Franco Ferrante e don Riccardo Agresti. <span>Foto Lidia Bucci</span>
Franco Ferrante e don Riccardo Agresti. Foto Lidia Bucci
Attualità

Giornata in ricordo del giudice Falcone e delle vittime di Capaci: riconoscimento per don Riccardo Agresti

Cerimonia martedì 23 maggio, presso l’aula magna della Corte di Appello di Bari

Un riconoscimento che testimonia la valenza dell'innovativo progetto di recupero e reinserimento dei detenuti. In occasione della 31^ giornata nazionale, in ricordo del giudice Giovanni Falcone e delle vittime della strage di Capaci, è in programma una cerimonia nella mattinata di martedì 23 maggio, presso l'aula magna della Corte di Appello di Bari.

Nell'occasione, il Presidente della Corte di Appello di Bari, Francesco Cassano e del procuratore generale Angela Tomasicchio, conferiranno a Don Riccardo Agresti un riconoscimento quale responsabile del progetto diocesano "Senza Sbarre" di accoglienza ai detenuti per i suoi meriti nell'antimafia sociale.
Il progetto innovativo quello di "Senza Sbarre", rivolto alle persone recluse nel carcere, che intende restituire loro dignità e speranza per combattere così il pericolo più grande: scongiurare che queste persone tornino a delinquere. Don Riccardo Agresti in più di una occasione ha voluto sottolineare come la riuscita di questa iniziativa, sia da tributare in primis a quanti hanno creduto nel valore della riconciliazione e del riscatto sociale, attraverso un cammino formativo e rieducativo svolto presso la masseria "San Vittore" nelle campagne di Andria. Artefici di questo innovativo progetto, in cui al centro si colloca l'uomo, primo tra tutti è stato il Vescovo diocesano Mons. Luigi Mansi, con le tante istituzioni coinvolte, a quanti hanno collaborato concretamente e silenziosamente nella sua riuscita, dai cooperatori ai benefattori, che si sono attivati con determinazione nel facilitare questo percorso di reinserimento sociale attraverso il lavoro e la presa di coscienza di chi sa di aver sbagliato. Dagli inziali otto ettari di superficie coltivata ad orti e grano, dai laboratori dove si producono pasta fresca ed i taralli dalla cooperativa sociale "A mano libera", formata da detenuti ed ex detenuti, si costruisce qualcosa di concreto che serve ad alimentare non solo un progetto di vita ma anche una visione spirituale di riscossa ed emancipazione.
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