referendum dibattito ad Andria
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Attualità

Voto del 22 e 23 marzo: la magistratura al centro del referendum sulla giustizia

Ad Andria un dibattito a più voci: avvocati e magistrati sulle ragioni del Sì e del No

Venerdì sera l'auditorium "Mons. Giuseppe Di Donna" di Andria ha ospitato un confronto pubblico molto seguito sul referendum costituzionale sulla giustizia. Non un semplice evento informativo, ma un dibattito serrato sul cuore dell'equilibrio democratico: l'indipendenza della magistratura.
L'incontro, promosso dall'Associazione Avvocati Andriesi con il patrocinio dell'Ordine degli Avvocati di Trani e il sostegno di enti culturali e religiosi del territorio, ha visto una partecipazione numerosa e attenta.
Ad aprire i lavori è stato l'avv. Antonio Guantario, presidente dell'associazione, che ha ringraziato relatori e pubblico. In assenza di Mons. Domenico Basile, è stato riportato il saluto di don Mimmo, con un richiamo a una partecipazione informata e responsabile al voto.

A introdurre il tema è stato il prof. avv. Giuseppe Losappio, docente di Diritto penale all'Uniba, che ha collocato la riforma nel contesto storico e costituzionale: un progetto presente da anni nelle aule parlamentari. Il referendum del 22 e 23 marzo – il quarto confermativo della storia repubblicana – chiede ai cittadini di pronunciarsi su una legge approvata senza la maggioranza dei due terzi. Tre i punti principali della riforma:
  1. Separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente;
  2. Creazione di due Consigli superiori della magistratura con membri togati sorteggiati;
  3. Istituzione dell'Alta Corte disciplinare per giudicare gli illeciti dei magistrati.
Il dibattito è entrato subito nel vivo. Il Procuratore di Foggia, Enrico Infante, schierato per il No, ha evidenziato il rischio che future leggi consentano collegi disciplinari non a prevalenza togata, con possibili condizionamenti politici o economici: «Tutti possiamo trovarci nella posizione del soggetto debole: serve un giudice davvero indipendente dal potente di turno».

A rispondere, per il Sì, l'avv. Massimiliano Mari, presidente della Camera penale di Capitanata, che ha sottolineato come l'attuale sistema concentri nello stesso organo sia la carriera dei magistrati sia il giudizio disciplinare. Separare le due funzioni, anche con l'Alta Corte, rafforzerebbe la terzietà del giudice, fondamentale per la fiducia dei cittadini, come dimostrano esperienze di altri ordinamenti europei.

Sul tema della separazione delle carriere, l'avv. Giangregorio De Pascalis ha collegato la riforma al principio del giusto processo e alla natura accusatoria del processo penale, ricordando che in un sistema in cui pubblico ministero e difesa sono parti contrapposte, il giudice deve essere strutturalmente terzo. Ha citato la vicenda di Giovanni Falcone, ostacolato dai meccanismi correntizi interni al CSM nonostante l'altissima professionalità, per sottolineare come la riforma possa ridurre il peso delle correnti interne.

Di segno opposto, il prof. Ivan Ingravallo, ordinario di diritto internazionale presso l'Università di Bari, per il No, ha sostenuto che la revisione costituzionale non affronta i problemi reali della giustizia e potrebbe rafforzare il potere esecutivo a scapito degli altri poteri dello Stato.

Infine, il dibattito sul sorteggio dei componenti togati dei nuovi CSM ha visto interventi contrastanti. Il Procuratore di Bari, Roberto Rossi, ha invitato alla prudenza, evidenziando rischi di magistrati meno rappresentativi e più deboli: «Nessuno sceglierebbe un chirurgo per sorteggio». L'avv. Gaetano Sassanelli ha replicato che il sorteggio, regolato da criteri rigorosi, nasce per ridurre il correntismo interno al CSM e garantire maggiore terzietà.

L'incontro di Andria ha restituito l'immagine di una democrazia viva, con domande aperte e complessità non semplificate. Come ricordato dai relatori, il referendum non prevede quorum: ogni voto conterà. Uscendo dall'auditorium, la sensazione era chiara: l'obiettivo non era convincere, ma permettere ai cittadini di scegliere consapevolmente.
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