frutta e verdura
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Con l'inflazione che pesa sui prezzi di vendita della verdura, necessari anche controlli dai Paesi di origine

Preoccupante il calo dei consumi di frutta e verdura che sono diminuiti dell’8% nei primi 3 mesi del 2023, secondo elaborazioni Coldiretti su dati CsoItaly

L'inflazione pesa sulle famiglie con la frutta che registra al consumo un aumento del 9,4% che per la verdura sale al 20,2%, con i prezzi che triplicano dal campo alla tavola e i produttori agricoli che chiedono un prezzo minimo che copra almeno i costi di produzione come prevede la legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni. E' quanto emerge dall'analisi dalla Coldiretti sui dati Istat sull'andamento dell'inflazione ad agosto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno che registra un aumento per l'alimentare del 9,8%.

Con l'aumento esponenziale dei costi di produzione in campagna e l'andamento climatico anomalo che ha decimato i raccolti, con tagli della produzione per caldo, siccità e maltempo che quest'anno vanno dal 30% per pesche e nettarine fino al 40% in alcuni areali dell'uva da tavola – secondo Coldiretti Puglia - occorre garantire agli agricoltori un compenso adeguato per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole.

Con l'inflazione alimentare che galoppa e le famiglie costrette a tagliare gli acquisti, la penuria di produzioni pugliesi che si sono salvate dagli eventi estremi degli ultimi mesi e i rincari di benzina e gasolio dove i costi della logistica arrivano ad incidere attorno ad 1/3 sul totale dei prezzi al consumo per frutta e verdura, hanno ingenerato rincari dei prezzi, spesso ingiustificabili, con una differenza enorme – aggiunge Coldiretti Puglia - tra il costo dei prodotti in campagna e quelli al dettaglio. Nei vari passaggi dal campo alla tavola si annidano speculazioni che vanno stanate anche dai Vigili dell'Annona, per cui serve una vigilanza serrata sull'origine dei prodotti ortofrutticoli sui banchi che arrivano dai Paesi Nord Africani, come Egitto, Tunisia e Marocco. Considerata la stortura nella organizzazione del sistema distributivo, si sta diffondendo sempre più la vendita diretta dei prodotti agricoli in azienda, opportunità sia per il produttore che per il consumatore nell'ottica della sicurezza alimentare e di un rapporto trasparente azienda-cittadino.

Per buona parte dell'ortofrutta italiana solo dopo mesi avviene la liquidazione ai produttori ai quali – spiega la Coldiretti - vengono peraltro addebitate sia le contestazioni sul livello qualitativo che tutte le inefficienze e gli errori di chi sta a valle della filiera. A partire – continua la Coldiretti - dall'aumento dei costi di benzina e gasolio con l'88% delle merci che viaggia su gomma e la logistica che arriva ad incidere attorno ad 1/3 dei costi di produzione della frutta e verdura in Italia per il gap infrastrutturale del Paese.

In risultato è un preoccupante calo dei consumi di frutta e verdura che sono diminuiti dell'8% nei primi tre mesi del 2023 secondo elaborazioni Coldiretti su dati CsoItaly. Il brusco calo – sottolinea la Coldiretti – ha fatto scendere il consumo individuale sotto la soglia minima di 400 grammi di frutta e verdure fresche per persona, da mangiare in più volte al giorno, raccomandato dal Consiglio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per una dieta sana.

In questo contesto l'aumento di fondi del Pnrr pari a 2,5 miliardi per gli accordi di filiera, la logistica e le misure agricole risponde alle richieste di Coldiretti ed è importante per salvare la spesa delle famiglie ma anche per sostenere l'intero settore agroalimentare nella sfida ai cambiamenti climatici, con l'agroalimentare Made in Italy che ha dimostrato concretamente la propria capacità di saper cogliere l'opportunità del Pnrr con richieste di investimenti superiori alla dotazione e l'incremento dei fondi va nella direzione auspicata di aumentare la produzione in settori cardine, dalla pasta alla carne, dal latte all'olio, dalla frutta alla verdura e "raffreddare" il carovita che pesa sulle tasche dei cittadini. Un'occasione unica, che non va sprecata per crescere e garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera, dal produttore al consumatore nel rispetto delle norme sulle pratiche sleali.
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