Bambini per crescere

La scuola non serve a niente

Ritratto di un’Italia di solitudini

La scuola non serve a niente è il titolo provocatorio dell'ultimo libro di Andrea Bajani, edito da Laterza. In poco più di cento pagine, si racconta, attraverso un'analisi lucida e accorata, lo stato della scuola italiana, divenuta ormai lo specchio di un paese di separati in casa: insegnanti da un lato, ragazzi dall'altro. I grandi, amareggiati e sottopagati, hanno sviluppato la tendenza a riempire del loro sapere i ragazzi, considerandoli recipienti passivi e non generando in loro un desiderio autentico di sapere, una passione. I piccoli, cresciuti con l'idea che la scuola serva per trovare un lavoro, che abbia un'utilità pratica, immediata, funzionale, si sono trovati a fare i conti con una realtà completamente diversa e senza nessuna attrattiva. In mezzo la rabbia, la disillusione, la mancanza di comunicazione, la rassegnazione o come dice qualcuno il Rinuncianesimo. Vista così, la scuola, rappresenta uno spreco, lo spreco di una buona occasione: per i professori, donare se stessi; per i ragazzi, cambiare rotta rispetto a quella che la vita, la famiglia e il contesto hanno consegnato loro.

Nel libro sono presenti anche contributi di altri autori e dati statistici sul cambiamento del sistema scolastico italiano, ma ciò che rimane senza dubbio più impresso è la potenza evocativa delle parole dell'autore, una potenza che alimenta profonde riflessioni e grandi speranze. Una potenza che mi sento di condividere, per ricordare a tutti il grande ruolo della scuola nella vita di ciascuno di noi e per consigliarvi la lettura di questo libro.

«Poi si passa il resto della vita a maltrattare le parole, a svilirle, a dimenticarsene il mistero. Dopo averle invitate a ballare, le si trascurerà, si darà loro la schiena e ci si addormenterà senza averle pronunciate. Si useranno ordigni indeboliti, a volte solo per far male, e sempre meno per scegliere, sempre meno per far succedere il mondo. È qui che dovrebbe entrare in gioco la scuola. La scuola custodisce quella potenza: è il luogo in cui la casualità con cui da bambini si toglie la sicura alle parole, viene organizzata, resa consapevole».
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