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Calano gli occupati in agricoltura (-8,2%); mancano nei campi pugliesi 10mila lavoratori

L’allarme lanciato da Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del rapporto sull’economia regionale della Puglia di Bankitalia

Calano gli occupati in agricoltura in Puglia, con una diminuzione dell'8,2% nel primo semestre del 2024, mentre con l'apertura delle lavorazioni e delle semine nei campi ma anche delle grandi raccolte come quella olivicola, sono 10mila i lavoratori che mancano nelle campagne in Puglia, ma anche nelle attività di trasformazione e quelle più specialistiche, con il rischio di minare la sovranità alimentare in un momento di forti tensioni internazionali. E' l'allarme lanciato da Coldiretti Puglia, sulla base dei dati del rapporto sull'economia regionale della Puglia di Bankitalia, che registra, a fronte di un incremento dell'occupazione in Puglia, a cui hanno contribuito, come nel 2023, tutti i principali settori economici, un decremento degli occupati proprio nel settore agricolo.

La Puglia, regione a forte vocazione agricola, conta oltre 108mila lavoratori, di cui 1/3, circa 37mila lavoratori, è rappresentato da occupati provenienti da altri Paesi, con rumeni, indiani, marocchini, albanesi e senegalesi in testa alla classifica delle nazionalità più presenti, secondo la Coldiretti. Una presenza importante che non basta però a coprire le necessità delle imprese agricole, anche per alcune lacune nell'attuale normativa, a partire dal meccanismo del click day, con poche quote e non tempestive rispetto alle esigenze di stagionalità del settore agricolo. Capita spesso, infatti, che il lavoratore arrivi quando le attività di raccolta per le quali era stato chiamato sono già terminate.

Per superare le attuali difficoltà occorre passare ad una gestione diretta e controllata dei flussi migratori e le ultime modifiche introdotte alla normativa sul decreto flussi rappresentano un passo importante verso la semplificazione e il rispetto dei tempi di ingresso dei lavoratori, che vanno ora implementate con un maggiore coinvolgimento delle associazioni datoriali e dei consolati.

Dall'analisi dei dati Inail sulla sicurezza in agricoltura emerge, tra l'altro, la necessità di incrementare le risorse per l'ammodernamento delle macchine agricole, a partire dal bando Isi, ma anche di potenziare la formazione obbligatoria aprendo ai fondi interprofessionali di formazione continua.

Da non sottovalutare anche l'impatto dei cambiamenti climatici sul lavoro agricolo, con pesanti effetti anche dal punto di vista occupazionale. In tale ottica Coldiretti chiede di rendere alcune misure strutturali per garantire i necessari sostegni ad imprese e lavoratori, dall'ammortizzatore unico all'integrazione salariale per gli operai agricoli, dall'utilizzo ad ore della Cisoa per estendere al settore agricolo la flessibilità già presente negli altri settori all'abbattimento degli adempimenti contributivi per i territori colpiti da alluvioni e disastri climatici.

In merito al lavoro occasionale agricolo a tempo determinato, i risultati nel biennio di sperimentazione hanno dimostrato come si sia trattato di una misura che non si è prestata ad abusi, avendo interessato circa diecimila persone, principalmente pensionati (circa l'80%) e studenti (17%). Non si vedono dunque controindicazioni – conclude Coldiretti -nel rendere lo strumento strutturale.
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