Bambini per crescere

La mia scuola ha un nome da maschio

Vita di un luogo che ricomincia ogni anno

«Ma se ci insegnano che scuola è un sostantivo femminile, perché la mia si chiama Goffredo Qualcosa? Chissà cosa fa quando noi non ci siamo. Chissà se rimane tutto il tempo ad aspettarci».

Inizia così il divertente libro di Susanna Mattiangeli La mia scuola ha un nome da maschio, illustrato egregiamente da Agustìn Comotto, e pubblicato da Lapis: un allegro omaggio a quel magico mondo fatto di bambini, di corse per le scale, di sedie vicine, di ore belle e brutte, di feste con i tramezzini, di pezzetti di gomma e di disegni appesi ai muri. Un mondo che, nonostante tutto, è abitato da festose ricreazioni e vivaci gite all'aperto, da cose interessanti da imparare e esperienze illuminanti da condividere, da profumi inebrianti e puzze orripilanti, da recite commuoventi e da ritardi perdonabili.

Forse la scuola, quando i bimbi non ci sono, guarda i loro disegni, le foto, le frasi rimaste per terra e le storie lasciate a metà, così non si dimentica mai di nessuno. Le scuole possono essere normali oppure fatte di terra, di pietra, di fango o di marmo. Ci sono scuole morbide e comode o dure che pungono. A volte possono essere un albero e basta, o una strada, o un muretto.

L'io narrante della storia è un bambino e, come tale, possiede un disincanto e una fantasia che rendono il racconto lieve e poetico. Penso che leggere questo libro ai propri alunni o ai propri figli, sia un buon modo per cominciare l'anno scolastico. Un modo per divertire i piccoli e per ricordare ai grandi che forse, a volte, acquisendo un altro punto di vista, si riesce a scorgere il lato più morbido della dura realtà che viviamo. D'altronde, ogni anno, la scuola è lì che ci aspetta, pronta a spalancare i suoi cancelli e a ricominciare da capo, nonostante tutto.
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