rudere di piazza Municipio
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Attualità

Piazza Municipio ostaggio dei ponteggi: l’appello per sbloccare l’infinito contenzioso e restituire decoro al centro di Andria

Una ferita aperta all'ombra del Palazzo di Città, nella piazza più istituzionale della comunità locale

Chiunque si trovi a passeggiare nel cuore pulsante di Andria, all'ombra del Palazzo di Città, in piazza Umberto I, meglio nota come piazza Municipio, non può fare a meno di imbattersi in una ferita aperta nel tessuto urbano che dura ormai da quasi un lustro. Un intero fabbricato ad angolo, puntellato da una imponente e fitta intelaiatura di travi in legno, occupa stabilmente una porzione nevralgica della piazza, delimitato dalle immancabili reti arancioni da cantiere.

Una situazione di stallo che affonda le sue radici in un complesso contenzioso legale intrapreso circa quattro o cinque anni fa tra i proprietari dell'immobile e l'Ente Acquedotto Pugliese (AQP). Al centro della disputa vi sarebbero i danni e le problematiche di staticità che hanno interessato l'edificio, spingendo a suo tempo l'Amministrazione Comunale a intervenire con fermezza per la tutela della pubblica incolumità.

A seguito dell'ordinanza sindacale di messa in sicurezza, i privati cittadini interessati hanno risposto prontamente e con estremo rigore. I lavori di puntellamento e consolidamento provvisorio sono stati eseguiti in maniera precisa, tempestiva e perfettamente conforme alle normative vigenti, scongiurando qualsiasi rischio di crollo. Tuttavia, quella che doveva essere una soluzione transitoria in attesa del giudizio o di un accordo stragiudiziale, si è trasformata negli anni in una presenza permanente e cronica.

L'aspetto più preoccupante dell'intera vicenda non è più soltanto l'impatto visivo — decisamente penalizzante per l'immagine, l'attrattività e il decoro della città — ma il degrado igienico-sanitario che ne sta conseguendo. L'area sottostante i ponteggi, racchiusa dalla recinzione di sicurezza, è divenuta nel tempo un vero e proprio ricettacolo di rifiuti. Complice l'inciviltà di alcuni e la difficoltà oggettiva di provvedere a una pulizia profonda e regolare di uno spazio interdetto, accumuli di spazzatura, bottiglie e detriti si stratificano quotidianamente sotto gli occhi di residenti e visitatori.

È evidente che la comunità andriese non può continuare a pagare il prezzo di un'attesa infinita tra le maglie della burocrazia. Si rende pertanto necessario un sollecito formale e accorato a tutti gli attori coinvolti: i proprietari, i vertici dell'Ente Acquedotto Pugliese e, non da ultima, l'Amministrazione Comunale o chiunque ne abbia la diretta autorità istituzionale e di controllo.

L'auspicio è che si possa giungere rapidamente a una definizione delle procedure legali e amministrative, sbloccando i passaggi necessari all'avvio dei lavori definitivi di ristrutturazione o alla rimozione delle strutture provvisorie. Restituire decoro, pulizia e piena vivibilità alla piazza principale (dal punto di vista istituzionale) di Andria deve tornare a essere una priorità assoluta, ponendo fine a uno spettacolo visivo non più tollerabile per il centro storico.

Qualcuno teme che questa vicenda possa replicare quanto già accaduto in città, ovvero quanto vissuto fino a pochi mesi addietro in via Quinto Ennio, angolo via Trani. Un rudere che è rimasto in piedi, con tutti i problemi connessi, igienico sanitari, viabilità e decoro, per circa mezzo secolo.
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