Prof. Paolo Farina
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Vita di città

Il Prof. Paolo Farina nuovo preside del C.P.I.A. Bat

“Sogno una scuola attraente. Sogno studenti che si iscrivano per il puro piacere di conoscere”, dichiara il dirigente scolastico andriese

Dopo l'esperienza in Veneto, esattamente in provincia di Padova come dirigente scolastico di un istituto comprensivo, il Prof. Paolo Farina, per lunghi anni docente di Lettere e di Antropologia Teologica, torna ad Andria, per la prima volta, in qualità di Preside del C.P.I.A. (Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti) della provincia Barletta Andria Trani, la cui sede è situata al quartiere San Valentino. Per l'occasione lo abbiamo raggiunto ed intervistato, chiedendo nel dettaglio, quali le aspettative da questo nuovo e importante ruolo di preside, oltre che offrirci una riflessione sulla futura amministrazione comunale della nostra città alle prese, in questi giorni, con gli ultimi scampoli di campagna elettorale.

- Purtroppo, non tutti sono a conoscenza delle funzioni del C.P.I.A. Che cosa è il C.P.I.A. e quali attività svolge?
«Il CPIA è la scuola del futuro: mi piace risponderle così. Ed è la scuola per chi non ha perso la voglia di imparare, la scuola per quanti sono stati, un tempo, respinti dalla vita o da un maestro. Si tratta di una scuola pubblica che eroga, gratuitamente, corsi personalizzati per chi intenda conseguire la licenza media o adempiere all'obbligo di istruzione. Abbiamo anche corsi di alfabetizzazione e accordi di rete con Istituti Superiori per scuole serali, rivolte a chi desideri conseguire il diploma quinquennale. La sigla CPIA sta per Centro Provinciale di Istruzioni per gli Adulti. Si tratta di una rete territoriale di servizio, dotata di autonomia dal 2015. La sede centrale è ad Andria, ma abbiamo succursali anche a Barletta, Trani, Trani sezione carceraria, Bisceglie, Canosa, Minervino, Spinazzola e Trinitapoli».

- Secondo lei, qual è la situazione più difficile da affrontare come preside?
«Nadia Vidale, che ho avuto la fortuna di avere come tutor, in Per tua norma e deroga. E poi ci hanno dato la stella (CLEUP 2020), scrive che non può fare il preside chi si lascia frenare dalla paura. A me piace ricordare anche una testimonianza raccolta direttamente dalla voce del compianto Giuseppe Giacovazzo. Quando era ancora un giovanissimo giornalista, nel 1951, ebbe modo di intervistare Alcide De Gasperi. L'intervista avveniva tra i Sassi di Matera che, all'epoca, non erano di certo lo scenario suggestivo che oggi attira migliaia di turisti. A De Gasperi chiese: «Presidente, quando un giovane può dire di avere la passione per la politica?». La risposta non si fece attendere: «Quando sente il piacere di risolvere i problemi degli altri». Ecco, ritengo questa risposta particolarmente illuminante anche per il lavoro di un preside. Di problemi ce ne sono tantissimi, si affastellano ogni giorno e spesso si ha l'impressione di non poter far fronte a tutto. Ma se si persevera e si prova a buttare il cuore oltre l'ostacolo, anche a dispetto dei propri limiti e dei propri errori, la barca non solo non affonda: procede speditamente».

- Il C.P.I.A. rappresenta non solo un servizio importante per l'istruzione e la formazione degli adulti, ma anche un momento di aggregazione e inclusione delle fasce più deboli della popolazione. Con le nuove misure restrittive anti-Covid, come sarà ritornare a scuola? Quale sarà la vera sfida da affrontare?
«La sfida che ci attende è quella che riguarda l'intera comunità civile. Ci sono delle norme, sono chiare e vanno rispettate: distanziamento sociale, mascherine, cura per l'igiene sono le regole di base. Restare a casa se si accusano dei sintomi, è dovere di coscienza prima ancora che di legge. Come primo atto da dirigente, ho firmato un Disciplinare Tecnico interno che sarà ora sottoposto al vaglio della Commissione anti-Covid, anch'essa già nominata; di essa fanno parte il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, il rappresentante dei lavoratori. Ma si tratta delle medesime misure adottate da tutti di dirigenti scolastici d'Italia e impegnano chiunque entri o lavori a scuola».

- Progetti futuri?
«Al di là dell'emergenza Covid, sogno una scuola aperta a tutti. Sogno una scuola attraente. Sogno studenti che si iscrivano per il puro piacere di conoscere. Sogno una offerta formativa che vada ben oltre quella curricolare. Sogno i volontari della cultura: persone del nostro territorio che, so per certo, hanno tanto da dare e che scelgano di offrire gratuitamente corsi ai nostri studenti. Il volontariato svolge un ruolo essenziale nell'assistenza alla persona, ma io sono convinto che sia giunto anche il tempo del volontariato per le teste e per i cuori della gente: insegnare a pescare non è meno importante che servire un pesce».

- Si sta concludendo la campagna elettorale nella nostra città. Quali sono gli interventi che, secondo lei, la futura amministrazione dovrà effettuare nell'ambito scolastico?
«Un compito gravoso attende il futuro sindaco di Andria: non dico nulla che gli Andriesi non sappiano già. L'emergenza Covid ha messo a nudo le fragilità delle strutture scolastiche che, un po' dappertutto, sono state abbandonate da decenni a se stesse e richiedono interventi strutturali. Alcune misure sono di competenza centrale e attendono interventi radicali: penso, ad esempio, al problema dei docenti precari o a quello delle classi pollaio. Il Comune, però, ha competenza per le scuole di I grado e anche qui ci vorrebbe un importante investimento economico. Senza contare che gli studenti hanno bisogno di servizi anche quando escono da scuola: piste ciclabili, impianti sportivi funzionanti, luoghi di aggregazione aperti, verde pubblico ben curato. Mentre lo dico, mi sovviene che la nostra Città ha visto chiudere, nel recente passato, l'unico asilo nido comunale per mancanza di liquidità: e qui mi taccio».

- Suo figlio si è candidato a sostegno della Bruno sindaco. Avrebbe mai immaginato che Cosimo potesse ricevere così tanto consenso dai suoi elettori? In veste di padre, qual è il consiglio più prezioso che ha dato a suo figlio, per questa esperienza politica?
«Di certo, il consenso che ha ottenuto è larghissimo e colma di gratitudine e responsabilità: vedo in lui e l'una e l'altra componente. Quando mio figlio mi ha comunicato la sua scelta, il mio cuore per metà gioiva e per metà era in angoscia. Sono però felice di averlo seguito in una campagna elettorale, la sua e quella dei suoi amici, caratterizzata da gioia, colori, speranza, persino fraternità. Credo fosse parecchio tempo che Andria non vedesse così tanti giovani impegnati in campagna elettorale e questo è un segno certo di speranza. Consigli? Solo di rimanere se stesso, di affrontare l'impegno con passione, di non promettere mai ciò che non si può mantenere né promettere».

- In generale, cosa si aspetta dalla nuova amministrazione comunale?
«Un raggio di sole in una città che, di ritorno dal Veneto, avevo ritrovato spenta e rassegnata».
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