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Emergenza cinghiali, pronta una proposta di legge regionale

L'iniziativa è dei consiglieri GStea (Ap) e Pentassuglia (PD)

Su iniziativa dei consiglieri regionali pugliesi, Gianni Stea (Ap) e Donato Pentassuglia (Pd), è stata approntata una proposta di legge su "Misure urgenti per la programmazione e pianificazione del prelievo venatorio e del controllo del cinghiale (Sus scrofa) atte a contenere l'espansione demografica della specie nel territorio della Puglia" per affrontare il problema della gestione e l'impatto che la specie ha sulle coltivazioni e sulla biodiversità. Senza dimenticare i rischi per l'incolumità della popolazione dal momento che ormai si tratta di animali che stanno invadendo anche i quartieri periferici delle città.

La proposta di legge, attesa la complessità degli argomenti trattati, è stata esaminata e relazionata da ISPRA e contiene le linee di indirizzo per la disciplina dell'avvio sperimentale della "caccia al cinghiale", con le diverse tecniche di prelievo.

"La caccia al cinghiale è finalizzata al mantenimento della presenza della specie a densità compatibili con le altre componenti faunistiche e con le attività produttive agro-silvo-pastorali in modo da prevenire e minimizzare i danni alle colture – spiegano Stea e Pentassuglia -. La prevenzione dei danni alle colture agricole e forestali è uno strumento necessario che deve essere adottato in maniera tale che dalla combinazione delle azioni di caccia e di prevenzione scaturisca la maggiore efficacia per la salvaguardia delle produzioni agricole e forestali. Le finalità della presente proposta di legge possono essere così sintetizzate: promuovere l'utilizzo di tutte le strategie venatorie ammesse dalla per una presenza della specie compatibile con le esigenze ambientali, sociali ed economiche del contesto territoriale, con particolare riferimento alla salvaguardia delle colture agricole e forestali; promuovere l'utilizzo corretto e completo di tutte le strategie di prevenzione dei danni; promuovere una progressiva riduzione dei danni attraverso la fissazione di soglie massime di danno realistiche, sempre minori e mediante l'utilizzo di tutti i metodi di caccia ammessi; responsabilizzare maggiormente le squadre di braccata, i gruppi di girata e i cacciatori di selezione nel mantenere su livelli accettabili i danni nei territori di loro competenza;garantire la pubblica incolumità, sia per chi pratica tali forme di caccia che per chi frequenta gli ambienti rurali, mediante la formazione dei soggetti abilitati al prelievo; effettuare le misurazioni biometriche sui capi abbattuti, anche al fine di valutare ogni anno il potenziale riproduttivo della popolazione locale; accertare lo stato sanitario dei capi abbattuti per promuovere la valorizzazione delle carni e consentire anche la loro commercializzazione. Pertanto, abbiamo ritenuto utile ed opportuno colmare il vuoto normativo a livello regionale stante l'emergenza determinata dall'aumento incontrollato della specie".

Nell'esecuzione degli interventi è precluso l'utilizzo di gabbie/chiusini/recinti di cattura, per l'onerosità degli interventi, il grave maltrattamento arrecato ai capi catturati, nonché il rischio di catturare altra fauna selvatica, anche protetta, non oggetto del piano di controllo. "E' auspicabile che anche all'interno delle aree protette (Parchi Nazionali,Regionali, ecc.) le misure prevenzione dei danni, la loro stima e gli interventi di controllo sulla specie vengano realizzate secondo quanto indicato nella presente proposta di legge che, beninteso, non comporta alcun onere a carico del bilancio regionale".
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