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Mercato ortofrutticolo, aumentano le lamentele dei commercianti

Intervento di Savino Montaruli, presidente Unibat

Le lamentele dei commercianti che operano all'interno del mercato generale ortofrutticolo di Andria ma anche quelle delle centinaia di commercianti ed utenti che al suo interno si recano per l'approvvigionamento delle merci è del tutto condivisibile e sostenibile. Una situazione che viene denunciata da moltissimi anni, esattamente come quelle numerose formulate da anni per il Mercato di via De Anellis e quello di via F. Giugno/via Orsini, portati al degrado ed alla desertificazione. Condizioni di degrado igienico - sanitario e di assoluta mancata presenza delle istituzioni e delle minime formule di salvaguardia hanno portato quei luoghi, un tempo simbolo della città di Andria in tutta Italia, ad una disarmante, deplorevole, crescente e progressiva agonia al punto che se dovessero esserci controlli seri quelle strutture andrebbero immediatamente chiuse.

Si vocifera di alcuni lavori che sarebbero stati effettuati lo scorso agosto ma con scarsi risultati, come denunciato dai commercianti anche in questa battaglia lasciati completamente da soli.Non sappiamo quale sia stato il progetto di riqualificazione e dei lavori da eseguire ed eseguiti ma ci chiediamo: quei lavori sono stati fatti? Come? Con quale finalità raggiunta? Con chi sono stati concertati? Con quale forza di rappresentanza? Noi di tutto ciò non abbiamo mai saputo nulla mentre pare che qualche privilegiato abbia invece seguito anche questa triste vicenda ma ora continua a stare nel suo omertoso silenzio per non "disturbare".

Eppure quel mercato generale, dopo e nonostante quei lavori di cosiddetto adeguamento tenuti "segreti" ha continuato ad allagarsi e questo non è per nulla normale e deve far preoccupare anche chi certi impegni "sindacali" li avrebbe assunti. Pare che quei lavoretti riguardassero proprio gli elementi relativi alle pendenze per il deflusso delle acque piovane al fine di evitare anche il danneggiamento dei prodotti ma tutto ciò a nulla è servito e non facciamo come la strage dei treni dove alla fine la colpa sarà stata della curva. No, in questo caso la colpa non è certo della pioggia, seppur abbondante ma sicuramente non eccezionale. Le motivazioni sono ben altre e semmai le responsabilità sono da attribuirsi alla sporadicità degli interventi, alla loro sommaria esecuzione (rattoppi ormai classici al punto da essere divenuti una specialità del paniere locale) ed alla mancanza, assenza di quella programmazione necessaria per mettere in sicurezza una città fortemente a rischio qual è quella di Andria.

Improvvisazione dilagante in tutti i campi, soprattutto in quelli più delicati che dovrebbero garantire la sicurezza delle persone e delle cose. Oltre alla beffa anche danni seri che non sono solo quelli dovuti allo sgombero momentaneo, forse neanche necessario, per l'esecuzione dei rattoppi ma derivanti proprio dalla verificata inefficienza di quei lavori pubblici. La città ormai vive di speranze: la speranza che non piova, che non nevichi, che non ci siano incidenti ferroviari, che non ci siano furti d'auto e danneggiamenti a turisti e cittadini, che le chiese siano aperte a tutte le ore, che nasca un teatro, un cinema, luoghi di cultura, la speranza di trovare negli angoli dei bilanci comunali altri soldi da sperperare nelle prossime inutili manifestazioni poco popolari, la speranza che gli equilibri vengano tenuti in piedi e che da un giorno all'altro non salti l'intero, fragile stato sociale ed economico oltre che politico.

Andria dunque città della speranza e delle speranze ma anche dei disperati come coloro le cui voci silenti stanno scrivendo la storia buia di questo lunghissimo periodo. Niente urla, niente grida, niente disprezzo e neppure indignazione. No, la storia la stanno proprio scrivendo quei complici, pericolosi silenzi che però non si possono più ascoltare. Intanto, per fortuna, esiste ancora qualche coraggioso commerciante del mercato generale ortofrutticolo di Andria che parla e che non le manda a dire.

Savino Montaruli,
presidente Unibat

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