Bambini per crescere

Il sapere prêt-à-porter

I limiti delle conoscenze acquisite solo attraverso la rete

Li chiamano "nativi digitali" i nati negli ultimi dieci anni. Sono coloro che considerano la rete, il computer e i supporti elettronici in genere, il principale mezzo di studio, informazione e svago. Per non parlare dei noti touch screen: tutti quei dispositivi che prevedono l'uso delle dita per avviare comandi, aprire pagine, cercare il significato di parole.

Avere tutto a portata di click comporta, senza dubbio, numerosi vantaggi: tutti possono accedere alla cultura, anche chi non ha una biblioteca; è concesso a chiunque di esprimere la propria opinione, di discutere, documentarsi, cercare la propria posizione sul globo terrestre. Sembra che l'uomo abbia prodotto un luogo virtuale perfetto in cui tutti hanno accesso a tutto. Allora perché porsi domande e abbandonarsi alle tentazioni dell'ovvio sentimento nostalgico?

Perché «le due pagine, quella di carta e quella su web, non si equivalgono per molti e ovvi motivi, uno dei quali è particolarmente cruciale. La pagina di carta, invita al silenzio e alla concentrazione, la pagina web (posto che questa espressione abbia un senso) invita alla connessione e alla deconcentrazione».
Così afferma il filosofo Maurizio Ferraris, in un suo recente articolo su La Repubblica.

La differenza sta dunque nella superficializzazione della lettura, dell'apprendimento. Lo scarto lo segna il tempo. Se un ragazzino cerca una parola sul dizionario cartaceo deve impegnarsi a cercarla, predisporsi ad accoglierla, in altre parole deve attendere, nel significato, meraviglioso e desueto, di "dedicarsi a". Se invece la parola viene cercata sul Web immediatamente si avrà un risultato utilizzabile. Ma come tutto ciò che si conquista senza impegno, fatica e onestà, si priva di ogni valore. Così queste conquiste durano un attimo per poi essere dimenticate. Tra l'altro, ogni dispositivo, anche nella sua intrinseca architettura, ha una memoria volatile…

Resta una domanda a cui la nostra società deve dare una risposta: si vuole un mondo che dimentichi se stesso o un uomo che ricordi il mondo? Per far sì che un uomo ricordi il mondo è necessario che interiorizzi, che si concentri, che si soffermi. Il libro ,allora, resta ancora il supporto indispensabile.
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