Don Riccardo Agresti
Don Riccardo Agresti
Vita di città

Bombe e furto all'oratorio San Pio, Don Riccardo Agresti: "Queste persone non possono prendere il sopravvento"

"Lo Stato ha bisogno di strumenti per poter conseguire risultati. Quando manca la denuncia di chi ha subito un attentato, tutto diventa più complicato"

Don Riccardo Agresti, prete di frontiera, antesignano di numerose battaglie contro l'illegalità, sostenitore di azioni solidali a favore di quanti oggi sono preda della criminalità, egli stesso minacciato per la sua ferma volontà a combattere ogni forma di sopruso.

-Don Riccardo, un giorno da ricordare questo di San Giovanni Battista ad Andria. Quale battesimo per la nuova vita ha bisogno questa comunità, che ha paura ed è atterrita dalla prevaricazione e dalla violenza?
Risposta: "Giovanni Battista è stato un uomo che ha saputo ascoltare i segni dei tempi e si è posto in prima linea ad indicare al popolo chi bisognava seguire: Gesù Cristo.
La nostra comunità ha bisogno di costruire piccoli punti di riferimento di legalità. Certamente i rumori di attentati nella nostra città sono evidenti da diversi mesi ma c'è solo un chiacchiericcio a cui non si dà seriamente una svolta attraverso il denunciare agli organi preposti ciò che accade. Lo stare insieme rappresenta una forza vincente.
Chi sta compiendo attentati sono persone che hanno più paura di chi li subisce perché è una forma di insicurezza, di instabilità e tutto questo non ha vita lunga".



-Lei ha varie volta sostenuto della necessità di denunciare il malaffare, le richieste estorsive. Perché vi è paura in città, specie tra gli imprenditori? Perché lo Stato è debole, non riesce a dare le risposte che la società attende? Crede che la politica ad Andria su questo tema sia unita nel sostegno alle istituzioni o prevale sempre la logica dell'appartenenza?
Risposta: "Denunciare non è mai semplice perché devi avere di fronte a te interlocutori che ti diano garanzie e che siano forti, credibili, che non ti lascino solo nel momento della prova e delle mille domande.
Sembra un fatto normale pensare che se una cosa succede al singolo non debba investire tutti gli altri della città.
È necessario invece che tutte le altre persone, parrocchie, associazioni manifestino solidarietà e vicinanza e non invece emettere subito giudizi senza conoscere i fatti e la storia.
Lo Stato sembra essere debole perché ha bisogno di strumenti necessari per poter conseguire dei risultati e quando manca la denuncia di chi ha subito un attentato, tutto diventa molto più complicato.
Noi auspichiamo sempre che la risposta dello Stato, di fronte ad un evento criminoso, sia immediata ed incisiva ma quando ciò non accade è perché c'è la scaltrezza del male che segue strade sofisticate per cui ci vuole molto più tempo per conseguire dei risultati vincenti.
Credo fortemente nelle istituzioni.
Questa amministrazione comunale sta percorrendo la strada dei segni che manifestano una chiara legalità.
Ne è una prova l'istituzione del Festival della Legalità con il coinvolgimento di tante associazioni del territorio e la scelta anche di programmare con maggior trasparenza tutto ciò che avviene attraverso i propri assessorati, così da non creare autonomismi che possono provocare infiltrazioni di affari "poco chiari"




-Don Riccardo, secondo lei questa escalation è l'azione di gruppi indipendenti o è la dimostrazione plastica di una spartizione dell'illegalità diffusa ad Andria, tra racket delle estorsioni, bande dedite ai reati predatori e spaccio di droga?
Risposta: "Ho letto tanto su ciò che è accaduto e non può essere sottovalutato questo fenomeno di creare paura attraverso ordigni, minacce, atti di violenza nei confronti di imprenditori.
È un gruppo di persone che non è isolato dalla malavita più organizzata.
Il Procuratore della Repubblica di Trani, Dott. Renato Nitti, ha evidenziato nelle sue relazioni come la criminalità, nel nostro territorio, ha radici profonde e collegate con altre organizzazioni criminali di altre regioni. È necessario, in questo momento in cui non si ferma il rumore per i vari attentati, creare momenti di riflessione e di contrapposizione di segni.
Queste poche persone che compiono atti criminosi nella nostra città non possono prendere il sopravvento sul lavoro che quotidianamente viene compiuto dalle famiglie, dalle scuole, dalle parrocchie, dalle associazioni, per cui bisogna poter gridare che le fragilità sono un momento in cui tutta la comunità deve stringersi di più per poter crescere insieme e fare diventare la legalità uno stile di vita
".
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