Villa comunale Giuseppe Marano. <span>Foto Francesco Casiero</span>
Villa comunale Giuseppe Marano. Foto Francesco Casiero
Attualità

Alberatura stradale e Forestazione urbana

Dallo storico ecologista e ricercatore locale Nicola Montepulciano riceviamo e pubblichiamo questa analisi del verde pubblico     

L'intervento di Antonio Di Gioia (pubblicato da AndriaViva nei giorni scorsi) è, per me, totalmente condivisibile, se non altro perché la maggior parte degli argomenti contenuti li ho trattati più volte. Per quanto riguarda la legge n. 113 del 29.01.92 (un albero per ogni neonato) non ho capito molto come attuarla. Vi è tutta una serie di adempimenti che forse ci vorrebbe un ufficio apposito. Tra l'altro è prevista la manutenzione dell'area, di proprietà pubblica, in cui vengono messi a dimora detti alberi, solo che in Andria una seria manutenzione del verde da moltissimi anni non esiste.

Forse con quei milioni spesi per la riqualificazione della villa si poteva attuare e avremmo ora un piccolo bosco, salvo manutenzione. Il WWF Andria sin dagli anni '80, quando non esisteva quella legge, lanciò una proposta simile e una volta spiegato ai soci che si potevano ottenere roverelle semplicemente dalle ghiande, molti, nel corso degli anni, figli o non figli, ne piantarono a tradimento ovunque: nelle ville di proprietà, nelle scuole, in luoghi abbandonati ed anche sulla Murgia. In seguito seminammo ghiande dove ci sembrava opportuno. Questo fino al 2019. Nel 1981 piantai un leccio quando nacque la mia prima figlia, una roverella nell'84 per la seconda. Ho continuato a piantare querce su querce e così anche, e soprattutto, quando sono nate due nipotine nel 2014 e 2016. Di roverelle, poi, ne ho regalate a decine. Tutti dovremmo avere un piccolissimo vivaio di roverelle (e anche di carrubi) sul balcone, sul terrazzo, nel giardinetto. Ma si piantano alberi anche per ricordare i morti. Tre anni fa, a Troianelli, piantammo querce roverelle in ricordo di due giovanissimi ambientalisti scomparsi per incidente stradale. Ora lanciamo l'idea di piantare roverelle e carrubi (e solo roverelle e carrubi), ben distanziati, in memoria dei nostri concittadini morti per covid.

Lo spazio potrebbe essere quello antistante il primo ponte sulla strada per Trani a dx e a sn. Tornando in argomento, gli alberi sui marciapiedi non possono essere considerati "Verde pubblico" ma soltanto ornamentali e di poca utilità. Se mi trovo in via V. Pisani o in c.so Cavour sotto un leccio e ci passano tante macchine, credete voi che possa respirare aria pura? Prima che arrivino alle foglie, che sono più in alto di me, i fumi di scarico auto in parte sono già nei miei polmoni. Una parziale soluzione sta nel ridurre la circolazione di automobili e motocicli. Si vedono circolare tante macchine, soprattutto di sera, piene di giovinastri con radio ad alto volume e motociclisti scatenati andare avanti e dietro avvelenando la città: vanno fermati. Bisogna diffondere l'idea che si devono usare auto, motocicli e simili solo per le varie necessità, non per divertimento o perdere tempo.

Perché prendersela con l'ex sindaco Giorgino anche quando non è vero? Ha evitato alla ex Villa Comunale, ora canile comunale, lo sfacelo completo: dopo che presentai la mia relazione storica, ecologica e tecnica sull'allora bellissima Villa, evitò di far stravolgere il Viale Centrale stupenda caratteristica di ogni villa che si rispetti. Ha eliminato quattro antipatici pini, stortignaccoli, antistanti l'ingresso della villa(ex) e li ha sostituiti, intelligentemente, con tre querce (ne bastavano due e non sono roverelle ma farnie, per responsabilità di chi le ha vendute). Ha fatto eliminare alberi secchi dai marciapiedi e non solo, come ebbi a suggerire all'allora assessore Lotito e fra questi un leccio malato posto a tre metri di distanza fra due altri lecci. Crescevano tutti e tre male. Ebbene, gli altri due lecci si ripresero magnificamente. Indicai pure magnolie e lecci da eliminare senza sostituirli almeno per il momento, perché la prima vera malattia per i grandi alberi da ombra era ed è la mancanza di spazio e le conseguenti barbariche potature dannosissime. Non ci fu tempo per agire oculatamente, causa dimissioni di Lotito, e abbiamo visto come è andata a finire: feroci potature con due lecci morti, che ancora non si decidono a togliere, altri in forte sofferenza pure da eliminare.

Un network non pubblicò un mio intervento sugli alberi da abbattere in via Vittor Pisani e pubblicò, invece, un articolo sulla "Forestazione urbana". Evidentemente l'estensore dell'articolo ritiene che l'alberatura stradale sia parte della forestazione urbana. Se così è, non sa cosa è la forestazione urbana. Senza contraddire gli ideatori della forestazione, che un suo valore ce l'ha, personalmente ritengo che il primo passo da compiere sia una forte riduzione del traffico urbano, soprattutto nel centro storico.

Sulla valutazione che Di Gioia fa sulla borghesia ottocentesca (ma non solo ottocentesca) di Andria "gretta e poco colta" non si può far altro che concordare, ma si deve aggiungere "rozza". Non poteva competere con quella di Ruvo che donò alla sua città anche uno stupendo Museo Archeologico. Di reperti archeologici in Andria se ne sono trovati, certamente non come quelli di Ruvo, ma che, comunque, parlano della nostra storia. La borghesia nostrana ha abbattuto palazzi ottocenteschi rendendo brutta la città e quando non ha potuto abbatterli ha pensato bene di distruggere i giardini pertinenti cementificandoli, mortificando ulteriormente l'estetica della nostra città. Per quanto riguarda il "Regolamento comunale del verde" si dovrebbe rivedere una regola, così com'è è proprio ridicola.
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