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Ambiente: "L'inquinamento non ha colore politico, la responsabilità è collettiva"

Prof. Fortunato, Centro Zenith:"L’inquinamento non si risolve con lo scontro ideologico, ma con un cambio di paradigma"

"L'inquinamento non ha colore politico: la responsabilità é collettiva", a dichiararlo è il prof. Antonello Fortunato, docente alle scuole superiori e responsabile del centro Zenith di Andria. "Nel dibattito pubblico sull'inquinamento lo schema è quasi sempre lo stesso: si cerca un colpevole politico. Centrodestra contro centrosinistra, governi passati contro governi presenti. Ma questa semplificazione rischia di diventare un alibi. Perché l'inquinamento non nasce da un singolo ministro né segue bandiere ideologiche: è il risultato di un modello di sviluppo e di consumo che ci coinvolge tutti.
Attribuire ogni responsabilità alla politica soddisfa un bisogno umano comprensibile: trovare un responsabile esterno. È più semplice accusare che interrogarsi. Eppure l'impatto ambientale si costruisce ogni giorno attraverso scelte quotidiane: mobilità privata anche per brevi tragitti, consumo di prodotti usa-e-getta, spreco energetico, acquisti impulsivi e poco sostenibili. Piccoli gesti che, moltiplicati per milioni di persone, diventano enormi.
Le frasi che ci ripetiamo sono rassicuranti: "Io da solo non cambio nulla", "Devono pensarci le istituzioni", "Non ho alternative". Ma sono spesso giustificazioni che ci proteggono dall'assumerci una parte di responsabilità.
Questo non significa assolvere la politica o le imprese. Le istituzioni devono legiferare, incentivare la transizione ecologica e controllare. Le aziende devono innovare e ridurre l'impatto dei loro modelli produttivi. Tuttavia, senza cittadini consapevoli e coerenti, ogni norma rischia di restare incompleta.
L'inquinamento non si risolve con lo scontro ideologico, ma con un cambio di paradigma: riconoscere che la responsabilità è condivisa. Smettere di cercare alibi e iniziare a cambiare abitudini non è solo un dovere ambientale, ma un atto di maturità civica.
Perché l'ambiente non ha colore politico. Ha bisogno di responsabilità".
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