Giuseppe Di Benedetto - Presidente Fidelis Andria
Giuseppe Di Benedetto - Presidente Fidelis Andria
Calcio

Fidelis, Di Benedetto: “Se dovessi arrivare a maggio in queste condizioni non continuerò.”

“Dopo l’incontro con la sindaca valuterò cosa fare.”

Nel pomeriggio di giovedì 20 marzo, è intervenuto in conferenza stampa il Presidente della Fidelis Andria, Giuseppe Di Benedetto, commentando il momento (difficile) societario, con uno sguardo anche al futuro, segnato da un grande punto interrogativo.

Ecco le dichiarazioni più importanti:

"Quando sono venuto ad Andria ci fu un patto, risanare la situazione debitoria tramite sponsor, ma, sin qui, non ho visto un centesimo. Quest'anno ho provato a vincere il campionato, purtroppo non ci sono riuscito. In una settimana sono passato dall'essere osannato all'essere odiato da tutti. Quanto alla situazione debitoria: non è 1.489.770, ma qualcosa in più. Due anni fa sono partito con un debito da 1.402.000. Mi chiedo: questo debito l'ho generato io? Mi sto sacrificando, spendendo e togliendo spazio alla mia famiglia, come un qualunque presidente. Faccio veramente fatica a credere a tutte queste critiche.

Inoltre, c'erano situazioni mai pagate come ambulanze, fornitori, procuratori. Sono stati versati oltre 300mila euro di rateizzazioni vecchie. Il vecchio presidente si è fatto firmare una carta per farsi avere un credito verso la società. Non ho altri interessi diversi da quelli sportivi ad Andria. Per i giocatori presi non potevo non dire di voler vincere.

Sono sincero, ad inizio stagione scorsa non volevo neanche fare gli abbonamenti. Inoltre, onestamente, negli ultimi anni l'Andria ha sempre giocato per salvarsi, seppur in categorie professionistiche. Addirittura ho sentito dire di giocatori che si sono venduti le partite perché non pagati.

Io criticato perché faccio il benzinaio o il gommista? È il mio lavoro, non posso farci nulla. Ho chiamato questi giocatori - in conferenza hanno presenziato anche quattro tesserati - perché sono accusati di vendersi le partite. C'è qualcuno che non è stato pagato?

Mi importa poco se vengo massacrato, l'importante è che vengano pagati gli stipendi. Se dovessi arrivare a queste condizioni alla prima domenica di maggio non continuerò. Dopo l'incontro con la sindaca capirò cosa fare. Mi chiedo se conviene continuare a cercare di risolvere un problema non creato da me con questo clima. Se qualcuno al mio posto si aspettasse un emirato arabo si sbagliava."
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