binario ferroviario
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Cronaca

Scontro tra convogli ferroviari in Salento: 5 feriti, 10 contusi

Tragico errore ad 11 mese dalla sciagura della tratta Andria-Corato

A meno di un anno dalla tragedia del 12 luglio avvenuta, lo ricordiamo, sulla tratta ferroviaria che collega le città di Andria e Corato, ecco che la Puglia torna a rivivere quelle drammatiche scene, lamiere accartocciate e convogli fermi su binari, esattamente come accade nelle nostre campagne quella drammatica calda mattina d'estate.

Ieri pomeriggio si è verificata tra San Donato di Lecce e la frazione di Galugnano, nel Salento, una collisione tra due convogli delle Ferrovie del Sud Est, società acquisita da Ferrovie dello Stato. Il bilancio dello scontro è di 10 contusi e 5 feriti, tra cui un macchinista.

Naturalmente la memoria è corsa a quanto accaduto 11 mesi fa sul tratto della Ferrotranviaria quando si dovette piangere la perdita di 23 persone ed il ferimento di altre 50. Una sciagura immane, tremenda di cui si attende ancora il primo riscontro da parte della Magistratura, dopo le assicurazioni giunte da tutte le istituzioni italiane, Capo dello Stato in testa che sarebbe stata fatta giustizia.

Pare che l'incidente di ieri sia stato causato da un errore umano su una linea a binario unico. Uno dei due convogli era fermo al segnale di ingresso della stazione di Galugnano, mentre l'altro - spiegano da FSE - è partito in direzione Lecce non rispettando il segnale rosso.

Mentre alcuni partiti gridano all'ennesimo scandalo per quanto accaduto - come se la storia recente non abbia insegnato ancora niente - con i consigleiri regionali del M5S che hanno chiesto le dimissioni dell'assessore Giannini, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha tenuto a sottolineare:

"Lo scandalo delle Ferrovie Sud-Est i cui sviluppi giudiziari mi auguro possano accertare le responsabilità dei tanti che hanno spolpato una società della quale è stato azionista unico per decenni il Governo della Repubblica italiana, ha oggi contribuito oggettivamente alla mancata realizzazione, anche su quel tratto ferroviario, di sistemi di sicurezza per i quali la Regione Puglia aveva già messo a disposizione delle Ferrovie Sud-Est il denaro necessario.
Su questa questione chiedo che la Procura della Repubblica di Lecce indaghi sino in fondo perché non possiamo accettare che il Salento in particolare e la Puglia in generale rimangano strette in una morsa nella quale le difficoltà della mobilità incidono non solo sullo sviluppo del territorio ma anche sulla sicurezza dei cittadini.
Solo un miracolo oggi non ci consegna un bilancio grave e inaccettabile come quello del 12 luglio dell'anno scorso.
Anche in quel caso la Regione Puglia aveva totalmente finanziato lavori di messa in sicurezza che avrebbero potuto evitare un bilancio così grave. È assurdo che le Regioni italiane non abbiano alcun potere di vigilare ed eventualmente bloccare quelle linee ferroviarie che non risultino assolutamente sicure.

Dalla Regione si affrettano a far sapere che con la "programmazione 2007-13 dei Fesr la Regione Puglia stanziò 83 milioni per la sicurezza ferroviaria, in particolare per il montaggio degli SCMT (Sistema controllo marcia treno, ndr) a bordo treno e a terra. Ma tale somma fu poi spesa solo in minima parte dalle varie società che gestiscono il trasporto su rotaia nella nostra regione.

Intanto dalla Società Ferrotranviaria comunicano che è stato firmato in questi giorni il contratto tra Ferrotramviaria e Cemes di Pisa per l'avvio dei lavori di raddoppio del tratto ferroviario tra Corato ed Andria. Lavori che si dovranno concludere in un anno e mezzo circa, anche se manca ancora l'aggiudicazione per i lavori di interramento del tratto ferroviario che attraverserà l'abitato di Andria, la realizzazione della stazione di Andria nord e l'interconnessione con RFI nella stazione di Barletta.

Come è facile comprendere, bisognerà attendere chissà quanto tempo ancora per vedere realizzata un'opera generale per la quale la morte ed il ferimento di tante persone non dovrà risultare un sacrificio vano.
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