Polizia Stradale
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Cronaca

“Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada”: cosa non fare alla guida. Il vademecum della Polstrada di Andria

L'obiettivo europeo di ridurre drasticamente il numero delle vittime entro il 2030

Domani 20 novembre si celebrerà la "Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada", dedicata a quanti hanno perso la vita sulla strada ed ai loro familiari. Un momento importante che impone una riflessione su quanto sia importante, sulla strada, adottare condotte consapevoli e corrette.
Distrazione, velocità elevata, mancato rispetto della distanza di sicurezza e della segnaletica stradale, sono solo alcuni dei tanti errori che si commettono quanto si è al volante di una macchina, uno scooter o bicicletta. Ma anche tra i pedoni non sono infrequenti comportamenti azzardati, dettati molto spesso dalla distrazione o più semplicemente dalla fretta.

La Polizia Stradale, per la Bat è responsabile il Commissario capo Nicola Ciccone, ricorda che «sulla strada non si scherza. Guidare un veicolo dopo aver bevuto alcolici o aver assunto droghe, oppure "chattare" mentre si guida o si attraversa una strada è estremamente pericoloso per sé e per chi si incrocia sul proprio percorso».

Basti pensare che il solo rispondere al cellulare, «fa distogliere lo sguardo dalla strada per un tempo variabile di alcuni secondi che, se si è alla guida di un veicolo, possono diventare fatali. Ad una velocità di 50 km/h, infatti, bastano solo pochi secondi per percorrere circa 30 metri e se in quei 2 secondi, lo sguardo non è rivolto alla strada, è come se si guidasse completamente bendati. Il pericolo aumenta ulteriormente se si viaggia in autostrada dove, alla velocità consentita, si percorrono ben 36 metri al secondo. Il che significa che bastano 3 secondi per percorrere 108 metri. – praticamente la lunghezza di un campo da calcio – senza guardare la strada!».

In Italia, come negli altri Paesi europei, «la sicurezza stradale è uno dei maggiori problemi da affrontare, soprattutto in previsione dell'obiettivo europeo di ridurre drasticamente il numero delle vittime entro il 2030, fino ad azzerarlo completamente entro il 2050».

L'Italia ha già da anni intrapreso un complesso percorso per fronteggiare il fenomeno dell'incidentalità, con campagne di sensibilizzazione ed iniziative di educazione alla legalità che coinvolgono soprattutto i giovani. A partire dalle scuole primarie, infatti, la Polizia di Stato, attraverso le articolazioni della Polizia Stradale, interviene nelle scuole con programmi educativi strutturati e modelli comunicativi adeguati, per far comprendere, a chi vive la strada, quali comportamenti adottare per salvaguardare la vita propria e altrui.

Secondo i dati ISTAT, nel 2021, «gli incidenti stradali sono stati 151.875 nei quali hanno perso la vita 2.875 persone, mentre 204.728 sono state quelle ferite. Dati incoraggianti se confrontati con quelli del 2001, anno in cui si sono verificati 263.100 incidenti provocando 7.096 vittime e 373.286 feriti. A fronte di volumi di traffico sempre maggiori dunque, gli incidenti e soprattutto i morti sono quasi dimezzati (quasi il 58% in meno di incidenti e il 40% di morti in meno). Segno che qualcosa sta cambiando in meglio, una maggiore e diffusa educazione stradale e il rispetto per se stessi e gli altri, rappresentano i propulsori di una rinnovata cultura della sicurezza che, se adeguatamente alimentata e supportata, potrà sicuramente minimizzare al massimo i rischi sulla strada.

La Polizia di Stato è comunque sempre al fianco delle vittime e dei loro familiari, grazie ad operatori che, opportunamente formati per fronteggiare situazioni particolarmente dolorose, come possono essere gli incidenti stradali o ferroviari, aiutano chi è sopravvissuto all'incidente o i familiari della persona deceduta a riprendere il controllo della propria vita e ad elaborare il lutto.

In questa giornata dedicata a tutte le vittime degli incidenti, infine, un ricordo particolare va anche agli appartenenti alle forze di Polizia che sono sulla strada tutti i giorni per compiere il proprio dovere e che spesso pagano, purtroppo, un tributo altissimo».
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