Fabrizio Gargiuolo, Alessandro Pesce, Francesca Giannella, Giampaolo Patruno
Fabrizio Gargiuolo, Alessandro Pesce, Francesca Giannella, Giampaolo Patruno
Cronaca

Definitivamente confiscati i beni del clan Pesce-Pistillo

La Corte di appello di Bari ha confermato quanto disposto dal Tribunale di Trani

Divenuta definitiva la confisca agli arredi ed ai beni immobili, ubicati nel centro storico della città di Andria, in piazza Re Manfredi angolo via Santa Chiara, a carico di Pesce Luigi, pregiudicato di 66 anni.
Già nell'anno 2015 la Polizia di Stato aveva dato esecuzione al provvedimento di applicazione della misura della confisca, emesso dal Tribunale di Trani - Sezione Misure di Prevenzione.

Il provvedimento, emesso a seguito di un'attività d'indagine condotta dai poliziotti del Commissariato di P.S. di Andria, ha rappresentato un altro duro colpo al clan Pesce-Pistillo, operativo nel cuore della città di Andria, in un percorso di legalità cominciato con un primo Provvedimento di Sequestro Anticipato, emesso in data 30 agosto 2014 dallo stesso Tribunale, Sezione Misure di Prevenzione di Trani, in accoglimento della proposta del Procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Bari a conclusione di una capillare attività di indagine patrimoniale.

Oggetto della confisca definitiva è una unità immobiliare completamente arredata, ubicata nel centro storico di Andria ed adibita ad abitazione principale del nucleo familiare di un esponente di spicco della criminalità organizzata andriese denominata "Pesce-Pistillo", operante nel settore del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti in forma associativa, radicata sul territorio (centro storico e zona periferica di San Valentino), ben organizzata, che si avvaleva dello strumento intimidatorio delle armi per il mantenimento dell'egemonia territoriale delle zone di spaccio. L'attuale provvedimento di confisca inappellabile priva definitivamente la famiglia Pesce–Pistillo della facoltà d'uso dell'immobile e degli arredi. L'immobile in questione, a seguito di accurati accertamenti patrimoniali svolti in questi mesi, sebbene risultato intestato ad insospettabili prestanome, è stato ricondotto nella assoluta disponibilità di tutta la famiglia Pesce e, pertanto, colpito da un primo provvedimento d'urgenza anticipato e, a distanza di due anni, sottoposto a confisca definitiva.

La Corte di appello di Bari ha confermato quanto disposto dal Tribunale di Trani che all'epoca aveva evidenziato l'assoluta sproporzione tra il valore dei lavori di ristrutturazione effettuati dal proposto P.L. nell'appartamento di via Santa Chiara nr. 1 e la capacità di reddito di quest'ultimo e dei suoi familiari, tenuto conto anche dell'assenza di contestazioni formali da parte degli effettivi intestatari degli immobili.
Tutti i beni sono ubicati nella centralissima storica via Santa Chiara, con affaccio sulla rinomata piazza Re Manfredi nei pressi dell'antica chiesa di San Domenico; sono costituiti da pregiate unità d'epoca, che compongono una palazzina in soluzione indipendente, con vasto appartamento ubicato al primo piano che consta di ben 13 vani disposti su una superficie totale di 300 mq., dall'elevato valore catastale. Tale unità abitativa è molto ben rifinita ed arredata con mobilio di pregio in tutte le sue stanze, per un valore commerciale stimato di circa 500 mila euro.-

Il provvedimento in questione è stato emesso a carico di Luigi Pesce di 66 anni, indiscusso leader della predetta consorteria criminale, attualmente detenuto in quanto condannato in primo grado per associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.
Nel corso dell'attività di indagine svolta dagli Agenti della Polizia di Stato è emerso che gli immobili confiscati venivano utilizzati, dallo stesso P.L. e da altri conviventi, anch'essi detenuti perché appartenenti alla medesima organizzazione, quale "roccaforte" per la gestione, il controllo e la custodia delle armi in possesso del gruppo criminale nonché degli stupefacenti che, nelle vie limitrofe, venivano spacciati grazie alla "militare" occupazione dei luoghi da parte di pusher e vedette dislocate nei punti nevralgici di accesso ai vari siti di spaccio.
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  • Polizia di Stato Andria
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