe a raccontare in maniera minuziosa e totalmente certosina ogni singolo particolare dei propri sogni? Gila è la dimostrazione che non è importante il ricordo per poter raccontare: è il vivere continuamente. Non intendiamo assolutamente darle un potere didattico e conferirle quasi un'aurea di magistra vitae. Non vuole rispondere alle nostre domande, né tantomeno lasciarci pillole di galateo sociale. Lei non ha una struttura univoca, possiamo evocarla ma non necessariamente riconoscerla. Gila è un camaleonte dell'anima di ognuno di noi, un mezzo a cui ognuno di noi ricorre quando deve fare i conti con la propria coscienza. Se, lungi da un effimero scopo didascalico, vogliamo davvero trarre qualcosa dalla sua figura questa a mio parere, potrebbe essere l'attribuire centralità nella lotta alla chiusura, alla trasformazione di tutto ciò che ostacola, in ciò che ci fa spiccare il volo. Ma questo è solo il mio parere ed al tempo stesso in questo sta la bellezza di Gila: ognuno di noi può imparare qualcosa.

Altrettanto singolare il Fil rouge che ha attraversato il nostro team: la genesi del progetto ha avuto contorni tutt'altro che tradizionali; non ci bastava più il liquido amniotico delle sicurezze autoimposte, è stato necessario scavare dentro noi stessi affrontandone i rischi. E lei come un pungolo ci ha smossi, come un tassello ha completato il puzzle delle nostre differenze. Usando un'immagine legata al mondo della musica, vedrei Gila direttrice di un coro polifonico, attenta ad ogni nostra caratteristica, che con pazienza e metodo ha saputo amalgamare le nostri voci in modo da poter realizzare ciò che lei stessa chiedeva.

Abbiamo pensato sin dall'inizio del progetto che quel bimbo fosse in realtà la figura di noi stessi, in cerca di qualcosa di più profondo di un semplice progetto editoriale e letterario. I nostri incontri, le nostre chiamate, le vicissitudini che ci hanno fatto spiccare il volo o cadere in brevi istanti di stasi mi ricordavano le disavventure del bambino. Un'idea semplice e all'inizio vaga ha avuto la forza, su noi sparsi per i vari punti cardinali dell'Italia, di farci incontrare e sublimare questo progetto meraviglioso. Gila era soltanto un pretesto e, in una vera e propria riflessione metaletteraria, oserei dire che la vera storia da raccontare è stato il nostro incontro, i nostri spunti e riflessioni, il tram-tram da affrontare mentre il progetto stava prendendo forma. Siamo la dimostrazione che lei esiste e immagino che, se fosse stata una scrittrice, avrebbe sicuramente raccontato come le abbiamo dato vita e, Pirandello mi perdoni, il titolo "Quattro personaggi in cerca di Gila" non le sarebbe dispiaciuto. Ma i sogni sono belli perché chiunque potrebbe farli, e sono così falsi da essere veri e non viceversa». Queste le parole di Nicolò Santovito e Raffaele Ferrante che hanno saputo tenere alta l'attenzione dei ragazzi con il loro intervento coinvolgendoli e rispondendo alle loro domande.

Il libro, bellissimo, vibra in una coltre di mistero che affascina e dispiega le tematiche fino ad arrivare al concetto di alienazione e solitudine, un rapporto che risalta nella realtà tra giovani e adulti in cui la chiave per risolvere le difficoltà della vita è il dialogo, trovando forza nella comunicazione.
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