
Commento
La festa del papà vista con gli occhi dei più piccoli
Un pensiero sulla ricorrenza del 19 marzo dalla professoressa Celestina Martinelli
Andria - giovedì 19 marzo 2026
17.00
«Ci sono giorni che, più di altri, sembrano fatti di carezze. La festa del papà è uno di questi, soprattutto se la si osserva attraverso lo sguardo sincero e luminoso dei bambini del nido e della scuola dell'infanzia. Per loro, il papà non è solo il capofamiglia: è una presenza calda, riconoscibile tra mille. È il passo sicuro che li accoglie all'uscita, le braccia forti che li sollevano in alto, la voce che cambia tono per raccontare una storia prima di dormire. Nei loro piccoli cuori, il papà è spesso un eroe silenzioso, capace di riparare giochi rotti e di scacciare paure invisibili.
Nei giorni che precedono questa festa, le aule delle nostre sezioni si riempiono di colori, colla e risate. Le manine si impegnano con grande serietà a creare un dono: un biglietto un po' storto, un disegno dai tratti incerti, una poesia imparata con impegno. Non è solo un lavoretto, ma un gesto carico di significato. Ogni segno racconta un'emozione: l'amore, l'ammirazione, il desiderio di dire "ti voglio bene" nel modo più autentico che conoscono.
I bambini parlano dei loro papà con una semplicità disarmante. "Il mio papà è forte", "Il mio papà mi fa ridere", "Il mio papà mi porta alle giostre". In queste frasi brevi si nasconde un mondo intero: la sicurezza, la gioia condivisa, la scoperta quotidiana. Non servono parole complesse, perché il loro affetto è diretto, puro, senza filtri.
E poi c'è l'attesa. L'attesa di consegnare quel piccolo tesoro costruito con tanto impegno. Gli occhi si illuminano, il sorriso si allarga, il cuore batte un po' più forte. In quel momento, il bambino non sta solo regalando un oggetto, ma sta donando una parte di sé.
La festa del papà, vista così, diventa molto più di una ricorrenza: è un ponte fatto di emozioni semplici e profonde, che unisce il mondo dei grandi e quello dei piccoli. È un promemoria delicato di quanto contino i gesti quotidiani, gli abbracci, il tempo condiviso. E forse, proprio grazie ai bambini, anche gli adulti possono riscoprire il valore di ciò che spesso danno per scontato: l'amore che non ha bisogno di parole perfette, ma solo di essere vissuto, ogni giorno». (Celestina Martinelli)
Nei giorni che precedono questa festa, le aule delle nostre sezioni si riempiono di colori, colla e risate. Le manine si impegnano con grande serietà a creare un dono: un biglietto un po' storto, un disegno dai tratti incerti, una poesia imparata con impegno. Non è solo un lavoretto, ma un gesto carico di significato. Ogni segno racconta un'emozione: l'amore, l'ammirazione, il desiderio di dire "ti voglio bene" nel modo più autentico che conoscono.
I bambini parlano dei loro papà con una semplicità disarmante. "Il mio papà è forte", "Il mio papà mi fa ridere", "Il mio papà mi porta alle giostre". In queste frasi brevi si nasconde un mondo intero: la sicurezza, la gioia condivisa, la scoperta quotidiana. Non servono parole complesse, perché il loro affetto è diretto, puro, senza filtri.
E poi c'è l'attesa. L'attesa di consegnare quel piccolo tesoro costruito con tanto impegno. Gli occhi si illuminano, il sorriso si allarga, il cuore batte un po' più forte. In quel momento, il bambino non sta solo regalando un oggetto, ma sta donando una parte di sé.
La festa del papà, vista così, diventa molto più di una ricorrenza: è un ponte fatto di emozioni semplici e profonde, che unisce il mondo dei grandi e quello dei piccoli. È un promemoria delicato di quanto contino i gesti quotidiani, gli abbracci, il tempo condiviso. E forse, proprio grazie ai bambini, anche gli adulti possono riscoprire il valore di ciò che spesso danno per scontato: l'amore che non ha bisogno di parole perfette, ma solo di essere vissuto, ogni giorno». (Celestina Martinelli)


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